L’AQUILA – Moderati in fibrillazione a livello nazionale, con ripercussioni che si avvertiranno chiaramente anche in ambito locale.
Il segretario nazionale del Pdl, Angelino Alfano, ha annunciato una “rivoluzione” nell’assetto del partito, “una novità come non si era mai vista dai tempi della discesa in campo di Silvio Berlusconi“, lasciando intendere grossi sconvolgimenti ma senza entrare nei dettagli, rimandati a dopo le amministrative.
Dal canto suo, l’Udc ha deciso l’azzeramento dei vertici e si avvia a vele spiegate verso la nascita del Partito della nazione, che punta al superamento del bipolarismo all’italiana e alla marginalizzazione delle “ali estreme” dell’arco costituzionale.
La tornata elettorale del 6 e 7 maggio, quindi, segnerà uno spartiacque nel panorama politico e, naturalmente, anche in Abruzzo si segue con molta attenzione quello che sta accadendo a Roma.
Tanto che due forzisti della prima ora come i senatori Andrea Pastore e Paolo Tancredi hanno sottoscritto, in compagnia di altri 25 colleghi, il documento programmatico degli ex ministri Giuseppe Pisanu e Lamberto Dini che mira alla formazione della “cosa liberlademocratica” che dovrebbe sostituire l’attuale Pdl.
All’Aquila un tentativo di precorrere i tempi è già in atto, seppur a livello embrionale.
Da un lato il Pdl ha seguito la linea tracciata da Alfano, e ripresa in primis dal coordinatore regionale, il senatore Filippo Piccone, di aprirsi anche a esperienze tecniche provenienti dal mondo civico che si è concretizzata con l’indicazione della candidatura a sindaco dell’urbanista e professore universitario Pierluigi Properzi.
Dall’altro, invece, è nato quello che il leader Udc dimissionario Lorenzo Cesa ha definito “laboratorio” il progetto di Giorgio De Matteis e del suo movimento “L’Aquila città aperta” che ha messo insieme ex dc di varia provenienza (Udc, Mpa e Udeur), scontenti del Pdl, Verdi, Destra e civiche.
Per questo le amministrative del capoluogo rappresentano un test di valore nazionale, reso ancora più forte dalla sfida della ricostruzione che, per molti, dimostrerà il grado di tenuta del “sistema Italia” di fronte a una delle principali emergenze del Paese, come sottolineato dall’inviato speciale all’Aquila del governo Monti, il ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca.
Lo scossone di Alfano, voluto e sollecitato dallo stesso Berlusconi, potrebbe avere degli effetti benefici per il Pdl aquilano, alle prese con le difficoltà di una campagna elettorale tutta in salita: dopo aver tentato inutilmente di tirare dalla propria parte alcuni potenziali alleati come Udc e Fli, e aver scontato con varie defezioni il mancato svolgimento delle primarie, si è ritrovato di fatto a sostenere Properzi con il solo appoggio della lista civica Domani L’Aquila.
De Matteis, al contrario, parla apertamente da settimane della sua coalizione come di un’innovazione assoluta nata oltre gli schieramenti classici che potrebbe fare scuola. Il tentativo è quello di tirare dalla sua parte, in questi ultimi giorni prima della chiamata alle urne, gli indecisi di centrodestra che stanno fiutando l’aria in attesa di una ricollocazione futura che dia maggiori garanzie di tenuta.
La prova del nove se questi due mondi saranno in grado di dialogare, all’Aquila ma anche ai piani alti, verrà dall’eventuale ballottaggio, previsto per il 20 e 21 maggio.
Se venisse confermato il sondaggio Swg commissionato dal Pd, infatti, al secondo turno ci sarà il confronto tra il sindaco uscente, Massimo Cialente, e De Matteis, con uno scarto tra i due di 17 punti percentuali.
Per recuperare terreno Gdm sarà costretto a parlare all’elettorato di Properzi e dovrà cercare di mitigare il pessimo rapporto che ha con la dirigenza locale del Pdl. Questi ultimi, dal canto loro, dovranno dichiarare se sono più disposti a ingoiare il rospo e provare a sbarrare la strada a un centrosinistra-bis o se daranno il “rompete le righe” in attesa delle evoluzioni nazionali.
I fatti diranno se all’Aquila i tempi sono maturi per la creazione della casa comune dei moderati, anticipando così i ritmi dettati dalla politica nazionale.
Oppure saranno i diktat romani a imporre alle due fazioni, che oggi non si parlano e si guardano in cagnesco, a trovare una sintesi in vista del nuovo corso che caratterizzerà la legislatura parlamentare 2013-2018. (pi.bi.)






