L’AQUILA – – “Nessun taglio del nastro, nessuna inaugurazione ufficiale e un silenzio che copre il fallimento della medicina di prossimità nel capoluogo”.

Il coordinamento territoriale L’Aquila della Uil Fp denuncia come la Casa di comunità hub del capoluogo, finanziata con fondi Pnrr e collocata nel perimetro dell’ospedale San Salvatore per alleggerire l’afflusso al pronto soccorso, sia oggi in realtà un grande contenitore semivuoto: servizi minimi, assistenza discontinua, orientamento assente.

“Un esito – afferma il coordinatore territoriale Uil Fp L’Aquila Claudio Incorvati – in rotta di collisione con il modello di presa in carico territoriale previsto dalla normativa nazionale sulle Case della comunità. L’hub aquilano è stato privato delle funzioni multidisciplinari essenziali. All’interno operano stabilmente solo l’ambulatorio di Dermatologia e Dermochirurgia, che garantisce visite, mappature dei nei, follow up oncologici, interventi e medicazioni; l’ambulatorio di Angiologia e Chirurgia flebologica mininvasiva, che garantisce presa in carico di patologie vascolari”.

“Due eccellenze straordinarie – incalza il sindacalista – ma due sole specialità non fanno una Casa di comunità. Mancano Cardiologia, Pneumologia, Diabetologia e gli snodi per la gestione integrata dei pazienti cronici e anziani». Incorvati  sottolinea, inoltre,  «l’uso improprio delle risorse umane: gli infermieri dedicati all’Hub sarebbero di frequente dirottati per coprire carenze altrove o assorbiti da adempimenti burocratici, con inevitabili ripercussioni sulla continuità assistenziale. Così si toglie stabilità ai percorsi di cura e si caricano i pochi medici presenti di incombenze amministrative”.

A “peggiorare il quadro”, la mancanza di una cartellonistica istituzionale e coordinata.

“Chi arriva alla Casa di comunità non trova mappe né indicazioni chiare: l’orientamento sarebbe affidato a fogli A4 improvvisati, appesi con nastro adesivo e spesso dispersi dal vento. Un disservizio che disorienta i malati e sottrae tempo al personale, costretto a riposizionare i cartelli», denuncia Incorvati che chiede una rimodulazione delle ore di specialistica ambulatoriale, attivando contestualmente le branche carenti (Cardiologia, Pneumologia, Diabetologia e gestione della cronicità) e definendo  un modello organizzativo chiaro e condiviso. E’ necessario, inoltre,  inserire una segnaletica esterna adeguata, con percorsi di accesso trasparenti per l’utenza fragile». «Siamo davanti all’ennesima programmazione centrata sui muri più che sulle persone», attacca Incorvati, che parla di «annuncismo» e di fondi Pnrr usati come «paravento edilizio”.

“La mancata inaugurazione è la prova che si consegna alla città una scatola vuota – prosegue – Non bastano le mura senza l’anima. I principi e le funzioni della Casa di comunità costituiscono il presupposto di una sanità efficiente e ben governata; purtroppo, all’ Aquila emergono deficit di organizzazione e di sana gestione, probabilmente riconducibili a inadeguate competenze organizzative e di coordinamento. Alla direzione generale della Asl1 chiediamo pertanto di rompere il silenzio e fornire una risposta ufficiale, con un cronoprogramma vincolante per l’attivazione completa dei servizi, l’allocazione stabile del personale e la piena operatività dell’hub – conclude – Al presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, e all’assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì chiediamo inoltre di recarsi a L’Aquila per verificare di persona la situazione, vigilare sull’attuazione della riforma territoriale e garantire che la Casa di comunità diventi, in tempi certi, un presidio reale per cittadini e operatori. Senza un intervento immediato, avverte il sindacato, l’hub dell’Aquila rischia di restare una “cattedrale nel deserto”, costosa e inutile per la comunità, nonostante le risorse europee investite. Continueremo a monitorare la situazione e a promuovere ogni iniziativa utile a tutela della qualità dell’assistenza sanitaria e del buon uso delle risorse pubbliche”.