L’AQUILA – ”I successi legati alla cura della sclerosi multipla del professor Paolo Zamboni sono solo miglioramenti casuali, non di certo legati a una possibilità terapeutica’’. 

Così sugli studi diffusi al grande pubblico dalla trasmissione tv Le Iene commenta ad AbruzzoWeb il professor Massimo Gallucci, ordinario di Neuroradiologia dell’Università dell’Aquila e direttore della stessa unità operativa complessa presso l’ospedale San Salvatore del capoluogo abruzzese, esponendo i risultati del 27°congresso nazionale di Neuroradiologia. 
 
Tra i temi discussi al convegno, che si è svolto all’Aquila dal 19 al 21 settembre alla Scuola istruttori e sovrintendenti della Guardia di finanza, anche quello delle nuove tecnologie e tecniche di indagine per lo studio della sclerosi multipla con particolare riferimento alla cura del dottor Zamboni.
 
Il suo studio nel 2008 aveva stabilito una correlazione tra l’insufficienza venosa cronica cerebrospinale  e la sclerosi multipla, guaribile tramite l’intervento su alcune vene del collo ostruite che, una volta liberate, permetterebbero un normale afflusso di sangue al cervello e, quindi, una riduzione della malattia.
 
La cura di Zamboni è finita sotto i riflettori dei mass media dopo le dichiarazioni della vedova del tenore Luciano Pavarotti, Nicoletta Mantovani, affetta da sclerosi multipla dall’età di 18 anni e migliorata nelle condizioni di salute, dopo la terapia di drenaggio venoso che avrebbe favorito una regressione della malattia.
 
‘’Studi multicentrici già pubblicati e anche lo studio Cosmo sembrano andare contro questa teoria che prevede un’angioplastica e una ricanalizzazione delle vene, della quale si è parlato tanto in televisione e sui giornali, soprattutto dopo l’inchiesta delle Iene”, spiega Gallucci che ha presieduto i tre giorni di convegno.
 
Tra i risultati del congresso anche la creazione di linee guida che favoriscano una standardizzazione di tutti i centri italiani negli esami di risonanza magnetica, con documentazioni riproducibili in tutti gli ospedali nazionali.
 
‘’Se un paziente fa esami in più città è fondamentale che abbia referti che siano confrontabili e non da ripetere nuovamente, per questo è necessario che le procedure siano uguali e che gli ospedali parlino tutti la stessa lingua’’, sottolinea Gallucci che, alla fine dei tre giorni di convegno, descrive un bilancio positivo.
 
‘’C’è stata una grande partecipazione, con oltre 500 medici iatliani e stranieri. È andato molto bene, anche oltre le mie aspettative – conclude – Abbiamo avuto il supporto anche delle istituzioni e la presenza del sindaco Massimo Cialente, della senatrice Stefania Pezzopane e del comandante provinciale della Finanza Giovanni Domenico Castrignanò’’.