PESCARA – Il valore più significativo è quello “dell’indice di rinuncia alle cure, che nel 2025 è sceso all’8.5 per cento, a fronte di una media nazionale del 9.6 per cento e al dato dello scorso anno che era pari al 12.6 per cento”.
Così, in una nota, l’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì, commentando i dati che emergono dal Rapporto Bes 2026 dell’Istat, che fotografa la realtà nazionale sotto diversi aspetti: lo studio è suddiviso in 12 focus, il primo dei quali riguarda proprio la salute.
“La nota metodologica allo studio specifica che ‘la rinuncia alle cure può essere riferita anche a prestazioni non urgenti, come ad esempio controlli periodici e visite o accertamenti per prevenzione, per attività sportive’ – spiega Verì – Questo dato è quello che più ci conforta, anche se va puntualizzato che la rinuncia alle cure prende in considerazione non solo i tempi di attesa, che in Abruzzo si sono notevolmente ridotti nell’ultimo anno, ma anche la facilità di accesso ai punti di erogazione dei servizi sanitari”.
“In quest’ottica – aggiunge – si inquadra la battaglia che il presidente Marco Marsilio sta portando avanti in Conferenza delle Regioni per un riparto del fondo sanitario nazionale che tenga conto anche della distribuzione della popolazione sui territori, perché garantire la sanità di prossimità in aree a bassa densità abitativa ha costi enormemente superiori a quelli sostenuti nelle aree metropolitane”.
Tra le altre cose, dallo studio è emerso che “un abruzzese ha la speranza di vivere in buona salute oltre un anno e mezzo in più rispetto alla media nazionale: 60.6 anni, a fronte dei 59.1 del resto del Paese. In Abruzzo la speranza di vita alla nascita è di 83.7 anni, in perfetta media italiana”.
“Sulla speranza di vita alla nascita – continua Verì -, la nostra Regione si classifica a pari merito con Valle d’Aosta e Liguria, precedendo Lazio e Piemonte. Sugli anni in buona salute, invece, si posiziona al settimo posto in Italia, alle spalle di Liguria (60.8) e davanti alle Marche (60.4).
L’Abruzzo va meglio della media nazionale per la salute mentale, per la mortalità infantile, per la mortalità per incidenti stradali tra 15 e 34 anni, per la speranza di vita senza limitazioni a 65 anni, per il consumo di alcool. È in linea con la media italiana per l’abitudine al fumo e per la mortalità per tumore tra i 20 e i 64 anni, mentre registra performance al di sotto della media per l’eccesso di peso (decimo posto in Italia), la sedentarietà (nono posto) e le corrette abitudini alimentari (undicesimo posto)”.
“Sul fronte dei servizi (che il Rapporto Bes analizza nella dodicesima scheda), l’Abruzzo è oltre la media nazionale per il numero di medici ogni 1000 abitanti (5.1 a fronte di 4.9) e per il numero di anziani trattati in assistenza domiciliare integrata (6.9 contro una media italiana di 4.6). Siamo in media nazionale i posti letto per specialità ad elevata assistenza (2.9) e per il numero di infermieri e ostetriche ogni 1000 abitanti (7.2). Restano criticità nel numero dei posti letto nelle strutture socio-assistenziali e sociosanitarie: sono 48.1 ogni 10mila abitanti, a fronte di una media nazionale di 74.1, ma in linea con il valore di Lazio e Puglia”.
“Questo governo regionale ha potenziato la rete dell’offerta sanitaria, senza tagliare i piccoli ospedali e superando, a proprie spese, il numero delle strutture territoriali che la normativa nazionale permetteva di attivare. Tutto questo, però, ha un costo elevato che si riflette sull’equilibrio economico-finanziario dei conti. Una sfida che finora abbiamo sempre combattuto e risolto da soli, ma alla quale oggi si aggiungono tante altre Regioni che hanno scelto di seguire l’Abruzzo in questa battaglia per l’equità”, conclude Verì.





