SULMONA – Sarà ballottaggio a Sulmona (L’Aquila), chiamata anzitempo alle urne per la caduta dell’amministrazione guidata dal sindaco del Pd Peppino Ranalli.
Il 19 giugno si contendono la fascia tricolore Annamaria Casini e Bruno Di Masci, entrambi alla guida di ampi schieramenti civici che hanno incluso sia centrodestra che centrosinistra. Non c’è stata partita per Forza Italia, che correva in solitaria con Elisabetta Bianchi, superata addirittura dal movimento Sulmona bene in Comune (Sbic) che riproponeva Alessandro Lucci. Seguono a ruota Alberto Di Giandomenico di Sovranità e Domenico Capaldo di Sinistra, ecologia e libertà.
Un risultato diverso dalle aspettative per tutti e due i principali contendenti.
“È un risultato in effetti strabiliante, anche se ci aspettavamo di stare avanti – dice la Casini ad AbruzzoWeb – addirittura in un momento abbiamo creduto in una vittoria al primo turno, tanto era ampia la forbice tra le due coalizioni”.
Confida in una rimonta al secondo turno l’ex sindaco: “Si è fatto solo il primo tempo, faremo il secondo in cui le liste non ci sono ma contano solo i candidati sindaco”, dice Di Masci, che ammette di essere rimasto sorpreso dal divario.
Di risultato “dovuto ad un grandissimo lavoro di squadra” parla la Casini. “Sei liste con 96 candidati tutti motivatissimi, tutti hanno supportato la squadra e Sulmona ha capito che siamo noi il futuro di questa città e ci ha premiato”.
“Una squadra che sarà con me in questi ultimi 15 giorni perché sono una donna di squadra, riporteremo Sulmona agli antichi splendori”, aggiunge.
Prematuro, per entrambi, parlare di apparentamenti.
“Stiamo pensando a vincere, sarò il sindaco e collaborerò con tutti dialogando con tutte le forze, la coesione e la collaborazione sono essenziali perché abbiamo già patito per troppo tempo le divisioni a causa delle quali questo territorio è rimasto indietro”, spiega la Casini, che dice di “non avere in animo” di fare stringere alleanze per il ballottaggio.
“Avevo dato più forza a determinate liste che non hanno preso i voti secondo le nostre aspettative, quindi si è abbassata la percentuale di tutta la coalizione”, spiega Di Masci.
L’ex consigliere regionale della Margherita, tra i registi della crisi che ha portato alla caduta di Ranalli per la quale sono state determinanti le dimissioni da consigliere comunale del figlio Alessio e del capogruppo Pd Fabio Ranalli, annuncia una riunione con i capilista per decidere eventuali apparentamenti.
“Non so se ne faremo, ho i miei dubbi – dice – ma è una decisione che non posso prendere da solo, ci riuniremo e tratteremo anche questo argomento, tutti quelli che stanno fuori stanno tutti contro la signora Casini, e sono tanti, credo possano convergere sulla mia persona”.
Nessuna recriminazione, infine, rispetto ai rapporti con il Pd. “Abbiamo fatto una riunione di tutti gli iscritti e le decisioni sono state prese all’unanimità”, conclude ricordando la genesi della sua candidatura.






