L’AQUILA – A fine settembre, rispetto a metà giugno, quando la pandemia era nella fase declinante, dopo i terribili mesi precedenti, i contagi in Abruzzo sono tornati ad aumentare, da 3.280 a 4.266, pari ad un incremento del 30%, rispetto ad una media italiana del 28%, tenuto conto però che sono anche quasi raddoppiati test e tamponi.

La letalità del coronavirus,  questa però la buona notizia,  è considerevolmente diminuita anche in Abruzzo, passando da 13,9 decessi ogni cento contagiati a 11,2.

I dati sono estrapolati dalla ricerca dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, coordinato dal professor Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio e Ordinario di Igiene generale e applicata all’Università
Cattolica, campus di Roma e dal dottor Alessandro Solipaca, direttore scientifico dell’Osservatorio.

Studio che conferma che  la sindrome da Covid-19 fa molte meno vittime,  passata in Italia dal 14,5% dei contagiati della prima ondata, fino al 16 giugno, all’11,5% attuale, con dati aggiornati al  24 settembre.

Ma si attesta anche una curva dei contagi che sta risalendo: dal 16 giugno al 24 settembre i casi totali sono aumentati a 304.323 (circa il 28% in più), ma a fronte di molti più test effettuati, con un incremento del 126%.

A destare invece preoccupazione è il fatto che il Sud non è più l’isola relativamente immune dal contagio rispetto al Nord: Sardegna, Campania, Lazio e Sicilia sono le regioni che stanno sperimentando un andamento preoccupante  come dimostrano gli incrementi del numero dei positivi dal 16 giugno al 24 settembre, più elevati rispetto al resto delle Regioni italiane: in Sardegna del +154,2% (positivi passati da 1.365 a 3.471 nel periodo considerato), in Campania del +140,7% (positivi passati da 4.613 a 11.102 ), nel Lazio del  +90,8% (da 7.967 a 15.205) e i Sicilia del +83,8% (da 3.460 a 6.359) .

Al contrario, Lombardia e Piemonte, le due Regioni che nella prima fase della pandemia sono state
colpite più violentemente dai contagi, nella seconda fase presentano un incremento mediamente più limitato dei nuovi contagi, rispettivamente del 14,6% e 11,5%.

“I dati ci dicono che nella prima fase- spiega Solipaca – sono state molto numerose le persone
positive al Covid-19 non intercettate dal sistema di sorveglianza. Ciò ha favorito la circolazione di molte persone in grado di trasmettere il virus al resto della popolazione. Secondo i dati pubblicati agli inizi di agosto dell’indagine campionaria, svolta dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) in collaborazione con il Ministero della Salute e la Croce Rossa, che ha stimato, attraverso test sierologici, il numero di contagiati al 27 luglio, circa 1 milione e mezzo di persone, pari al 2,5% della popolazione, hanno sviluppato gli anticorpi per il SARS-CoV-2. Tale prevalenza è
superiore di circa 6 volte rispetto ai casi notificati, confermando che la prevalenza dei contagiati fosse sottostimata. Come anticipato, il dato che sorprende è che solo il 27,3% dei positivi era asintomatico, mentre ben il 66% dei positivi ha dichiarato di aver avuto i sintomi riconducibili al virus. In particolare, il numero stimato di persone con anticorpi SARS-CoV-2 e sintomi era pari a 981.000, mentre alla data del 27 luglio i contagiati totali registrati erano 246.000, cioè oltre 700.000 in meno”.

“Questa evidenza suggerisce l’importanza di presidiare con attenzione i luoghi dove è più facile la diffusione del contagio e l’urgenza di predisporre dispositivi, di comprovata efficacia, per l’effettuazione di test veloci alla popolazione”, sottolinea Solipaca.

“L’esperienza fatta – spiega a sua volta Ricciardi – suggerisce la necessità di mettere in piedi un sistema di sorveglianza sanitaria in grado di intercettare e quindi attivare precocemente gli interventi più idonei per arginare crisi sanitarie come quella che stiamo vivendo. È necessario raccogliere il maggior numero di informazioni su eventi che possono segnalare un problema sanitario emergente e metterle a sistema con tutto il patrimonio informativo già disponibile. Per far questo si dovrà procedere speditamente con la digitalizzazione delle informazioni, un processo quanto mai auspicabile non solo per il settore della sanità ma per tutto il Paese”.

Tornando alle tabelle contenute nello studio: in Abruzzo la percentuale delle persone contagiate restano intorno allo 0,3 ogni cento abitanti, al di sotto della media nazionale che è ora del 0,5 ogni cento abitanti.

Il picco si concentra ora  nella provincia autonoma di Trento  1,1 contagiato ogni 100 abitanti, Lombardia e Val d’Aosta, 1 ogni 100, Liguria ed Emilia Romagna, 0,8.

Nel frattempo però sono aumentati in Abruzzo i tamponi effettuati, 7,1 ogni 100 abitanti a metà giugno, 14,6 a fine settembre. Una media inferiore a quella nazionale che è di 17,9 tamponi ogni 100 abitanti, rispetto al 7,8 di giugno.

Qui ad eccellere è la Provincia autonoma di Trento, dove addirittura i tamponi coprono il 40% della popolazione, seguito dal Veneto, 37,4%, e Friuli Venezia Giulia, 32,3%

Chi fa meno tamponi in assoluto è la Sicilia, appena 9,1 su cento abitanti,  Campania  e Puglia, 9,7 ogni cento. Proprio le regioni che ora rischiano l’acuirsi della pandemia.

C’è però un dato che invita all’ottimismo: il virus è meno letale, come dimostra il tasso di mortalità drasticamente sceso.

A livello nazionale si è passati da un drammatico di un 14,5 decessi ogni cento contagiati, agli attuali 11,8.

In Abruzzo da 13,9 a 11,2 decessi ogni cento contagiati. Che corrisponde ad un tasso di mortalità ogni 10 mila abitanti del 3,7, inferiore al dato italiano che è di 5,7 ogni 10 mila abitanti.

C’è infine un dato su cui riflettere: la letalità seppur minore rispetto a metà giugno, resta alta in Lombardia, 16,1 ogni cento contagiati, in Emilia Romagna, 12,9, nelle Marche 12,7,  in  Piemonte 12 ogni cento contagiati.