CHIETI – “Ho chiesto un incontro con il sottosegretario Mario Mazzocca per capire perché è stato approvato un ordine del giorno anche a sua firma che rischia di congelare anche per il 2016 l’aumento dei canoni idroelettrici, facendo perdere all’Abruzzo altri 30 milioni di euro”.
Rompe il silenzio l’ex consigliere regionale di Sinistra ecologia e libertà Franco Caramanico, che si dice profondamente amareggiato per quanto accaduto alla legge da lui fatta approvare dai banchi dell’opposizione nel 2012 che cambiando le modalità di calcolo della potenza prodotta in Abruzzo dalle centrali idroelettriche, avrebbe reso possibile di aumentare e di molto i canoni facendo passare da 9 a 40 a carico dei grandi impianti. Adeguando il calcolo del canone alla potenza dichiarata dalle stesse società al Gestore servizi energetici, per ottenere gli incentivi.
La legge tra modifiche e ricorsi è rimasta ferma tre anni, poi è stata riproposta e approvata nella legge di stabilità il 28 dicembre scorso, con emendamento di Mazzocca, anche sui come Caramanico del Sel . Ma subito dopo è arrivato un odg a firma dello stesso Mazzocca, dei consiglieri del Partito democratico Camillo D’Alessandro e di Forza Italia Mauro Febbo in cui è scritto che occorre procedere “ad un puntuale monitoraggio al fine di precisare la distinzione di attività tra grandi produzioni ed altre, che potrebbero determinare una differenziazione del costo unitario”.
Un gesto molto grave, protesta ora Caramanico, “perché l’effetto della necessità di questo monitoraggio, annunciato in puro politichese e che in sostanza si rimette tutto in discussione, sarà che la legge che era stata finalmente approvata non avrà l’effetto nel 2016 e io temo anche oltre, e non consentirà di far incassare quei benedetti 30 milioni di euro in più”.
E incalza Caramanico, “che questo odg lo abbia firmato Febbo non mi stupisce, lui è stato sempre ferocemente contrario all’aumento dei canoni, già dai tempi in cui era assessore regionale, ma che la firma ce l’abbia messa anche Mazzocca e il coordinatore della maggioranza di centrosinistra in Consiglio regionale Camillo D’Alessandro fa riflettere non poco”.
Del resto non è la prima volta che Caramanico si stupisce e si indigna contro l’operato del governo amico. Avanzando il sospetto tremendo che anche il centrosinistra al governo della regione, ribaltando le posizioni assunte quando era all’opposizione, “sia a dir poco sensibile” alle sirene di Confindustria e del potente settore del comparto energetico, che vede con il fumo negli occhi l’aumento dei canoni, con l’argomentazione che in questo modo si inibirebbero gli investimenti grazie ai quali invece si potrebbero produrre altri 158 milioni di chilowatt/ora, come del resto imposto dagli obiettivo nazionale del Burden Sharing, che prevede entro il 2020 di produrre il 20 per cento l’energia rinnovabile.
Come già raccontato da questa testata, la legge Caramanico è stata subito impugnata nel 2012 dal governo di Mario Monti, e cautelativamente non applicata dalla Regione per due anni in attesa della sentenza, rinunciando così ad un incasso di 60 milioni di euro.
Poi però la Corte costituzionale nell’aprile 2014 ha dato pienamante ragione alla Regione giudicando il ricorso del governo “inammissibile e privo di fondamento”.
“In estate – commenta Caramanico avevamo già una legge che poteva essere subito applicata, e invece incredibilmente la maggioranza ha deciso per motivi che mi risultano ancora misteriosi di modificare la legge, con aggiunte a dir poco cervellotiche. E lo ha fatto di notte, nella seduta de consiglio regionale del 3 novembre senza che nessuno sapesse nulla, con l’unico risultato che si è data a possibilità al governo di Matteo Renzi di impugnarla nuovamente”.
A quel punto la legge è stata nuovamente rimaneggiata, togliendo le modifiche “cervellotiche”, approvata nella Legge di stabilità. A cui come detto ha fato seguito però l’odg.
“Avevamo pronta una legge inattaccabile che aveva passato il vaglio della corte costituzionale, bastava solo applicarla. Da Mazzocca voglio ancora capire il perché è accaduto altro”.






