L’AQUILA – Sulla resa dei conti in atto in Forza Italia Abruzzo, una battaglia che si consuma in vista del congresso che si dovrebbe celebrare il 13 giugno prossimo, interviene il 50enne imprenditore pescarese Antonio Martino, deputato forzista dal 2018 al 2022, già responsabile organizzativo del partito in regione.
Una presa di posizione che arriva dopo giorni di scontri e liti, una delle quali ha visto protagonisti due dei rappresentanti delle fazioni contrapposte, ovvero l’assessore regionale alla Cultura e al Sociale, nonché presidente del Consiglio comunale dell’Aquila Roberto Santangelo, e il sindaco di Pescara Carlo Masci.
Il primo, insieme al presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, che sfida a muso duro il padre padrone azzurro Nazario Pagano – 67enne deputato e presidente della commissione Affari costituzionali, segretario in sella dal 2013, il secondo a sostegno della tesi “squadra che vince non si cambia”.
Ed è proprio sull’animata discussione avvenuta tra i due nel summit di ieri – riportata da AbruzzoWeb (Qui il link) – che interviene Martino a difesa di Masci.
Di seguito la lunga nota che riportiamo intengralmente.
*di Antonio Martino
LA POLITICA NON È UN UFFICIO DI COLLOCAMENTO
In queste settimane stiamo assistendo all’ennesimo dibattito interno alla politica abruzzese fatto di liste, candidature, equilibri, veti e conti personali.
Eppure la domanda che dovremmo porci è molto più semplice: la politica serve ancora i cittadini oppure serve a conservare posizioni di potere?
Lo dico senza polemica personale e senza rancore. Lo dico perché credo che Forza Italia, l’Abruzzo e il centrodestra meritino una riflessione seria.
Troppo spesso si ha la sensazione che la politica abbia smarrito la propria missione originaria. Invece di occuparsi di imprese, lavoro, giovani, infrastrutture e sviluppo, sembra concentrarsi sulla gestione delle relazioni e sulla distribuzione dell’influenza.
La politica non può diventare un ufficio di collocamento.
Non può essere percepita come il luogo in cui contano più le relazioni che il merito, più le appartenenze che i risultati, più le conoscenze che il consenso.
Per questo guardo con preoccupazione ad alcune dinamiche che da anni caratterizzano una parte della politica regionale e che oggi trovano la loro massima espressione nella figura dell’assessore Roberto Santangelo e nel sistema di relazioni che gli ruota attorno.
Ancora più sorprendente è assistere a una sorta di trasformismo permanente che sembra adattarsi alle convenienze del momento.
Da una parte il civismo alle elezioni comunali.
Dall’altra Forza Italia in Regione.
E sullo sfondo percorsi politici che guardano anche altrove quando si parla di scenari nazionali.
Legittimo, certamente.
Ma gli elettori hanno il diritto di sapere quale sia il progetto politico autentico.
Perché non si può essere civici quando conviene, forzisti quando serve e disponibili a percorsi differenti quando si guarda a Roma.
La politica richiede coerenza.
Forza Italia non può essere un taxi da utilizzare per raggiungere una posizione e poi abbandonare una volta arrivati a destinazione.
Forza Italia è una storia politica fatta di valori liberali, garantisti, popolari e moderati che meritano rispetto.
Ed è proprio in nome di quei valori che oggi sento il dovere di parlare.
Qualcuno pensa che le liste si costruiscano nelle stanze del potere.
Qualcuno pensa che basti controllare determinati equilibri per decidere chi può rappresentare un territorio.
Io non lo credo.
Le liste le fanno gli elettori.
Le liste le fanno il consenso, il lavoro, la credibilità e la presenza sul territorio.
Nessuno dovrebbe sentirsi proprietario di Forza Italia.
Nessuno dovrebbe pensare di poter decidere da solo il futuro politico dell’Aquila o dell’Abruzzo.
Perché la politica appartiene ai cittadini e non agli apparati.
E concludo con una riflessione personale.
Io nella mia vita ho provato da imprenditore a costruire qualcosa di importante partendo da un piccolo paese di appena tremila abitanti dell’Abruzzo interno.
Ho conosciuto il valore del sacrificio, il peso delle responsabilità, la soddisfazione dei successi ma anche il dolore delle sconfitte.
Porto ancora le ferite di un fallimento imprenditoriale che nulla ha avuto a che fare con il mio impegno politico e che ho affrontato assumendomi fino in fondo ogni responsabilità.
Forse è proprio questa esperienza che oggi mi rende libero.
Perché io non devo alla politica la mia storia.
Non ho costruito la mia vita grazie alla politica.
Anzi, il mio impegno politico mi è costato molto.
Mi ha tolto tempo, energie, serenità e spesso anche opportunità professionali.
Ma non rinnego nulla.
Perché continuo a credere che la politica sia una delle forme più alte di servizio verso la comunità.
E proprio per questo sento il dovere di dire ciò che penso.
Con rispetto ma senza paura.
Con la convinzione che l’Abruzzo abbia bisogno di una classe dirigente che torni a parlare di sviluppo, di lavoro, di giovani e di futuro.
Una politica che torni a premiare il merito anziché le relazioni.
Il coraggio anziché le convenienze.
Il servizio anziché il potere.
Questa era la lezione di Silvio Berlusconi.
Ed è questa la Forza Italia nella quale continuo a riconoscermi.
Poi c’è un punto che Roberto Santangelo farebbe bene a ricordare prima di attaccare Carlo Masci.
Masci non è soltanto il sindaco di Pescara. È un amministratore che ha attraversato stagioni politiche diverse, mantenendo una propria identità e conquistando sul campo consenso e credibilità. Da assessore regionale nella giunta Chiodi ha contribuito a una stagione di governo che molti abruzzesi ricordano come una delle più solide ed efficaci del centrodestra regionale.
Per questo sorprende vedere Santangelo ergersi a dispensatore di lezioni politiche. Se oggi può vantare un ruolo di primo piano in Forza Italia è anche perché ha trovato una classe dirigente che ha costruito il partito, amministrato territori e vinto elezioni ben prima del suo arrivo ai vertici regionali.
Masci non ha bisogno di lezioni di civismo, né di amministrazione. Da civico ha dimostrato di saper parlare a mondi diversi e di saper vincere. E soprattutto non ha mai avuto bisogno di trasformare la politica in un sistema di collocamento per costruire il proprio consenso.
Prima di indicare agli altri cosa dovrebbero fare, Santangelo dovrebbe guardare alla propria storia politica e amministrativa. Perché il rispetto tra dirigenti passa anche dal riconoscimento del percorso degli altri. E sul piano dell’esperienza amministrativa e del consenso conquistato sul territorio, Carlo Masci resta una figura alla quale molti, dentro e fuori Forza Italia, guardano ancora come a un punto di riferimento.
La verità è che chi ha amministrato, vinto e governato per decenni non può essere liquidato con una battuta o con uno scontro congressuale.
Le leadership si misurano nel tempo, nei risultati e nella capacità di rappresentare una comunità. Su questo terreno Masci non deve prendere lezioni da nessuno, tantomeno da chi oggi occupa ruoli importanti ma dovrebbe ricordare che la politica è fatta anche di memoria e riconoscenza.






