L’AQUILA – “Il procedimento per la concessione della zona franca urbana è nelle mani dell’Unione Europea. Tutto quello che poteva fare il Governo è stato fatto. Sapevamo dall’inizio che non sarebbe stato facile, ma il Governo e il premier, Silvio Berlusconi, si sono mossi nella giusta maniera: per questo la nostra previsione è positiva”.

Ad affermarlo il commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, che spiega anche l’iter burocratico per l’approvazione definitiva.

“La zona franca – afferma – è un meccanismo che altera secondo l’Ue la corretta competizione tra le nazioni che la compongono e verrebbe a configurarsi, pertanto, come una una sorta di aiuto di Stato: l’Ue da alcuni anni ritiene che tali aiuti non possono essere consentiti. C’è stata recente apertura sulla zona franca, limitatamente ad alcune situazioni particolari, come quelle conseguenti ai disastri naturali. Noi sulla base di questo nuovo indirizzo ci siamo inseriti”.

Chiodi aggiunge che “L’Aquila sarebbe, infatti, la prima zfu concessa sulla base di questa nuova normativa. L’Unione europea, però, è composta da 27 Stati membri, che ritengono che tale strumento possa essere concesso solo in presenza di reali motivazioni di necessità. Se un territorio, per effetto di una catastrofe naturale, si trova ad avere una situazione di disagio molto evidente, è chiaro che viene ammesso”.

Il problema nasce qualora questo  territorio (in questo caso L’Aquila), nonostante la catastrofe, abbia una situazione economica, seppur peggiore al periodo precedente all’evento catastrofico, ma “comunque di  migliore in termini di reddito medio pro capite rispetto ad altri Paesi Ue, come quelli dell’ex blocco Urss o la Romania o la Polonia, nei quali anche in assenza di catastrofi  le condizioni sono peggiori dell’area terremotata. In questo caso si incontrano resistenze”.

Insomma, è possibile che all’Aquila si viva meglio rispetto a un paesino in Polonia o della Transilvania: tanto basterebbe per portare al veto di uno dei paesi membri che bloccherebbe l’iter della zfu all’Aquila.

“Lo sapevamo dall’inizio sapendo che ci sarebbero state resistenze – confida il commissario – C’è stata una forte pressione del governo nazionale, anche se non di tutti i suoi componenti in verità, anche se poi alla fine intervento del premier Berlusconi credo sia stato decisivo. Abbiamo una previsione positiva. Secondo nostre valutazioni tutto ciò che si poteva fare è stato fatto”.

“Tuttavia l’Ue, dove giace pratica – ricorda Chiodi – ha chiesto ulteriori integrazioni in termini di dati di natura economica al ministero dell’Economia che, a sua volta, ha girato a noi l’istanza. Per questo abbiamo investito la Camera di commercio”.

Durante il Consiglio comunale di lunedì il commissario aveva adombrato dubbi sulla possibilità che venisse concessa la zona franca.

“Mi sembra improprio parlare di rischio zona franca per L’Aquila – corregge il tiro oggi – anzi, posso dire che a oggi ci sono più probabilità che venga concessa. La zfu è già maturata. D’altra parte la situazione è grave e visto che la richiesta è partita alla luce di un evento naturale catastrofico mi sento di dire che è stato fatto un buon lavoro. Adesso tutto è nelle mani dell’Europa”.

Su eventuali proteste eclatanti a Bruxelles Chiodi conclude: “Non credo che cambierebbero le cose”.