PESCARA – L’ aver inserito pazienti in attesa di visite e cure nelle cosiddette “pre-liste, così estromettendoli dal novero dei prenotati a data certa e “rifiutando all’assistito la conoscenza del tempo di attesa e l’erogazione stessa del servizio sanitario, rimesso, in tal modo, ad una eventualità spesso destinata a non maturare mai”.

Si basa su questa accusa, da dimostrare, le richieste avanzate dal pubblico ministero Gennaro Varone e dal procuratore capo Giuseppe Bellelli al giudice per l’udienza preliminare Maurizio Sacco della Procura di Pescara, di condanne a sei mesi per l’attuale direttore generale della Asl provinciale di Pescara, Vero Michitelli, e del dg suo predecessore Vincenzo Ciamponi. Cinque mesi e dieci giorni per il funzionario dell’azienda sanitaria pescarese, Bruno Ciuco.

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A difendere gli imputati gli avvocati Sara D’lncecco, Ernesto Torino Rodriguez, Tommaso Marchese, Massimo Galasso e Maura Morretti, che al contrario chiedono il proscioglimento con la formula più ampia “perché il fatto non sussiste”.

I tre sono accusati di falso rispetto alle comunicazioni dei dati sui flussi e sul rispetto del piano nazionale per la gestione delle liste d’attesa, mentre ai due direttori generali viene contestata anche l’omissione di atti d’ufficio.

La sentenza è attesa il 17 dicembre. Il processo è con rito abbreviato e comporta lo sconto di un terzo della pena cui si sono aggiunti anche i benefici di legge. Le tre pene sono ovviamente sospese.