L’AQUILA – Il primo round non è andato bene all’ex rettore dell’università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, alla sbarra per concussione ai danni del professore dello stesso ateneo Sergio Tiberti.
Nell’ambito del processo che si sta celebrando nella nona sezione del Tribunale di Roma, nella prima delle due udienze dedicate alle deposizioni dei testimoni dell’ex padre padrone dell’università aquilana, non pare che il castello accusatorio abbia subito grossi contraccolpi.
Di Orio, alla cui difesa è tornato l’avvocato ed ex docente universitario Guido Calvi, ex membro non togato del Consiglio superiore della magistratura, confida ora nell’udienza del 19 maggio prossimo per intaccare un impianto di accuse che, nel corso del dibattimento, fin qui è stato confermato pressoché in toto.
Neanche la stessa deposizione dell’ex rettore, avvenuta nelle scorse settimane, ha fatto breccia.
Tra una settimana a sfilare, come nell’udienza del 30 aprile scorso, saranno personaggi da annoverare nella sfera dei fedelissimi dell’ex rettore nei suoi 10 anni di gestione.
Secondo l’accusa, Tiberti, ex amico di Di Orio, sarebbe stato costretto ad assecondare le ingenti richieste di danaro fatte dall’ex rettore per non essere oggetto di ritorsioni nell’ambito universitario.
Contestazioni molto gravi visto che, tra l’altro, la somma di denaro sarebbe di oltre 200 mila euro.
“Nessuno ha fatto ritorsioni al professor Tiberti, non gli è stata tolta alcuna scuola di specializzazione, non è vero che Di Orio pretendeva soldi da lui, li incassava perché lavorava per lui, la guerra è cominciata per le differenti vedute in una pubblicazione”, questo il tenore della affermazioni con cui i quattro testi della difesa hanno cercato di smontare le accuse.
Peccato che molti di queste rilievi siano agli atti del processo: per esempio, il perito del pubblico ministero ha stabilito che Di Orio non ha mai lavorato per Tiberti, come è agli atti l’sms di reprimenda che la professoressa Maria Grazia Cifone, uno dei testi a favore di Di Orio, ha inviato a un professore che si era permesso di votare a favore di Tiberti in una riunione per le elezioni nel Consiglio di area didattica nel quale è risultato eletto proprio Di Orio.
Alcuni testimoni sono caduti anche in contraddizioni. “Non si è trattato di deposizioni particolarmente pregnanti – ha spiegato l’avvocato difensore di Tiberti, Giorgio Tamburrini – quindi non cambia il quadro accusatorio”.
Al banco dei testimoni il già citato direttore del dipartimento di Medicina, la prof Cifone, che ha preso il posto Di Orio quando è stato eletto rettore e che si è candidata, senza successo, alle ultime elezioni per dare continuità all’azione amministrativa; la ricercatrice Cinzia Leuter, che l’ex rettore ha voluto molto fortemente portandola all’Aquila da Roma; il sindacalista di Avezzano (L’Aquila) Sergio Venditti, suo conterraneo e amico, che si è presentato come esperto del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro), lo psichiatra Massimo Casacchia, ora in pensione, ex professore e primario del reparto di Psichiatria dell’ospedale “San Salvatore” del capoluogo.
Non si conoscono ancora i nomi dei testimoni a favore dell’ex rettore nell’udienza del prossimo 19 maggio.
Il processo di primo grado potrebbe andare a sentenza entro l’estate.
Non si tratta del solo guaio giudiziario per l’ex rettore. Di Orio è imputato anche all’Aquila per abuso d’ufficio aggravato (assieme ad altri due) nell’ambito dell’inchiesta sul maxi affitto del capannone ex Optimes per ricollocare la facoltà di Ingegneria dopo il sisma del 6 aprile 2009.
Di recente è stato rinviato a giudizio dal tribunale di Rieti (assieme a un altro) sempre per abuso d’ufficio aggravato nell’ambito dei rapporti post-terremoto tra l’Ateneo aquilano e il Comune di Antrodoco. (b.s.)





