SILVI PAESE – Per la rassegna sul teatro comico “Silvi in Commedia”, giunta alla seconda edizione, va in scena a Silvi Paese (Pescara), domenica 21 agosto alle ore 21.30 (ingresso libero), “L’Avaro” da Molière, uno spettacolo di Stefano Angelucci Marino, con Tommaso Bernabeo, Rossella Gesini e Stefano Angelucci Marino.

Lo spettacolo è una coproduzione del teatro Stabile d’Abruzzo e del teatro del Sangro ed è realizzato in collaborazione con l’assessorato alla Cultura della Provincia di Pescara. Angelucci Marino aveva portato in scena “L’Avaro” a Moscufo (Pescara), lo scorso 16 agosto.

“Non si entra in Molière senza conseguenze – spiega il regista – Oggi come non mai la lezione di Molière è attuale, la sua capacità di penetrare il male in tutte le sue forme sociali e psichiche, facendo ricorso alle armi della satira e della comicità. Molière ha utilizzato il comico come dispositivo per raccontare la violenza del mondo”.

“L’Avaro” di Molière riesce magistralmente a ridicolizzare all’estremo l’avarizia e la totale mancanza di sentimenti del vecchio Arpagone rendendole, soprattutto nelle scene in cui sono poste a confronto con gli impeti giovanili del figlio Cleante, drammaticamente amare. Il tema dominante è quello del possesso, dell’avere. Tutto può essere trasformato in denaro, anche i figli, gli amici. Una vera passione devastatrice che soffoca ogni sentimento e annulla la coscienza.

Ancora una volta il gioco è l’amorevole massacro della tradizione. Non “mettere in scena”, ma “mettere in vita” un testo antico: resuscitare Molière, non recitarlo. La tecnica della resurrezione parte dal fare a pezzi, disossare e così in questo “Avaro” Angelucci Marino ha alternato scrittura e ri-scrittura, seguendo e deformando lo scheletro del testo originario; ne esce fuori uno spettacolo ambientato in un settecento abruzzese, in un equilibrio carico di tensione scenica, tra realismo e visionarietà.

L’operazione registico-drammaturgica, giocata tra re-invenzione, maschere della commedia dell’arte e burattini tradizionali, è consistita nel prendere questo classico della letteratura teatrale europea e rivisitarlo con rispetto e rigido scrupolo, ma anche con una tranquilla impudenza inventiva, rimescolando impavidamente squisitezze settecentesche e miserie quotidiane.

Già da un decennio il teatro del Sangro incentra una parte importante del proprio lavoro artistico sul recupero e la re-invenzione delle maschere e delle tecniche di commedia dell’arte.

L’incontro con i burattini a guanto tradizionali (le “Guarattelle”) diventa quindi una tappa importante sullo sviluppo del lavoro artistico che la compagnia porta avanti nei propri spettacoli, cercando di combinare in una proposta originale i codici “parenti” del teatro d’attore, della commedia dell’arte e del teatro tradizionale dei burattini.

Sempre Angelucci Marino porterà sulla scena a Loreto Aprutino (Pescara), sabato 20 agosto alle ore 21,30 (ingresso libero), “L’Orto”, tratto dall’opera di John Fante nell’ambito della rassegna “Maskere”.

Oltre al regista e attore, sul palco salirà Oscar Strizzi.

Un nuovo racconto teatrale che, tra rimandi ai nodi tematici più significativi dell’opera di John Fante e visioni di un Abruzzo sospeso tra le pratiche e i simboli del mondo tradizionale, tenta di mostrare lo smarrimento della generazione degli under 30 di oggi con una comicità trafelata e plateale, l’inquietudine visionaria e ispirata, l’attenzione profonda al mondo degli ultimi, degli immigrati, e chiaramente la scoppiettante presenza dell’ambiente domestico, cioè etnico, descritto nel momento della sua implosione, del suo scardinamento a causa delle forze contrapposte che lo abitano, generazionali e culturali.

Al centro di questa pièce teatrale si erge massiccia, granitica, ingombrante la figura del padre, il vecchio tirannico e orgoglioso primo ortolano d’Abruzzo, cosí almeno lui crede di essere.

Angelucci Marino racconta in questo spettacolo la sua piú dissacrante e commovente elegia alla figura paterna: il contadino Nicola Molise classe 1935, figura emblematica della campagna abruzzese del Novecento, un mondo di uomini di incontenibile e testarda virilità.