AVEZZANO – “Rivendico con fermezza la piena legittimità e il dovere formale del mio intervento in qualità di presidente di Tekneko: partecipare al dibattito pubblico su temi che riguardano la gestione dei servizi essenziali, come la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, non costituisce una presunta ‘pressione’, bensì l’esercizio trasparente del diritto d’impresa e di cittadinanza”.
Nuovo capitolo nell’esplosiva partita della riforma della gestione dei rifiuti in Abruzzo: a uscire allo scoperto, in un post a commento dell’inchiesta di Abruzzoweb (QUI IL LINK), è l’imprenditore Umberto Di Carlo, amministratore unico di Tekneko, colosso del settore rifiuti, che detiene la maggioranza delle azioni e quindi il controllo di Aciam, la società pubblica per la raccolta e la gestione dei rifiuti di molti Comuni nel territorio marsicano.
Il riferimento di Di Carlo è all’incontro, rivelato da questa testata, nella sua villa, con politici di tutti gli schieramenti, in occasione di una festa di fine estate: un vero e proprio summit informale con al centro il progetto di legge che lacera il centrodestra sulla riforma dei rifiuti, tra chi vuole quattro ambiti provinciali e chi, in aggiunta, ambiti sub-provinciali.
Anche di Carlo è per i sub ambiti, in particolare quello marsicano, e la sortita è rivolta in particolare al consigliere Giampaolo Lugini, ex vicesindaco di Caroli, contrario ai sub-ambiti, che aveva puntato il dito contro le “ingerenze” di un “imprenditore locale attraverso interventi sui media e sui social”, con Di Carlo che fa notare che lui dà lavoro a 1.137 dipendenti, mentre Lugini è stato eletto a marzo 2024 con soli 1.010 voti.
Offre poi la sua “ricetta”, per la quale l’affidamento in house andrebbe considerato un’eccezione e non la regola, perché, se non si vogliono creare “baracconi”, e la via maestra è quella dei bandi pubblici, aperti agli operatori privati.
Una legge, quella dei rifiuti, che lacera il centrodestra di Marco Marsilio, di FdI, e che prevede la perentoria riduzione delle società di gestione dei rifiuti, una per ciascuno dei quattro ambiti provinciali, e un unico ente d’ambito regionale, l’Atur, già esistente, come organo di indirizzo e controllo.
C’è però chi vorrebbe anche dei sub-ambiti provinciali, in primis quello della Marsica e della Valle Peligna, che manterrebbero i loro gestori, evitando il rischio di essere inglobati nell’Azienda servizi municipalizzata (Asm) dell’Aquila. A capitanare questa battaglia il capogruppo di Fratelli d’Italia, l’avezzanese Massimo Verrecchia, e Marianna Scoccia, di Noi Moderati, vicepresidente del Consiglio regionale, sulmonese e sindaco di Prezza, con tanto di emendamento pronto da presentare alla seduta di domani del Consiglio regionale. Dopo la furibonda lite con Marsilio nella riunione di ieri sera con Marsilio, che lo ha intimato a ritirare l’emendamento.
Questo dopo che, come ricostruito da questa testata, un precedente tentativo è andato fallito alla vigilia del Consiglio regionale di Ferragosto, con l’emendamento ritirato per il mancato appoggio del gruppo di FdI, a causa dell’attivismo e della prova di forza del sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, di FdI, anche lui contro i sub-ambiti, in qualità di presidente dell’assemblea dell’Agir, l’Autorità per la gestione integrata dei rifiuti urbani, oltre che presidente dell’Anci regionale e fresco di nomina alla vicepresidenza dell’Anci nazionale.
Tra i presenti all’incontro in casa Di Carlo, vari sindaci della Marsica, tra cui il primo cittadino di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, gli stessi Verrecchia e Scoccia, con suo marito Andrea Gerosolimo, ex assessore comunale, l’assessore regionale al Bilancio Mario Quaglieri, di FdI, che in altre occasioni con Verrecchia, il senatore di FdI Guido Liris, il senatore del Pd Michele Fina, e tesoriere nazionale.
A non essere invitato, però, è stato Biondi, che pure è amico di Di Carlo, un’assenza senz’altro pesante e clamorosa del presidente dell’assemblea dell’Agir in un incontro in cui si parlava di rifiuti.
Nel suo intervento Di Carlo conferma dunque che in quella riunione si è parlato eccome di gestione dei rifiuti e rivendica, anzi, il merito di aver invitato parte significativa dei decisori politici.
“Mi preme fare chiarezza su aspetti fondamentali che riguardano sia il rispetto del dibattito pubblico, sia il merito delle scelte amministrative che coinvolgono la nostra comunità. Chi opera sul territorio portando competenze, investimenti e occupazione ha il pieno diritto di esprimere posizioni fondate su dati normativi ed economici. Nel merito della questione, la posizione che sostengo non risponde a ‘interessi di singoli’, ma alla piena tutela dell’interesse generale, del bilancio pubblico e della qualità dei servizi offerti ai cittadini”.
Rispondendo dunque “alle recenti dichiarazioni di chi mi accusa di esercitare pressioni politiche attraverso interventi sulla stampa e sui social riguardo agli affidamenti del servizio di raccolta dei rifiuti in house”.
E il riferimento è al consigliere Lugini, che in una nota ha ribadito la sua contrarietà ai sub-ambiti, schierandosi, a differenza di altre volte, con un atteggiamento ondivago, con il presidente Marsilio. Nella nota Lugini ha affermato che il tema della costituzione di sub-ambiti territoriali “viene rilanciato con sempre maggiore frequenza da parte di un imprenditore locale attraverso interventi sui media e sui social”, con chiaro riferimento a Di Carlo, aggiungendo che “chiedere oggi un sub-ambito significa anche spiegare quale soggetto lo gestirà, con quali investimenti e attraverso quale modello di affidamento”.
Ed entra dunque nel merito di un tema centrale della gestione dei rifiuti, che anche la riforma intende mantenere pubblica e in house.
“Il Codice dei Contratti Pubblici e le normative europee individuano nella gara a evidenza pubblica lo strumento maestro per garantire la concorrenza, la trasparenza, il miglior rapporto qualità-prezzo e l’innovazione tecnologica. Il ricorso agli affidamenti diretti o in house deve rappresentare un’eccezione rigorosamente motivata. Creare o consolidare modelli che scavalcano il mercato rischia spesso di tradursi in inefficienti ‘super-carrozzoni’ operativi, a discapito di tariffe e standard qualitativi che ricadono direttamente sulle tasche dei contribuenti”.
Infine, l’appello alla “trasparenza e al confronto aperto”.
“Sollecitare l’indizione di gare pubbliche significa chiedere che la Pubblica Amministrazione metta a confronto le proposte migliori sul mercato. Non c’è nulla di più democratico e garante della legalità che rivendicare il rispetto di una competizione trasparente, soprattutto quando si ha la responsabilità del futuro lavorativo di 1.137 dipendenti, un numero di gran lunga superiore ai voti ricevuti da consiglieri regionali che mi accusano di voler condizionare scelte politiche”, altra frecciata a Lugini.






