L’AQUILA – “Il nostro scopo è quello di favorire l’innovazione all’Aquila, dimostrare che è possibile, anche in questo luogo, avere delle opportunità che spesso non vengono comprese dalla popolazione, dai giovani, ma anche dai meno giovani. E un primo passo è quello di mettere insieme figure di alto profilo, in contesti informali, anche una birreria”.

Così Mirko Rocci, promotore dell’associazione Inno 99, ha introdotto il secondo appuntamento del ciclo “Inno-Talks”, gli aperitivi dell’innovazione, dal titolo “Dalla ricerca al prodotto”, organizzato dall’associazione Inno 99 all’Irish Pub Via Verdi, nel cuore del centro storico dell’Aquila, con la formula ormai riconoscibile del format, che unisce contenuti di alto profilo e clima informale e si chiude con un dialogo diretto con il pubblico.

A intervenire, Roberto Romanelli, direttore generale del Tecnopolo d’Abruzzo, Marco Fanfani, amministratore unico di Fondaq, e l’ingegnere Stefano Tennina di West Aquila, nata nel 2004 come spin-off dell’Università dell’Aquila, che progetta sistemi embedded e reti wireless per l’industria, la sanità e lo spazio.

Con keynote di chiusura affidato a Michele Flammini, professore ordinario di Informatica al Gran Sasso Science Institute e figura di riferimento della ricerca informatica sul territorio.

Ha esordito Romanelli: “Il Tecnopolo è impegnato sempre in prima linea per quanto riguarda tutto ciò che è innovazione, produzione, ricerca. Oggi siamo particolarmente contenti perché parliamo di ricerca, di produzione, innovazione in un parterre giovane. Siamo all’Irish e ci piace questo nuovo contesto. Questo contesto ci rende anche estremamente orgogliosi se pensiamo che soltanto dieci anni fa il Tecnopolo esisteva soltanto sulla carta. Le imprese erano pochissime, i lavoratori men che meno. Oggi invece il Tecnopolo vede la presenza di 40 e passa aziende e più di 1.500 dipendenti”.

E ha aggiunto: “I numeri hanno sposato quella che era l’innovazione. La presenza di oggi del Tecnopolo, ma non tanto del Tecnopolo in quanto tale, ma di aziende avveniristiche che stanno facendo successi internazionali nascono nel Polo e crescono nel Polo”.

È la volta di Michele Flammini: “Da professore universitario ho avuto la fortuna di attraversare tutta la filiera, dalla ricerca teorica fino all’imprenditoria. Qui ho portato la mia personale esperienza sugli studi di intelligenza artificiale che vanno a toccare dati sensibili. Da un punto di vista tecnologico, l’innovazione comporta delle sfide e queste vanno risolte”.

Alla domanda, “per quanto riguarda l’intelligenza artificiale, lei è ascrivibile tra i tecnoentusiasti o i catastrofisti e i millenaristi?”, questa la sua risposta: “Come persona che fa ricerca nel settore sono entusiasta perché l’intelligenza artificiale sta portando dei vantaggi enormi. Secondo me siamo pronti a una svolta epocale. Questa svolta in qualche modo consentirà di avere servizi più efficienti, di migliorare in generale la qualità della vita delle persone. D’altro canto, proprio perché è una svolta epocale, si rischia di perdere il controllo. E questo è un rischio concreto che va in qualche modo ponderato. Bisogna forse un po’ rallentare, tirare il piede dall’acceleratore e capire meglio cosa sta succedendo”.

Per poi assicurare: “In termini di innovazione, L’Aquila merita il voto 10. L’Aquila, praticamente, da un punto di vista dello sforzo profuso nell’innovazione, è un’anomalia statistica, rapportata anche con il dato della popolazione. Qui insistono molti istituti di ricerca, c’è l’Università, il GSSI, l’INFN, l’INGV, c’è l’IZS a pochi chilometri, ci sono fondazioni. Lo sforzo che sta facendo l’Accademia e gli imprenditori che hanno sensibilità verso il trasferimento tecnologico sta attraendo qui fondi, investimenti, persone. Insomma, c’è un fermento che è, in qualche modo, una caratteristica davvero rilevante. Si è rapportata l’Aquila con il dato, come dicevo, della popolazione”.

È la volta di Stefano Tennina: “Nel 2023 ci siamo insediati nel Tecnopolo d’Abruzzo. Nasciamo come spin-off dell’Università dell’Aquila nel 2004, quindi siamo in attività ormai da oltre 20 anni. Dal 2009, quindi dal terremoto dell’Aquila, abbiamo un’attività prima di ricerca, poi produttiva e adesso di prodotto maturato, sul monitoraggio strutturale. Abbiamo un’intera filiera che prevede dalla design hardware allo sviluppo software, quindi all’aggregazione dei dati, al calcolo dei dati, per valutare la qualità delle strutture, siano essi ponti, tralicci, edifici e quant’altro”.

Alla domanda “che risposte dà il mercato oggi?”, spiega l’imprenditore: “Le incertezze sono veramente numerose. Noi notiamo sostanzialmente una differente sensibilità dal punto di vista di una città come l’Aquila, che ha sperimentato un terremoto in epoca relativamente molto recente, o comunque nel circondario, piuttosto che altre realtà come all’estero, ma comunque c’è una sensibilità che sta crescendo, soprattutto nel momento in cui si va a pensare alla protezione, ad esempio, delle scuole, asili, ospedali, quindi quei luoghi pubblici che meritano di essere protetti in maniera sostanziale”.