L’AQUILA – Ormai sulla riforma della governance dei rifiuti in Abruzzo è una rissa giornaliera, e quello che arriva alla ribalta delle cronache è solo una piccola porzione di ciò che accade dietro le quinte.

In particolare, si è aperta una crepa profonda nel centrodestra del presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, e ancor più fragorosamente e in maniera cruenta, nel suo stesso partito.

La guerra è pronta ad esplodere in tutto il suo potenziale nell’imminente seduta del Consiglio regionale di domani, che coincide con la ripresa della attività politica dopo la pausa estiva ma, intanto, un primo tentativo di conciliazione è in corso a Palazzo Silone, sede della Giunta regionale all’Aquila, in una riunione convocata in serata dallo stesso Marsilio.

Da una parte c’è chi sventola la bandiera della semplificazione prevista e voluta dal progetto di legge di Marsilio, con la drastica riduzione delle società di gestione dei rifiuti, pubbliche, tra cui molte indebitate, e private, e un unico ente d’ambito regionale, già esistente, come organo di indirizzo e controllo, e quattro ambiti, uno per provincia, ognuno con il suo gestore.

Dall’altra, chi è contrario in nome dell’autonomia territoriale e vuole introdurre anche sub-ambiti provinciali, in particolare quelli della Marsica e della Valle Peligna nella provincia dell’Aquila, che manterrebbero i loro gestori, evitando il rischio di essere inglobati nell’Azienda servizi municipalizzata (Asm) dell’Aquila.

In prima linea ci sono il capogruppo di Fratelli d’Italia, l’avezzanese Massimo Verrecchia, e Marianna Scoccia, di Noi Moderati, vicepresidente del Consiglio regionale, sulmonese e sindaco di Prezza. A proposito di Consiglio regionale, i due hanno pronto un emendamento pronto da presentare alla prossima seduta del 30 settembre.

E in questa scottante partita si sta però affermando come dominus assoluto, contro cui i fautori dei sub-ambiti devono fare i conti, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, di FdI, presidente dell’assemblea dell’Agir, l’Autorità per la gestione integrata dei rifiuti urbani, presidente dell’Anci regionale e fresco di nomina alla vicepresidenza dell’Anci nazionale.

E guarda caso, politico che si contrappone in seno a FdI, a Verrecchia e all’aquilano Guido Liris, senatore e capogruppo meloniano in Commissione Bilancio, oltre che relatore per tre anni consecutivi della legge di stabilità.

Comunque, con Biondi, uomo forte della politica abruzzese di centrodestra e di FdI, avviato verso una sicura candidatura e una sicura elezione in parlamento il prossimo anno, alla luce del doppio mandato al comune dell’Aquila, devono fare i conti big e senatori della maggioranza e del Consiglio regionale per la capacità di controllo dell’ambiente politico regionale. Il tutto in una quadra molto difficile da trovare nell’approssimarsi delle gare dettate dalla liberalizzazione del servizio rifiuti, che da sempre fa gola ai privati.

E qui spunta fuori, a settimane di distanza, un fatto importante accaduto nella calda estate che ci ha lasciato: facciamo quindi un passo indietro per poter apprezzare la potenza di fuoco di Biondi, in base ai retroscena che questa testata è in grado di rivelare.

All’ultimo Consiglio regionale, alla vigilia di Ferragosto, prima della pausa estiva, il sindaco dell’Aquila è stato il “regista”, confermano le fonti in seno alla maggioranza, dell’affossamento sul nascere di un primo emendamento presentato da Verrecchia e Scoccia. Un testo che, con una semplice parola in aggiunta, “sub-ambito”, intendeva modificare la legge regionale 36 del 2013, remando in direzione opposta alla drastica riduzione delle società di gestione dei rifiuti. Una vicenda che porta con sé retroscena significativi in quanto ad alleanze bipartisan.

Un vero caso politico, rimasto nell’ombra, ma di cui Abruzzoweb è in grado di svelare i retroscena.

Confezionato il provvedimento, Verrecchia e Scoccia hanno però dovuto fare marcia indietro per il mancato sostegno di una parte consistente del gruppo di FdI, tra cui big come Paolo Gatti e Luca De Renzis e poi Maria Assunta Rossi, Francesco Prospero, Nicola Campitelli e Marilena Rossi, e anche l’ondivago Giampaolo Lugini, eletto con poco di più di mille voti, con la lista Marsilio Presidente, fedelissimo del sindaco dell’Aquila.

In sostanza, con la minoranza che avrebbe fatto squadra con i contrari, l’emendamento sarebbe naufragato e la maggioranza andata clamorosamente  sotto.

La modifica, poi fallita, riguardava nello specifico l’articolo 2, comma 2, della legge regionale 36 del 2013, che ha introdotto l’ambito ottimale unico abruzzese per l’organizzazione territoriale e l’esercizio appropriato delle funzioni pubbliche relative al servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani.

L’ambito è presieduto dall’Agir, a cui aderiscono obbligatoriamente tutti i Comuni. Presidente dell’assemblea, come detto, è Biondi; presidente del Consiglio direttivo è invece Ernesto Graziani, sindaco di Paglieta, in provincia di Chieti.

Ebbene, il comma vigente dice che “il Piano d’Ambito per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani”, che specifica “gli obiettivi da raggiungere nel periodo di affidamento e definisce gli standard prestazionali di servizio necessari al rispetto dei vincoli derivanti dalla normativa vigente, in relazione anche agli scenari di sviluppo demografico ed economico del territorio”, “delimita, ai soli fini gestionali, sub-ambiti territoriali provinciali e inter-provinciali”.

L’emendamento voleva modificare l’ultima frase, con l’inserimento, dopo le parole “inter-provinciali”, delle parole “e/o sub-provinciali”.

Un piccolo ritocco, ma dalla grande portata. Perché un sub-ambito può avere voce in capitolo e una relativa autonomia del piano di gestione e programmazione, in un territorio molto più ristretto, soprattutto in vista delle future gare per scegliere il gestore.

Il rischio, connesso all’accorpamento e alla semplificazione, è che a vincere siano i colossi della raccolta rifiuti italiani, con conseguente privatizzazione di fatto.

Un emendamento spinto dal territorio marsicano e peligno, dove sono leader, rispettivamente, Verrecchia e Scoccia. Il primo è anche consigliere comunale di opposizione ad Avezzano, il più votato in assoluto alle comunali di maggio, e si è poi riappacificato con il sindaco civico, Gianni Di Pangrazio, riconfermato con il 67%.

Scoccia, invece, assieme al marito Andrea Gerosolimo, ex assessore regionale, detta legge a Sulmona, nella maggioranza di Luca Tirabassi. Pronti entrambi a entrare in Forza Italia, ma non certo da comprimari.

E a questo proposito, all’Emiciclo, si racconta con enfasi, ma anche con meraviglia, di una partecipata conviviale nelle settimane precedenti al confezionamento dell’emendamento, promossa nella Marsica nella bella villa di Umberto Di Carlo, grande e stimato imprenditore della provincia dell’Aquila e non solo, amministratore unico di Tekneko, colosso del settore rifiuti, ma uomo che dopo una lunga battaglia e tante polemiche è riuscito a “conquistare” la maggioranza delle azioni e quindi il controllo di Aciam, la società pubblica per la raccolta e la gestione dei rifiuti di molti comuni nel territorio.

Si racconta che Di Carlo, uomo anche estroso e generoso, abbia voluto fare una festa d’estate ma naturalmente, con la presenza di tanti sindaci e importanti autorità, ci sta che il discorso sia anche scivolato sul modello di gestione. Tra i presenti, raccontano fonti attendibili esponenti politici di centrodestra e centrosinistra, vari sindaci della Marsica, tra cui il primo cittadino di Avezzano, Gianni Di Pangrazio, lo stesso Verrecchia e l’assessore regionale al Bilancio Mario Quaglieri, di FdI, anche loro non proprio allineati nelle reciproche politiche e negli anni scorsi in conflitto perenne e pubblico, e, il senatore Liris, il senatore del Pd Michele Fina, uomo forte a Roma con il ruolo di tesoriere del secondo partito d’Italia. Oltre che a Scoccia e suo marito Gerosolimo.

Convitati di pietra, non invitati, invece, i vertici dell’Agir, a cominciare dal presidente Biondi, che pure dovrebbero essere i primi interlocutori in tema di riforma della gestione dei rifiuti.

Una cena-riunione organizzata con estrema puntualità con alla base cibo prelibato e buon vino offerti da Di Carlo che, con la ricapitalizzazione da 2,4 milioni di euro e il conseguente passaggio delle quote azionarie di Tekneko al 99,4%, ha nello stesso tempo salvato dalla crisi e preso il controllo di Aciam, storica azienda consortile di igiene ambientale della Marsica, nata nel 1990 su iniziativa dei Comuni della zona.

Nella Marsica opera poi Segen, con sede a Civitella Roveto, come gestore unico del servizio integrato dei rifiuti per 13 Comuni consorziati.

In questo scenario, è emerso un sub-ambito viene considerato, non solo in Marsica e Valle Peligna, una garanzia e uno strumento di maggiore autonomia in vista della grande riforma. L’obiettivo è sbarrare la strada ai privati e confermare, se ci saranno le condizioni, i gestori esistenti, magari a condizioni ottimali per quel che riguarda le tariffe.

Non solo. Con l’accorpamento, il rischio è che società con i conti finalmente a posto, vedi proprio l’Aciam, debbano accollarsi i debiti di altre società, in questo caso l’Asm dell’Aquila e il Cogesa di Sulmona.

L’Asm, ragionano i subambitisti, è infatti gravata dai debiti, azzoppata dall’incendio della sede di Bazzano che ha distrutto 26 mezzi nell’ottobre 2023 e dalla difficoltà di gestire i rifiuti nel post-sisma, con la moltiplicazione dei punti di raccolta legata alla nascita dei quartieri del progetto Case. Il Cogesa di Sulmona è invece in pesante crisi di liquidità per i crediti non riscossi dai Comuni soci e in fase di piano di risanamento imposto dal tribunale di Sulmona, per evitare il tracollo.

Fatto sta che, per Verrecchia e Scoccia, è stata una sconfitta politica.

Dalle posizioni emerse, una parte consistente dei colleghi consiglieri sembra infatti orientata a far passare la riforma attraverso il confronto con territori, sindaci, amministratori e rappresentanti istituzionali, a cominciare dall’Agir, anziché attraverso interlocuzioni informali tra operatori economici del settore ed esponenti politici.

La battaglia è però solo rimandata e una prima puntata si avrà dopodomani all’Aquila nella seduta del Consiglio regionale.

Come detto, una nuova iniziativa, con in testa sempre Verrecchia e Scoccia, ci sarà in quella occasione con un nuovo emendamento che prevede ovviamente i sub-ambiti e con un argomento chiarissimo da parte di Verrecchia: “evitare che la gestione dei rifiuti della Marsica e della Valle Peligna vada a finire in mano all’Asm”.

Questa volta dopo un’interlocuzione e una chiarificazione normativa con il direttore dell’Agir, Luca Zaccagnini.

Emendamento firmato, a plastica riprova che su questo tema si registra in maggioranza una profonda spaccatura, anche  dall’assessore al Bilancio Mario Quaglieri, marsicano, e ancora da Leonardo D’Addazio, per di FdI; per Forza Italia, dal sottosegretario di Giunta Daniele D’Amario, dal presidente del Consiglio Lorenzo Sospiri, dal capogruppo Emiliano Di Matteo, da Vincenzo D’Incecco, capogruppo della Lega, da Luciano Marinucci, di Marsilio Presidente.

Nessuno dei firmatari c’è tra coloro che ad agosto avevano tolto il sostegno all’emendamento affossato, segno che non hanno cambiato idea e il clima è dunque esplosivo.

In questa partita Marsilio resta defilato, per quanto accusato di appiattirsi troppo sulle posizioni di Biondi. In realtà non vuole creare spaccature insanabili nella maggioranza e, nel summit del 6 settembre a Montesilvano, che ha segnato la ripresa dell’attività politica, Marsilio ha messo in cima all’agenda la riforma elettorale con il collegio unico e la riforma del ciclo idrico, anche qui con una drastica semplificazione, con due ambiti regionali e due gestori. I rifiuti, se troppo esplosivi, possono anche aspettare.

In un’intervista della settimana scorsa al quotidiano Il Centro, Biondi ha tuonato contro “gli egoismi territoriali” e ha parlato dell’ultima grande riforma a livello regionale, dopo quella della rete ospedaliera e del ciclo idrico”, rispetto alla quale pretendere sub-ambiti provinciali, quando già si è optato per quelli provinciali, sarebbe un ritorno al passato.

Nel mirino del sindaco, in primis, Verrecchia e Scoccia, ma anche il sindaco di Sulmona Tirabassi, pure lui di FdI, schierato a difesa del suo Cogesa e contro una fusione per la sua città giudicata penalizzante.

Il solo uscito allo scoperto con posizioni scritte sui social al fianco di Biondi, Lugini, di Marsilio Presidente, tesserato FdI e molto vicino al sindaco dell’Aquila, eletto che in post afferma: “Si parla oggi di una richiesta avanzata dai sindaci per la costituzione di sub-ambiti territoriali, ma ad oggi tale richiesta non risulta formalmente pervenuta alla Regione. Il tema, tuttavia, viene rilanciato con sempre maggiore frequenza da parte di un imprenditore locale attraverso interventi sui media e sui social, rendendo necessario un confronto chiaro e trasparente sulle ragioni e sugli obiettivi di questa proposta”.

Sulla vicenda prosegue Lugini, “vorrei porre una domanda semplice ai sindaci che oggi chiedono alla Regione di modificare la legge per consentire la costituzione di sub-ambiti territoriali per la gestione dei rifiuti: qual è il senso di questa richiesta, se fino a pochi mesi fa lo stesso territorio ha scelto di modificare l’assetto di una realtà che rappresentava un patrimonio importante per la Marsica e per l’intero Abruzzo?”.

Ma Biondi può contare sullo zoccolo duro in FdI e quindi tutti dovranno fare i conti con lui. La battaglia è solo all’inizio e nessuno vorrebbe stare nei panni dei mediatori. (f.t.)