L’AQUILA – Nuvole minacciose si erano già addensate da tempo sulla epocale riforma della gestione dei rifiuti. Ieri si è scatenata la tempesta, in quello che doveva essere un incontro pacificatore a Palazzo Silone, sede della Giunta regionale, e che invece ha reso drammaticamente evidente quella che può essere considerata una delle crisi più gravi ed esplosive del centrodestra al potere in Abruzzo dal 2019, e in particolare dentro Fdi, di gran lunga la prima forza della maggioranza.

Ad un lato del tavolo, da quanto si è appreso, per Fdi, il presidente della Regione, Marco Marsilio, il senatore e coordinatore regionale Etel Sigismondi il consigliere regionale con delega ai rifiuti, Nicola Campitelli, il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, che è anche presidente dell’assemblea dell’Agir, l’Autorità per la gestione integrata dei rifiuti urbani. Dall’altro lato il capogruppo “ribelle” in Consiglio regionale, Massimo Verrecchia.

Marsilio, spalleggiato dagli altri tre, ha chiesto perentorio al suo ex capo di gabinetto Verrecchia di ritirare l’emendamento pronto ad arrivare in aula nel consiglio regionale di domani, che prevede l’introduzione di sub-ambiti, ognuno con il suo gestore, rispetto ai quattro su base provinciale, tenuto conto che Marsilio vorrebbe in realtà un ambito unico regionale e una drastica semplificazione del sistema di gestione, che fa il paio con un altro suo cavallo di battaglia, il collegio unico regionale nella nuova riforma elettorale.

Un diktat, quello di Marsilio, perchè ha sottolineato, è il partito di Fdi a non volere l’emendamento, e Verrecchia deve adeguarsi, anche se non è d’accordo, tanto più che è il capogruppo.

Tentativo fallito: lo scontro, si racconta, sarebbe stato veemente. L’avezzanese Verrecchia non avrebbe inteso fare passi indietro, con l’argomento che, con l’ambito unico provinciale, l’Aciam e la Segen, che operano nella Marsica, finiranno inglobati nell’aquilana Asm. E l’emendamento lo presenterà lo stesso nel consiglio regionale di domani che si annuncia pertanto esplosivo.

Ma non solo: Verrecchia nella riunione sarebbe partito al contrattacco, minacciando di ostacolare un’altra misura scottante che il centrodestra dovrà affrontare, la proroga dell’istituzione della Nuova Pescara nel 2029, con la fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore, come vorrebbe in primis il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, di Forza Italia, rispetto alla scadenza del 1° gennaio prossimo. Quando Marsilio, altro fronte di scontro dentro al centrodestra, vorrebbe una proroga massimo di un anno, ragione questa della rissa che ha visto protagonisti, a luglio, in un summit, il presidente e il sindaco di Pescara Carlo Masci, che vuole la fusione il più tardi possibile per restare il sella ed evitare il commissariamento. Verrecchia sarebbe pronto a proporre la fusione subito, a gennaio prossimo.

All’indomani della brutta serata, Verrecchia, il cui telefono è rimasto muto, è subito passato dalle parole ai fatti nella prima commissione Bilancio, presieduta dal leghista Vincenzo D’Incecco. Il capogruppo è stato infatti determinante nel far saltare il numero legale, abbandonando i lavori assieme alla grande alleata nella battaglia dei sub-ambiti, la vicepresidente del Consiglio Marianna Scoccia, di Noi Moderati, schierata per la difesa dell’autonomia del Cogesa che opera in Valle Peligna, e Luciano Marinucci, di Marsilio Presidente, ex sindaco di San Giovanni Teatino, spaccando ulteriormente il fronte dentro la civica del presidente, visto che l’altro componente, Giampaolo Lugini, ex vicesindaco di Carsoli, fedelissimo del sindaco dell’Aquila, in questa partita schierato contro i sub-ambiti.

Sei voti ponderati di Verrecchia, Scoccia e Marinucci sufficienti a far saltare la commissione, assieme ad altre assenze non intenzionali, dopo che la verifica del numero legale è stata chiesta dal consigliere del Pd e vicepresidente del Consiglio regionale, Antonio Blasioli.

Quello che ne viene fuori dalla disfida dei sub-ambiti è una Fratelli d’Italia come non mai spaccata, e dove Marsilio è anche tacciato di essersi appiattito sulle posizioni del sindaco Biondi, presidente dell’Anci regionale e fresco di nomina alla vicepresidenza dell’Anci nazionale, pronto a fare le valigie per Roma, candidato blindato alle prossime politiche, che in questa partita si è affermato come dominus assoluto anche a Palazzo dell’Emiciclo.

Già nell’ultimo consiglio regionale prima della pausa estiva, Biondi era riuscito infatti a muovere i fili e ad affondare un primo emendamento con sub-ambiti presentato da Verrecchia e Scoccia, ritirato per il mancato sostegno di una parte consistente del gruppo di FdI, Paolo Gatti e Luca De Renzis, e poi Maria Assunta Rossi, Francesco Prospero, Nicola Campitelli e Marilena Rossi, e anche Lugini, che ha la tessera di Fdi.

Incassato il colpo, Verrecchia e Scoccia sono tornati alla carica e sono pronti a ripresentare domani l’emendamento, affinato dopo un’interlocuzione e una chiarificazione normativa con il direttore dell’Agir, Luca Zaccagnini.

Emendamento firmato, nei giorni scorsi a plastica riprova che su questo tema si registra in maggioranza una profonda spaccatura, anche dall’assessore al Bilancio Mario Quaglieri, marsicano, in altre occasioni nemico interno di Verrecchia, e ancora da Leonardo D’Addazio, per FdI. Per Forza Italia, dal sottosegretario di Giunta Daniele D’Amario, dal presidente del Consiglio Lorenzo Sospiri, dal capogruppo Emiliano Di Matteo, da Vincenzo D’Incecco, capogruppo della Lega, e da Luciano Marinucci. f.t.