L’AQUILA – I bambini aquilani che non hanno mai conosciuto una scuola “vera”, fatta di pareti di cemento e non di quelle dei Musp, i prefabbricati nei quali vanno ogni giorno a seguire le lezioni.

La loro storia la racconta oggi La Stampa. “Un’intera generazione di bambini va regolarmente in auto, al ristorante, in villeggiatura ma non è mai stata in una scuola in muratura, una di quelle con le pareti spesse, il portone, il tetto rivestito di tegole”, scrive la giornalista Flavia Amabile.

“In Emilia Romagna – spiega ancora – dopo pochi mesi dal sisma sono state ricostruite 58 scuole. A L’Aquila e dintorni dopo qualche mese sono arrivati 31 Musp, sigla che in questa città di acronimi che è diventata il capoluogo abruzzese, sta per Moduli ad Uso Scolastico Provvisorio, volgarmente definiti containers. Per costruirli sono stati spesi 32 milioni di euro distribuiti a 52 imprese appaltatrici, e 154 ditte subappaltatrici. Cifre importanti che hanno permesso a oltre 6 mila bambini e bambine, ragazzi e ragazze di ricominciare ad andare a scuola. Ma cinque anni dopo a L’Aquila e dintorni ci sono gli stessi 31 Musp frequentati da oltre 6 mila studenti. Qualcosa non torna”.