L’AQUILA – Gli spazi che mancano, insieme alle figure del direttore artistico e del presidente che ancora non vengono nominati. Dopo due anni la situazione del Teatro stabile dell’Aquila è ancora difficile. Per fortuna c’è la gente, che ha ancora tanta voglia di cultura.
“Il problema più grande è la mancanza di una sede”, afferma Innocenzo Chiacchio, vice presidente del Tsa dall’ottobre 2010.
Con il terremoto del 6 aprile del 2009, infatti, è andato distrutto il centro della cultura teatrale aquilana, nonché sede storica del Tsa, il teatro comunale. Da allora l’unico posto dove è possibile tenere gli spettacoli è il vicino Ridotto del teatro comunale, in piena “zona rossa”.
“I posti sono solo 300 – prosegue – ma la domanda è nettamente superiore. Basti pensare che allo spettacolo di Toni Servillo che si è tenuto all’auditorium della Guardia di Finanza hanno assistito 1.100 spettatori. Se a questo dato si aggiunge che nella prima settimana e mezzo dal via della campagna abbonamenti abbiamo registrato il tutto esaurito, si comprende quanta voglia c’é tra le persone di partecipare a eventi culturali”.
Per il futuro, con i lavori per la ristrutturazione del teatro comunale ancora al palo, l’unica prospettiva valida sembrava essere la struttura progettata dall’architetto Mario Cucinella, inserita nel “Masterplan” di piazza D’Armi.
“Purtroppo credevamo in tempi di realizzazione più rapidi – dice Chiacchio – anche perché ci è da sempre sembrata l’alternativa più concreta. Invece anche qui ci vorrà molto tempo”.
Però qualcosa, promette Chiacchio, si muoverà almeno per quanto riguarda la nomina dei vertici, ancora vacanti. “Ho chiesto un appuntamento per la prossima settimana con il nuovo l’assessore alla Cultura, Luigi De Fanis. Una volta nominato il presidente, concerteremo la figura del nuovo direttore, per il quale ci sono già alcune idee”.



