L’AQUILA – “L’articolo 2 della Costituzione italiana stabilisce un obbligo inderogabile di solidarietà politica, economica e sociale. I provvedimenti presi in questo come in altri casi sono una applicazione di questo obbligo di solidarietà economica e sociale. Nessuna potenza esterna può impedire a un governo italiano di adempiere a quello che è un obbligo costituzionale”.

Era presente anche Alberto Bagnai, senatore della Lega, al summit a Palazzo Silone, sede della Giunta regionale all’Aquila, nel quale si è discusso del tema, foriero di mille polemiche e tensioni, della restituzione delle tasse sospese per il sisma del 6 aprile del 2009.

Sospensione, nel cratere sismico a circa 350 tra imprese e partite iva, che la Commissione europea ha giudicato aiuto di stato.

Il 16 aprile prossimo si terrà una manifestazione di protesta con un corteo che partirà alle 10 e 30 dalla Fontana Luminosa per snodarsi per le vie del centro storico, dove ancora sono visibili i segni di distruzione del sisma del 6 aprile del 2009. 

Alcuni imprenditori, invece, puntano a manifestare anche a Roma.

“Le soluzioni sono due – spiega Bagnai ad AbruzzoWeb – quella di breve periodo, che deve vederci tutti uniti, e quella di lungo periodo sulla quale presuppongo che ci sarà un dibattito. Nel breve periodo naturalmente si parla della sospensiva, adesso sottoposta al giudizio del Tar, ma si parla anche dell’estensione del regime del cosiddetto temporary framework (il quadro di riferimento temporaneo della Ue per gli aiuti di stato, ndr) che alzava la soglia del de minimis sostanzialmente attraverso una franchigia di 500 mila euro alle imprese che fossero in corsa nell’obbligo di restituzione”.

“Però – precisa Bagnai – è chiaro che poi nel lungo periodo, è inutile girarci intorno, c’è da ragionare sul ruolo dell’Europa in questa vicenda, sul ruolo del governo italiano, dei governi italiani e in particolare sulla compatibilità fra l’ordinamento comunitario e alcuni principi del nostro ordinamento costituzionale”.

“L’articolo 2 della Costituzione stabilisce un obbligo inderogabile di solidarietà politica, economica e sociale. I provvedimenti presi in questo come in altri casi sono una applicazione di questo obbligo di solidarietà economica e sociale. Nessuna potenza esterna può impedire a un governo italiano di adempiere a quello che è un obbligo costituzionale”.

Torna, dunque, il ruolo di ‘questa’ Europa.

“Sì, anche se vorrei cogliere l’occasione per far riflettere un po’ tutti, che quando si parla di questa Europa ci si fanno tante illusioni, perché questa Europa è l’unica che c’è. Magari forse dovremmo chiamarla con il suo nome: torna così, drammaticamente in rilievo, il ruolo dell’Unione europea, lo si vede ad esempio nell’enorme carico burocratico, dalla discussione emersa oggi è apparso evidente, che gli imprenditori devono sostenere per scampare a questa misura che, come ha detto il vice presidente della Regione Abruzzo Giovanni Lolli, è profondamente ingiusta”.

“E il costo per riparare a questa ingiustizia, l’onere della prova, le perizie da fare, cade sugli imprenditori – lamenta il senatore leghista – Che intanto pagano, poi se va male pagheranno ancora di più. E questo non va bene”.

Sul problema della sismicità che riguarda soprattutto il sud Europa, dunque su una possibile non comprensione di una problematica nelle stanze ‘nordiche’ di Bruxelles, Bagnai ricorda di averne parlato “diffusamente” sul suo blog in occasione del terremoto di Amatrice”.

“Un’osservazione abbastanza banale – spiega – ma qui il punto è che se si leggono i Trattati europei con attenzione, scopre delle cose abbastanza interessanti. Citavo il fatto che l’articolo 107, quello sugli aiuti di stato, ha una clausola di esenzione per gli aiuti dalla Germania Ovest alla Germania Est, nonché un’altra clausola di esenzione riferita ai territori d’oltremare della Francia. Ora, noi abbiamo il Mezzogiorno, l’Abruzzo è una regione in qualche modo di ‘ponte’ fra il nord e il sud, ma è considerata statisticamente del Mezzogiorno che ha delle problematiche tuttora irrisolte”.

“E non si capisce perché noi non possiamo considerare, a livello di Trattati europei, un’esenzione per casi come questi. Evidentemente perché quando sono stati negoziati avevamo questa classe politica così convinta che l’Europa fosse migliore dell’Italia che ha rinunciato a difendere l’Italia in Europa. Questo oggi non l’ho detto io in sala perché era giusto non fare polemica, però è opportuno che di questo ci si ricordi perché il problema che stiamo vivendo qui su questo territorio è un problema economico, ma è anche, soprattutto e prima di tutto, un problema di scelte politiche che dobbiamo ripensare”, conclude. Filippo Tronca