L’AQUILA – “I risultati resi pubblici da Agenas sono il frutto di una grande sinergia che abbiamo messo in campo tra assessorato, dipartimento, agenzia sanitaria regionale e, sul territorio, da parte delle Asl provinciali”.

A margine della presentazione del nuovo corso di alta formazione in Chirurgia ginecologica, il direttore generale della Asl provinciale dell’Aquila, Paolo Costanzi, in carica dal settembre 2025, non nasconde la soddisfazione per i dati del bollettino trimestrale sull’andamento delle liste d’attesa predisposto dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), sulla base dei dati della Piattaforma nazionale per il monitoraggio delle liste d’attesa, aggiornata al 30 settembre.

Per quanto riguarda le prime visite specialistiche, spiccano infatti i progressi dell’Abruzzo, che passa dal 75,7% all’84,9% delle prestazioni erogate entro le tempistiche previste. La regione si colloca ora al settimo posto in Italia. Per quanto riguarda gli esami diagnostici, l’Abruzzo registra anche in questo caso un miglioramento: passa dal 74,4% del 2025 al 79,8% attuale per le prestazioni garantite entro le tempistiche previste.

Non è un caso che Agenas, nel bollettino, tra le regioni che evidenziano una percentuale di rispetto dei tempi compresa tra l’80% e l’89%, segnali il miglioramento messo a segno da Abruzzo e Lombardia.

Entrando dunque nel merito, Costanzi spiega: “Il risultato è il frutto di una pluralità di attività che stiamo mettendo in campo, come, ad esempio, gli open day, con cui anticipiamo le visite ambulatoriali e le prestazioni diagnostiche già prenotate”.

Gli uffici Cup si sono messi al lavoro già da luglio per consentire agli utenti di anticipare la prestazione prenotata, riducendo sensibilmente l’attesa. Gli operatori del servizio, in sostanza, contattano gli interessati e propongono loro una nuova data tra quelle inserite nei fine settimana di lavoro programmati, in cui spostare la prenotazione per collocarla in una “finestra” ravvicinata. L’utente, ovviamente, può rifiutare, confermando in tal caso la prenotazione originaria.

C’è poi un altro cavallo di battaglia: i recall ai cittadini che “hanno prenotato una visita, per abbattere il numero di coloro che poi non si presentano”. Da un anno, del resto, sono oltre 6mila le chiamate mensili effettuate per ricordare l’appuntamento e molti, alla fine, rinunciano, perché evidentemente non c’era una reale urgenza.

Lo stesso Costanzi lo aveva già spiegato nel corso di una conferenza stampa di febbraio, in cui aveva tracciato un primo bilancio della sua gestione: “I medici di base troppo spesso fanno prescrizioni non conformi: nel nostro ultimo open day, il 44% dei recall ai pazienti ha avuto come esito la decisione di rinviare la visita da parte di chi avrebbe dovuto effettuarla. Dunque, non era urgente, ma questo aveva gonfiato le liste d’attesa. La mancata disdetta delle visite è un danno enorme e c’è una legge che dice che va elevata una sanzione”.