L’AQUILA – “Anche il nostro segretario Matteo Salvini è ‘in squadra’ e non poteva essere altrimenti. La battaglia contro la restituzione delle tasse sospese per il sisma del 2009 va avanti, non possiamo permettere a Bruxelles, con cui vogliamo un rapporto quantomeno alla pari, di dare un colpo finale all’Aquila terremotata e al resto del territorio del cratere sismico”.
Passate Pasqua e Pasquetta, torna prepotentemente sull’agenda politica la questione della restituzione, milionaria, da parte di circa 350 imprese e professionisti del cratere del sisma del 2009, sospese dopo il terremoto e ora richieste dall’Unione europea che le ha considerate aiuti di Stato.
In campo c’è anche il deputato aquilano della Lega, Luigi D’Eramo, che sarà domani tra i presenti al summit convocato dal vice presidente della Giunta regionale d’Abruzzo, Giovanni Lolli, summit che si preannuncia a dir poco infuocato.
Mentre il leader della Lega Salvini, postando sulla sua pagina Facebook un articolo del Fatto quotidiano sulla vicenda, ha dichiarato:·”Mai più servi di questa Unione Europea! Prima gli italiani”,
“Bisogna difendere a tutti i costi le economie della nostra città e del territorio – afferma D’Eramo ad AbruzzoWeb – Questo è un colpo drammatico, direi finale, che va assolutamente evitato. Lavoreremo gomito a gomito con tutte le associazioni di categoria e le rappresentanze sindacali”.
Una questione, quella della restituzione delle tasse, che mette in luce ancora una volta il rapporto a dir poco complesso che ha l’Italia con la struttura sovranazionale dell’Unione europea.
“Noi con Bruxelles vogliamo un rappoorto quantomeno alla pari – è il pensiero del deputatpo leghista – è assurdo che prevalga il tecnicismo rispetto alle esigenze dei cittadini. Un colpo alle spalle di aquesto tipo soffocherenbbe ogni tentativo di ripresa. La sospensione delle tasse a causa di un terremoto devastante non è aiuto di Stato. Punto”.
“Ora non dobbiamo pensare ad affibbiare le colpe – conclude D’Eramo – oggi dobbiamo risolvere un problema nei fatti. A partire anche dalla sospensione dei termini imposti dalla direttiva che il commissario sta esercitando. Sospensione immediata dei termini e contestualmente mettere in piedi tutte il possibile. Se non ci ascoltano? Ci saranno fortissime azioni di protesta”.



