L’AQUILA – “Non è più accettabile che la Regione continui a rimandare segnali di risposta agli appelli del direttore del Centro Sperimentale Marcello Foti sulla possibile chiusura della sede aquilana. È giunta l’ora che gli impegni dalla Regione vengano mantenuti e che si pensi al più presto a salvare quei 10 dipendenti dell’Accademia dell’Immagine, da quasi tre anni senza più lavoro”.
Sono queste le dure e accorate parole di accusa che il segretario generale della Cgil Umberto Trasatti ha rivolge alle più alte cariche della Regione Abruzzo, per scongiurare la minacciata sospensione delle attività didattiche del Centro sperimentale, che attende da diversi mesi una risposta formale alle promesse di finanziamento da destinare alla Scuola di cinema.
Il sindacalista ha già preso visione delle recenti dichiarazioni a questo giornale dell’assessore regionale alla Cultura Luigi De Fanis, che ha garantito sull’imminente liquidità in corso di erogazione. Ma così come il direttore del Centro Foti, anche Trasatti chiede a gran voce una risposta concreta da parte della Regione, che al momento non ha ancora, di fatto, ufficializzato le dichiarazioni tanto sbandierate anche se pure il governatore Gianni Chiodi ha confermato: il problema lo risolveremo.
Così il segretario generale della Cgil dell’Aquila ha risposto a AbruzzoWeb.
Pensa che il Centro sperimentale sia una risorsa importante per L’Aquila?
Ritengo che la venuta all’Aquila sia un fatto molto positivo. Ma è giunto il momento che la Regione mantenga gli impegni presi. A luglio del 2011 abbiamo avuto un confronto come sindacato con tutte le istituzioni locali e regionali, insieme a Foti.
Ma fu una semplice chiacchierata?
No, assolutamente. Anzi. In quell’occasione tutti noi sottoscrivemmo un duplice accordo. Le istituzioni presenti all’incontro si impegnarono formalmente a utilizzare il patrimonio immobiliare dell’Accademia e rilanciare la Scuola di cinema. Tutti furono d’accordo a dar corso alle attività del Centro sperimentale ma insieme a garantire impegni occupazionali.
A chi si riferisce in particolare?
Mi riferisco ovviamente a quei 10 ex dipendenti dell’Accademia dell’Immagine, che oggi vivono con 400 euro al mese di cassa integrazione, che andrà riducendosi via via, di anno in anno. Queste persone sono padri di famiglia. Non mi sembra serio che vengano dimenticati. Mi auguro che presto la Regione risponda all’appello del direttore Foti. Se i soldi ci sono devono essere dati.
Se è vero che i soldi ci sono, perché secondo lei la Regione non risponde ancora con un semplice atto formale?
Non capisco. Non riesco a immaginarlo, a meno che non si pensi a un’ulteriore variazione di bilancio. Questi inspiegabili segni di indifferenza stanno creando solo problemi: penso anche a quei 3 ragazzi, altri 3 ex dipendenti dell’Accademia, che oggi lavorano presso il Centro. E che dall’oggi al domani potrebbero essere licenziati. Quando è venuta all’Aquila la Scuola, infatti, si riuscirono a salvare solo 3 dipendenti su 13. Ora il problema riguarda tutti loro. Che si possa rischiare di far saltare tutto è davvero paradossale.
Quanto davvero sta a cuore alle istituzioni la salute culturale di questa città?
Non dobbiamo dimenticarci che L’Aquila si candida a essere Capitale della Cultura nel 2019: sarebbe dunque impensabile arrivarci con questi requisiti, perdendo in questo modo le più importanti istituzioni del settore. Dietro la cultura e le attività connesse non c’è solo il decoro e il carattere di un popolo, ma anche gente che rischia di perdere il lavoro e dunque la propria dignità.
Il settore culturale impegna molti professionisti in Abruzzo. Non è così?
Certo che sì. E molti. Oggi l’Abruzzo conta circa 2.000 addetti nel settore culturale e circa il 50% di questi sono all’Aquila. I tagli di questa Regione alla cultura incidono dunque fortemente sulle sorti di questa città, che vive e deve vivere principalmente di questo. Bene che questa prestigiosa Scuola di cinema possa rimanere nel capoluogo. Ma è anche giusto che si rispettino anche i lavoratori.
L’accordo stipulato con gli enti locali cosa prevedeva?
Quando sottoscrivemmo l’accordo con Comune, Provincia e Regione gli impegni dei soci era tra l’altro di utilizzare il prezioso patrimonio immobiliare dell’Accademia per ripianare le difficoltà di questa istituzione e insieme rilanciare così le attività della Scuola di cinema.
L’Aquila è in fondo lo specchio di una realtà ben più grande. La crisi si fa sentire ovunque. Ma la politica nazionale come sta rispondendo?
Purtroppo viviamo in un Paese nel quale tantissime aziende rischiano la chiusura perché la pubblica amministrazione non rispetta gli impegni presi. Nei confronti del Centro sperimentale la Regione aveva garantito cose precise oltre un anno fa: adesso è tempo che rispetti i patti sottoscritti. È troppo facile farsi fare le riprese in tv e mettersi in passerella alle inaugurazioni, solo per stare sotto i riflettori. Gli impegni fanno rispettati e mantenuti. E non solo declamati.






