L’AQUILA – Lezioni a rischio da nord a sud oggi, per lo sciopero generale che, oltre alla sanità e al pubblico impiego, riguarderà anche il mondo della scuola.
Insegnanti e studenti scenderanno in piazza per protestare contro quelli che ritengono essere gli insufficienti stanziamenti nella legge di bilancio per il contratto, agli assenti fondi per il diritto allo studio, “l’idea di scuola del governo sempre più povera, divisa e precaria”. Contestate anche riforme come l’autonomia differenziata, il dimensionamento scolastico “con il taglio di quasi 900 istituti, l’alto tasso di lavoro precario, le riforme della condotta e della filiera tecnico professionale, che rischiano di rendere la scuola un moltiplicatore di disuguaglianze, subordinato alle logiche del mondo delle aziende e dei privati”.
E scatta la mobilitazione anche in Abruzzo: in piazza Plebiscito, a Lanciano (Chieti), si prevedono oltre 2000 manifestanti provenienti da tutta la regione.
La Flc Cgil, insieme alle Confederazioni di Cgil e Uil, ha proclamato lo sciopero nazionale per l’intera giornata di tutto il personale di scuola, università, Ricerca, AFAM, formazione professionale e scuola non statale. In Abruzzo, le lavoratrici e i lavoratori dei settori della conoscenza, parteciperanno alla manifestazione che si terrà a Lanciano.
Uil e Cgil ribadiranno, con gli interventi dei segretari Michele Lombardo e Carmine Ranieri, dei delegati, degli studenti e della segretaria nazionale Uil Ivana Veronese, la necessità di “un’altra politica economica, sociale e contrattuale in grado di contrastare l’impoverimento di lavoratori e pensionati, di alzare i salari, estendere i diritti e offrire un futuro ai giovani”.
“Chiederemo al Governo di modificare radicalmente la Legge di bilancio e chiedere alle forze politiche in Parlamento di aiutarci a sostenere la nostra posizione e di mettere in campo questioni che siano una risposta vera, concreta e reale a quella parte del Paese che soffre di più”, hanno fatto sapere i sindacati.
“Tante sono le ragioni per scioperare e far sentire la voce dei lavoratori del settore, che continuano ad essere penalizzati con la riduzione di risorse e di organici e sviliti quotidianamente con operazioni ideologiche, che nulla hanno a che fare con la crescita del nostro sistema formativo e con l’esigenza di garantire alle studentesse e agli studenti una scuola pubblica di qualità”.
“Lo stanziamento nella legge di bilancio 2024 di risorse adeguate per il rinnovo dei contratti per tutto il personale, stabile e precario, per rispondere alla perdita del potere di acquisto. A fronte di un’inflazione cumulata pari al 18% in tre anni, il governo stanzia risorse che ne coprono appena 1/3 (il 5,8%); Un piano di stabilizzazioni straordinario per sanare l’annoso e ormai strutturale problema del precariato in tutti i settori del comparto. Ricordiamo che quest’anno ci sono oltre 6.000 i precari nelle scuole abruzzesi, consolidando un dato ormai strutturale, ovvero circa il 20% dei lavoratori della scuola è precario. Al contrario, occorrerebbe intervenire con politiche per il reclutamento in grado di saper coniugare il rispetto dei diritti acquisiti e la continuità didattica con la qualità dell’offerta formativa; Investimenti in tutti i nostri settori, a partire dal significativo incremento delle risorse per gli organici, il tempo scuola e il diritto allo studio; la percentuale di alunni che frequentano il tempo pieno in Abruzzo è del 24%, a fronte di una media nazionale del 38% e percentuali al di sopra del 50% nelle regioni del centro nord; Il blocco immediato di ogni progetto di autonomia differenziata, tramite lo stralcio dell’istruzione e della ricerca dalle 23 materie regionalizzabili previste dal DDL Calderoli. Il diritto all’istruzione deve essere garantito ed esercitato in maniera uniforme in ogni angolo del Paese, mentre la cosiddetta ‘autonomia differenziata’ spacca e disunisce il paese, riduce diritti e rappresenta il preludio alla privatizzazione della scuola pubblica così come già accaduto nella sanità in alcune regioni; Investire in conoscenza vuol dire investire sul futuro. Un paese che taglia sulla conoscenza è un paese che taglia il proprio futuro. Il blocco immediato di iniziative di disinvestimento come il dimensionamento scolastico. Le nuove norme prevedono un innalzamento dei parametri per l’attribuzione del numero di autonomie scolastiche, che vengono attribuite ad ogni regione in proporzione al numero degli alunni. La normativa, che si applicherà dall’a.s 2024/25, porterà al taglio di 13 Istituzioni scolastiche in tre anni in Abruzzo: dalle 190 attuali si passerà a 179 nell’a.s 2024/25 (177 nel 2026/27). Si tratta però solo dell’inizio: se il criterio verrà confermato, complice il costante decremento demografico, la nostra Regione rischia ulteriori tagli”.
“Il percorso comune di mobilitazione con scioperi su base regionale – il 17 novembre per i lavoratori delle regioni del Centro Italia – ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica, nel modo più capillare e diffuso possibile, sulle gravi criticità della manovra economica e di chiedere al Governo e alle istituzioni territoriali di assumere provvedimenti in materia di lavoro (salari, contratti, precarietà), politiche industriali, sicurezza sul lavoro, fisco, previdenza, rivalutazione delle pensioni, istruzione e sanità, necessari a ridurre le diseguaglianze e a rilanciare la crescita”.
Per Michele Lombardo, segretario generale Uil Abruzzo, e Carmine Ranieri, segretario generale Cgil Abruzzo Molise: “La Legge di bilancio che è in via di definizione nell’iter parlamentare e che il Governo ha messo in campo non la riteniamo a favore di lavoratori, pensionati, giovani e precari. Le ricadute della manovra nella nostra regione sono tutt’altro che positive. I pochi fondi stanziati per la sanità pubblica nazionale si ripercuotono in modo negativo sul sistema sanitario abruzzese che non è più in grado di garantire servizi adeguati, soprattutto alle fasce più deboli della popolazione. La riduzione dei trasferimenti agli enti locali significa meno sostegno alle istituzioni comunali e meno risorse per le politiche sociali”.
E ancora: “Nella manovra non vi è attenzione sull’aiuto alle politiche industriali legate al sistema produttivo nazionale e regionale; in Abruzzo il sistema produttivo è un asse portante per la crescita economica della regione e anche questa volta viene disattesa la necessità di aiutare quelle realtà industriali che contano molti occupati. Manca completamente l’attenzione sul tema della sicurezza sul lavoro, l’Abruzzo è una regione particolarmente esposta a incidenti, spesso anche mortali, sul posto del lavoro – da inizio 2023 sono 27 i lavoratori che hanno perso la vita – e questo significa che è necessario intervenire con politiche di sostegno e investimento per la cultura della sicurezza sul lavoro. La Legge di bilancio disattende le richieste del sindacato su previdenza e pensioni per una riforma strutturale del sistema previdenziale che vada incontro alle nuove generazioni, che entrano nel mondo del lavoro e che non hanno certezza di avere domani una pensione pubblica. Sulle pensioni la legge disattende la nostra richiesta e inoltre peggiora la situazione: pur mantenendo quota 103, la rende totalmente contributiva vanificando il fatto che chi vuole accedere alla pensione con quota 103, viene fortemente penalizzato; inoltre viene peggiorata l’Opzione donna e cancellata l’Ape sociale. La manovra poi taglia altri 350milioni di euro destinati all’alta velocità e alta capacità (av/ac) sulla linea ferroviaria adriatica e il silenzio da parte governo regionale è imbarazzante”.
Nella scuola, ha detto la segretaria Flc Cgil Gianna Fracassi, “è in atto una vera e propria spending review che si tradurrà, col dimensionamento, in un taglio lineare che rischia di sguarnire il sistema dell’istruzione soprattutto nei territori più deboli come il Sud e le aree interne. Saremo in piazza anche contro il tentativo di privatizzare interi pezzi della conoscenza tramite l’entrata dei privati nella governance degli istituti con l’introduzione della nuova filiera tecnico-professionale. Le risorse in legge di bilancio per rinnovare i nostri contratti sono insufficienti e non si affronta il tema della stabilizzazione dei 200 mila precari della scuola”.
“Scenderemo in piazza con i lavoratori e le lavoratrici del sindacato che hanno deciso di convergere sullo sciopero internazionale studentesco”, ha affermato per gli studenti Tess Kucich, coordinatore della Rete della Conoscenza.
“La nostra generazione – ha aggiunto – vive il dramma di passare da una crisi all’altra. Siamo cresciuti durante e dopo la crisi del 2008, abbiamo vissuto sulla nostra pelle la pandemia ed oggi ci troviamo ad affrontare le conseguenze del carovita in un paese in cui il valore reale dei salari negli ultimi decenni è andato calando. Siamo più poveri dei nostri genitori, paghiamo affitti
folli per vivere nelle nostre città, facciamo lavori precari e sottopagati, subiamo decenni di politiche sociali ed ambientali che hanno lacerato il nostro tessuto sociale e messo in pericolo in nostri territori”.
Anche l’Unione degli universitari boccia la legge di bilancio e si mobilita in 30 piazze in tutta Italia con lo slogan “Non resteremo a guardare”: secondo il sindacato studentesco, la manovra non risponde alle necessità degli studenti ed esclude migliaia di giovani dall’università a causa degli scarsi investimenti.
“Non è accettabile – dicono gli universitari – vedere 28 milioni di euro in meno sulle borse di studio e uno stanziamento di neanche 6 milioni per aiutare gli studenti fuorisede. Anche sulle residenze universitarie, ci sentiamo presi in giro quando la ministra dell’Università Anna Maria Bernini annuncia che realizzeranno soltanto 5.600 posti letto in quattro anni”.






