GENOVA – Una società di consulenza fiscale con sede legale a Roma ma operativa da Chiavari (Genova), la Tributi Italia Spa, per anni ha riscosso l’Ici in nome e per conto di almeno 400 Comuni italiani facendo sparire con artifici contabili e altri sistemi oltre 100 milioni di euro.

Il genio della truffa era Giuseppe Saggese, 52 anni, originario di Rapallo, amministratore di fatto della Tributi, che è stato arrestato per un’appropriazione complessiva di fondi di almeno 20 milioni di euro.

Li usava per vivere nel lusso: yacht, vacanze da sogno, feste e lusso a tutto spiano, con prelievi di 10 mila euro al giorno, mentre i suoi 1.000 dipendenti venivano cacciati uno dopo l’altro.

Ora è accusato di peculato, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, omesso versamento di ritenute certificate e omesso versamento Iva.

L’INCHIESTA

La Guardia di finanza di Genova ha arrestato per peculato e reati fiscali in tutto 5 persone e sequestrato beni e denaro per 9 milioni.

Il comando provinciale delle Fiamme Gialle di Genova ha precisato che sono state effettuate perquisizioni in diverse abitazioni nel Tigullio, in provincia di Piacenza e a Roma.

Gli arresti sono stati eseguiti su ordine del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Chiavari, Fabrizio Garofalo, che ha accolto la richiesta di custodia cautelare avanzata dal pubblico ministero Francesco Cozzi.

Oltre ai 5 arrestati, altre 4 persone sono state denunciate a piede libero.

LA TRUFFA

La società operava su oltre 400 Comuni in tutta la penisola. Si occupava su incarico dell’ente comunale della riscossione delle tasse locali (Ici, Tosap eccetera).

Ma, una volta incassate le somme, al netto di quanto le spettava per l’incarico ricevuto, anziché riversarle nelle casse dei Comuni le tratteneva sui propri conti.

Attraverso rapporti con altre società, tutte riconducibili all’amministratore Saggese, quei fondi poi “sparivano” a beneficio di quest’ultimo.

Una delle consulenze ha fruttato un compenso di 2 milioni di euro.

1.000 DIPENDENTI LICENZIATI, YACHT E LUSSO PER LUI

Tributi Italia era di fatto una società fantasma, fallita da molto tempo.

Dal 2006 al 2009 non solo ha riscosso le tasse comunali senza versare gli importi, ma ha anche licenziato gran parte dei suoi 1.000 dipendenti, oppure ha messo altri in cassa integrazione.

Tutto ciò ha consentito a Saggese di vivere nel lusso.

La Finanza ha precisato che l’amministratore era il vero ‘dominus’ della frode, e che lui si è appropriato certamente di 20 milioni, se non di più.

Nei suoi confronti sono stati accertati prelievi bancari anche di 10 mila euro al giorno, in contanti.

Quindi yacht, aerei privati, autovetture di lusso, soggiorni in località prestigiose, feste mondane.

Grazie agli artifici contabili da lui elaborati, le somme incassate in nome e per conto dei Comuni venivano poi distribuite in altre società, tutte legate a Tributi Italia, e solo in minima parte finivano nelle casse comunali.

COMUNI SULL’ORLO DEL DISSESTO

“Anche per questo – ha precisato la Guardia di Finanza – alcuni Comuni sono arrivati sull’orlo del dissesto finanziario”.

Tributi Italia, essendo entrata in stato di insolvenza, è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Roma, e la procura della Repubblica di Roma procede per violazione della legge fallimentare.