ATESSA – “In consiglio regionale per il centrosinistra è stato un clamoroso autogol rinunciare a quota parte dei cosiddetti ‘fondi a pioggia’, è stato un regalo fatto al centrodestra che ci ha impedito di dar seguito alle richieste di tanti sindaci e realtà vive del territorio. Ho provato a spiegarlo al professor D’Amico, grande persona, ma forse troppo accademico, gli manca l’esperienza politica e amministrativa”.

Il dono della schiettezza: nell’intervista ad Abruzzoweb il consigliere regionale di Abruzzo Insieme, Vincenzo Menna, ex vicesindaco ed ora consigliere comunale di Atessa, in provincia di Chieti, esce allo scoperto e almeno su questo punto prende pubblicamente le distanze dal suo capogruppo, il professor Luciano D’Amico, ex rettore dell’Università di Teramo. Candidato presidente del campo largo, sconfitto a marzo 2024 dal riconfermato Marco Marsilio, di Fdi. E che poi sta faticando ad affermarsi come coordinatore dell’intera opposizione, destando crescente irritazione per le prese di posizione non condivise sulla Asl Unica, sul collegio unico regionale, proposte del centrodestra e di Marsilio, come già evidenziato criticamente dal suo collega di Abruzzo insieme, il teramano Giovanni Cavallari, sempre in una intervista ad Abruzzoweb.

Menna nel suo dissenso non si riferisce però solo alle citate questioni, affronta anzi il toro per le corna, riferendosi alla linea intransigente del professore contro i fondi a pioggia decisi a discrezione nella legge di bilancio di fine anno, l’ultima volta da ben 13 milioni di euro, nonostante il bubbone del debito sanitario, che anche quest’anno potrebbe arrivare a 126 milioni di euro, a beneficio di oltre 1.700  Comuni,  associazioni sportive, eventi culturali, concerti, bande, sagre, mostre, feste e parrocchie, pro loco e quant’altro.

Fondi distribuiti solo dal centrodestra, a parte le briciole, poi in buona parte congelati per il deficit sanitario. Con il centrosinistra che è salito sull’Aventino, rinunciando, a differenza degli altri anni,  alla sua fetta di torta, adeguandosi alla linea dura ed aliena ad ogni compromesso di D’Amico, per le quali la manovra d’aula altro non è che una teoria di marchette, regalie, una pratica di surrettizio voto di scambio, invocando bandi pubblici con criteri di scelta oggettivi, ordini di priorità e canoniche graduatorie.

Ebbene, Menna non è stato e non è affatto d’accordo con la linea politica del suo capogruppo,

“Luciano D’Amico è coordinatore a tutti gli effetti dell’opposizione, è una persona di grande spessore culturale ed anche dal punto di vista umano. Ma forse gli manca un po’ di esperienza politica e amministrativa, è un po’ troppo accademico e come sappiamo in politica serve anche altro”, premette, per poi dire chiaro e tondo: “non mi sono mai nascosto e mai mi nasconderò, sono fatto così: sulla cosiddetta legge mancia, o manovra d’aula,  sono stato tra quelli, e non sono il solo, a sostenere e spiegare chiaramente al professore che sarebbe stato un errore clamoroso rinunciarci, tirarci fuori, che sarebbe stata una clamorosa autorete”.

Il cronista ricorda però che l’abolizione della legge mancia era nel programma di governo, come più volte ricordato da D’Amico.

“Sì è vero, in campagna elettorale l’abbiamo detto e ci abbiamo messo la faccia tutti quanti, non solo il professore. Ma noi abbiamo detto anche che, se avessimo vinto, quello faceva parte del nostro programma di governo, avremmo cioè trovato altre modalità di erogazioni dei fondi, meno discrezionali, più oggettive ed eque”.

A vincere è stato però il centrodestra, e ragiona pragmaticamente Menna, “dobbiamo prendere atto di quella che è la la realtà, non possiamo ora lasciare campo libero ad una maggioranza che rifiuta il il confronto e la collaborazione, e consolida il consenso. Non partecipare alla ripartizione dei fondi, pretendendo quota parte da utilizzare, significa non dare risposta al territorio. E non è come si vuol far credere, che si tratta di voto di scambio, di comprare gli elettori, sono i sindaci, i territori che chiedono urgentemente risposte, che il centrodestra non dà e a queste condizioni non possiamo dare nemmeno noi”.

In ogni caso Menna ritiene che pur lasciando facoltà di scelta ai consiglieri regionali, perché “bisogna anche dare la responsabilità di fare il politico vero, che si assume le responsabilità”, qualche regola la si può mettere.

Ad esempio, “si può stabilire che nella manovra d’aula la priorità nell’attribuzione dei fondi devono averla i Comuni, a maggior ragione per compensare i tagli effettuati dal governo centrale.   E poi le associazioni meritevoli, storiche, consolidate, che durante l’anno svolgono attività tangibili e documentabili, per le società sportive sportive si può stabilire che i fondi siano vincolati a determinati acquisti di materiali e attrezzature, a migliorie delle strutture”.

Per dicembre, comunque chiosa Menna, “probabilmente “non ci sarà nessuna manovra d’aula, è sotto gli occhi di tutti che sarà un bilancio lacrime e sangue a causa del macigno del debito della sanità, che ha bloccato di fatto l’attività amministrativa prosciugando tutti i capitoli. E poi basta leggere l’esito del tavolo di monitoraggio di luglio, che ha bocciato la Regione su tutti i fronti, prevedendo un deficit per il 2025 di 126 milioni, tanto che il rischio di commissariamento, arrivati a questo punto, non è affatto remoto”.

Infine Menna si definisce “l’unico vero civico” presente in consiglio regionale: “non sono mai stato in un partito, sono di area di centrosinistra e il mio punto di riferimento è Enrico Berlinguer. E credo che il centrosinistra debba assolutamente allargarsi al civismo, se vuole guadagnare consenso, se vuole far tornare alle urne quella metà della popolazione che resta a casa. Il nostro perimetro non può essere solo quello dei partiti, con il Pd che detta la linea”. (f.t.)