L’AQUILA – Il tribunale dell’Aquila, accogliendo, solo in minima parte, il ricorso di due candidati non eletti in occasione delle elezioni riguardanti l’Asbuc (Amministrazione separata dei beni di uso civico di Forcella), ha dichiarato la decadenza di Anna De Nuntiis, in quanto figlia del presidente Domenico De Nuntiis, confermando “il diritto alla nomina di consigliere del Comitato”, al suo posto, per uno dei ricorrenti, Roberto De Nuntiis, essendo il primo dei non eletti tra i candidati con 24 voti. Va comunque precisato che la giovane consigliera si era dimessa per motivi di lavoro in precedenza come risulta agli atti.
Si tratta di una controversia, ora decisa, ma incardinata un anno fa, e discussa il 14 luglio scorso, che era stata già valutata in appello ma poi gli atti sono stati di nuovo rinviati al tribunale. Domenico De Nuntiis, a scanso di equivoci, resta presidente. Va precisato, inoltre, che in quei territori si ripetono gli stessi cognomi senza che, a parte il caso in questione, ci siano parentele.
L’altra ricorrente era Maria Serena Pacione che resta fuori dal consiglio avendo riportato un voto in meno di Roberto De Nuntiis. Secondo il tribunale (Elvira Buzzelli, Giovanni Spagnoli, Flaminia Ielo) dopo aver esaminato lo Statuto, “non possono, contemporaneamente far parte del Comitato di amministrazione gli ascendenti e discendenti e affini di primo grado”, come in questo caso visto che si tratta di padre e figlia.
Una decisione che comunque agita ancora di più le acque all’Asbuc dopo che la Pacione, avendo acquistato l’area dove si trova la storica fontana di Santi di Preturo, la ha recintata e chiusa ritenendola abusiva. Ne è seguito un esposto ai carabinieri e al Comune da parte del presidente di Asbuc che ritiene illegale questa decisione.
Per la verità al vaglio del tribunale era stata posta anche la questione di incompatibilità del presidente Domenico De Nuntiis e del consigliere Giovannino Di Gennaro per la sussistenza di liti pendenti in violazione dello statuto. Ma il tribunale non ha condiviso questa impostazione.
“In punto di fatto”, si legge nella motivazione, “deve essere ribadito che non configura certamente una ‘lite pendente’ l’aver presentato un esposto da cui sarebbe in seguito scaturito un processo penale: pur se i ricorrenti nulla hanno prodotto in relazione alla sussistenza di tale procedimento penale, è verosimile che lo stesso sia stato incardinato nei confronti di persone fisiche piuttosto che verso l’A.S.B.U.C., in considerazione del contenuto degli esposti presentati. La circostanza, pertanto, non è idonea ad integrare la causa di incompatibilità prevista dallo Statuto”.
“In secondo luogo, posto che tra le cause di incompatibilità di cui all’art. 7 non è prevista alcuna ipotesi di “conflitto di interessi” nei termini prospettati dai ricorrenti, nemmeno può ravvisarsi la sussistenza di una ‘lite pendente’ in relazione alle controversie relative all’A.S.B.U.C. richiamate nel ricorso, sia in quanto ormai definite sia perché riguardanti De Nuntiis Maria Grazia e De Nuntiis Francesco, dunque persone diverse dai candidati contestati”.
Nel dispositivo si ravvisa che i giudici hanno condannato in solido l’Asbuc di Forcella e i due De Nuntiis al pagamento delle spese a favore dei ricorrenti per quasi 6mila euro.
I ricorrenti sono stati assistiti dagli avvocati Fabrizio Di Marco e Pio Ludovici mentre la parte resistente è stata difesa dall’avvocato Emilio Bafile, che impugnerà la sentenza, tutti legali del Foro dell’Aquila. Secondo la difesa, inoltre, il subentro del nuovo consigliere non sarebbe possibile perche di un’altra lista rispetto alla lista vincente.






