PESCARA – Un grande show rock, con lo spazio per le ballate, per le cavalcate scatenate, per i successi intramontabili e per i pezzi nuovi.

Questo è stato il concerto ieri sera a Pescara di Luciano Ligabue, tornato all’Adriatico dopo quasi due anni esatti (6 agosto 2008), che alla fine è stato visto da più di 25 mila persone, superando le previsioni, “e magari di lunedì sera fossero tutti come voi”, ha sottolineato il rocker di Correggio alla fine.

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L’inizio è stato puntualissimo. Alle 21.30, dopo un count down di dieci minuti, il manager dell’artista, Claudio Maioli, è entrato per primo sul palco, cantando la scanzonata Taca Banda assieme al pubblico e introducendo il Liga e la band, composta da Federico Poggipollini, Niccolò Bossini, Michael Urbano, Kaveh Rastegar, Josè Fiorilli, Luciano Luisi e Corrado Rustici.

L’artista ha subito sciorinato un tris di pezzi tratti dall’ultimo album, Arriverderci, mostro!, il più venduto del 2010: Quando canterai la tua canzone, La linea sottile e Nel tempo.

Due hit del passato hanno poi entusiasmato i fan, la scatenata Balliamo sul mondo, prima canzone del primo album, Ligabue del 1990, e la romanzata Bambolina e barracuda.

Ligabue si è avvicinato il più possibile ai fan per cominciare a cantare Certe notti, forse la sua canzone simbolo, e poi ha cominciato ad alternare canzoni datate (tra le altre l’intensa Il giorno di dolore che uno ha, Libera nos a malo, Piccola stella senza cielo, Marlon Brando è sempre lui, con la citazione di Francavilla che ha entusiasmato i fan della cittadina costiera, Sulla mia strada) agli ultimi inediti: La verità è una scelta, Atto di fede, Ci sei sempre stata, Il peso della valigia e Un colpo all’anima.

Un momento toccante è stato quando in memoria di Luciano Russi, scomparso ex rettore dell’Università di Teramo, che a Ligabue nel 2004 diede la laurea ad honorem in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo, sul palco è stata eseguita per la prima volta in questo tour Caro il mio Francesco, dedicata a Francesco Guccini, che ha sostituito in scaletta Ho perso le parole.

Due pezzi sfrenati, di rock puro, hanno concluso il concerto, A che ora è la fine del mondo e Urlando contro il cielo, mandando in visibilio i fan, prima del momento dei “bis”: Tra palco e realtà, Buonanotte all’Italia e, a chiudere, Il meglio deve ancora venire, cantata a luci completamente accese e dopo un appello di Liga ai suoi fan a “pensare a futuro positivo per vivere un presente positivo”. (alb.or.)