CHIETI – “L’Istituzione del Parco della Costa Teatina con la sua attuale perimetrazione è un gravissimo danno per l’economia e la stessa immagine dell’Abruzzo”. Così si è espresso il Presidente di Confindustria Abruzzo, Agostino Ballone, sull’annosa vicenda legata alla proposta di Istituzione del Parco della Costa Teatina.

“In realtà – ha evidenziato il Presidente regionale degli Imprenditori – si sta discutendo di un territorio già fortemente antropizzato su cui insistono importanti e consistenti attività imprenditoriali nonché importanti snodi infrastrutturali. E’ sufficiente fare un giro in macchina: è un territorio che nulla ha a che vedere con ‘l’Abruzzo regione verde’ che si vuole rappresentare. È un controsenso volto solo a danneggiare attività imprenditoriali già operanti e nuovi investimenti. Su tale materia Confindustria è già intervenuta in più sedi e occasioni e attiverà ancora ogni iniziativa necessaria volta a tutelare gli interessi non solo delle imprese locali ma anche degli stessi territori e popolazioni interessate che sicuramente, stante la situazione sopra rappresentata, non possono avere nel turismo prospettive di crescita e sviluppo sociale e occupazionale”.

Su tale questione Confindustria era già intervenuta in più occasioni: in ultimo con due lettere indirizzate alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, oggi competente della materia, alla Presidenza della Regione Abruzzo e alla stessa Presidenza nazionale di Confindustria.

Nelle missive, sempre a firma del Presidente di Confindustria regionale, “si evidenziava – si legge nella nota – come il territorio abbia caratteristiche socioeconomiche difficilmente compatibili con un’idea di parco quale quella espressa dalla legge 394/91, essendo in larga parte antropizzato, infrastrutturato con importanti snodi intermodali (porti e autoporti, raccordi ferroviari e stradali ecc…) e interessato da numerosi insediamenti produttivi preesistenti. Inoltre, pur dando atto al Commissario di aver fatto ogni sforzo per ridurre l’impatto sulle attività preesistenti e sull’utilizzo delle infrastrutture, Confindustria, in tali missive, evidenziava come comunque permangano forti criticità nella proposta perimetrazione soprattutto per le aree contigue ai Porti ed alle infrastrutture ferroviarie”.

Tornando su tale questione, il Presidente Ballone evidenzia quindi come “le aree di maggior pregio e le emergenze storico-culturali ed ambientali presenti nel territorio siano di fatto già sottoposte a vincoli di varia natura e quindi comunque protette secondo lo spirito della legge ma che il tentativo di creazione di aree di integrazione tra queste ultime e le nuove crea notevoli problemi di compatibilità con le attività sia industriali che agricole in special modo, tanto che tra i principali oppositori vi sono proprio diverse organizzazioni del mondo agricolo.

Allo stesso modo persiste una grande insoddisfazione, che si traduce in ferma opposizione, da parte di numerosi sindaci circa la proposta di perimetrazione. Lo stesso Consiglio regionale, di recente, ha poi deliberato contro la stessa proposta di perimetrazione del Parco. La creazione di una sovrastruttura amministrativo/burocratica costituita dall’Ente Parco, la istituzione dei suoi organi di governo e la creazione di un piano e un regolamento sovraordinati agli attuali strumenti pianificatori e di gestione del territorio, rappresentano solo un aggravio di tempi e costi a carico degli operatori pubblici e privati”.

Per questi e altri motivi, pertanto, il Presidente di Confindustria Regionale, alla vigilia di una importante Conferenza dei servizi unificata che avrà luogo a Roma nei prossimi giorni, rinnova l’invito al Presidente Luciano D’Alfonso, alla Presidenza  del Consiglio dei Ministri e alle istituzioni competenti a non assumere decisioni che potrebbero avere ripercussioni molto pesanti sullo sviluppo e la sostenibilità economica di un intero territorio che per sua attuale configurazione e  vocazione nulla ha a che vedere con una idea di Parco”.

Sulla stessa lunghezza d’onda si sono espressi in una conferenza stampa a Pescara i rappresentanti di Forza Italia, in vista della riunione ministeriale del 10 settembre prossimo. “Un tavolo tecnico – ha spiegato il parlamentare forzista Fabrizio Di Stefano – al quale non sono stati invitati i rappresentanti delle amministrazioni comunali e provinciali sostituiti da Anci e Upi, perché? Evidentemente non si vuole ascoltare il territorio. Del resto negli ultimi mesi, durante i quali era in carica Pino De Dominicis, il Commissario non ha fatto praticamente nulla, non c’è stata nessuna concertazione, non sono stati ascoltati né i Comuni né le associazioni di categorie né le organizzazioni professionali.

Alla base della perimetrazione presentata – evidenzia Di Stefano – che si basa incredibilmente su cartine del 1956, non c’è nessun criterio né tecnico né scientifico. Noi non ci stiamo: meglio nessun Parco piuttosto che un cattivo Parco. Sono pronto a presentare un esposto alla magistratura per verificare se dietro la perimetrazione a pettine ci sia un qualche interesse di qualcuno che possa trarre vantaggio dall’aumento del valore dei terreni ricadenti sui confini. Questo fa da contraltare alla pesante svalutazioni di quelle proprietà che invece ricadono nel perimetro del Parco della Costa e che di fatto saranno penalizzati. Siamo sicuri che il documento sia stato realizzato in maniera asettica? Tra l’altro, contro il Parco si è pronunciato addirittura il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, oltre ai rappresentanti locali di Confindustria e delle organizzazioni di professionali agricole ma De Domincis è rimasto passivo”.

Il Presidente della Commissione Vigilanza in Regione, Mauro Febbo: “Due episodi vanno rimarcati. In primis, il 14 luglio scorso il Consiglio regionale ha approvato una risoluzione a firma del sottoscritto, Andrea Gerosolimo e Mario Olivieri, votata da maggioranza e opposizione compreso D’Alfonso, con la quale si chiedeva di rivedere la perimetrazione ma alla quale non è stato dato seguito. Lo stesso Presidente si era impegnato ad attivarsi presso il Ministero ma nulla è stato fatto.

Non c’è nessuna logica in questo Parco, non si capisce dove sarà la sede e non c’è nessuna menzione sulle risorse a disposizione. Le Misure di salvaguardia elaborate dal Commissario non tengono conto del sistema turistico e di un’agricoltura di alta qualità, danneggiando pesantemente le Zone 1 e 2. Non solo, nella zona 3 ad esempio per gli interventi sugli edifici sarà necessaria l’autorizzazione del Parco con i Comuni che di fatto perderanno le loro competenze. Mi auguro che i Sindaci si riapproprino dei loro territori e contestino questo Parco”.

Ha aggiunto Lorenzo Sospiri, capogruppo di Forza Italia: “L’Anci parteciperà alla conferenza ministeriale con un funzionario e non con il suo presidente Lapenna e questo è già un aspetto grave e che la dice lunga sul comportamento del centrosinistra. Inoltre ci dicevano che con il Parco avremmo scongiurato Ombrina ma così non è stato: oltre al danno la beffa soprattutto per gli amministratori locali”.

Critici anche i rappresentanti delle amministrazioni comunali come Mimmo Budano, sindaco di Villalfonsina: “I Comuni non sono stati minimamente presi in considerazione. Noi ribadiamo la nostra contrarietà a un Parco fatto in questo modo, perché non possiamo permetterci di ammazzare quel poco di economia che rimasta; le nostre aziende si troveranno di fronte a uno scenario catastrofico. Questo Parco sembra tanto una ‘cambiale elettorale’ che però non porterà nulla di buono per la costa teatina”.

“E’ gravissimo che Luciano Lapenna non partecipi alla riunione – sottolinea anche Antonio Monteodorisio, Consiglio comunale di Vasto – e la cosa ancora più preoccupante è rappresentata da un Parco imposto dall’alto e non condiviso che rischia di essere l’ennesimo carrozzone politico e non una locomotiva per i nostri territori”.

Presenti in conferenza stampa anche il Sindaco di San Salvo,Tiziana Magnacca e il consigliere comunale di Torino di Sangro Nino Di Fonzo.