ROMA –  «Discutere della riorganizzazione del Consiglio Universitario Nazionale significa parlare di quale Università vogliamo costruire per l’Italia dei prossimi anni. Un’Università più moderna, più accessibile e capace di accompagnare le nuove generazioni nelle sfide del futuro».

È quanto dichiara il senatore aquilano Guido Liris, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Bilancio al Senato, intervenendo in aula del Senato sul provvedimento di riorganizzazione del CUN. «Avendo vissuto l’Università prima da studente e poi da medico specializzando – sottolinea Liris – conosco direttamente il valore della formazione, della ricerca e della qualità dei docenti, ma anche le difficoltà che ogni trasformazione del sistema universitario porta con sé. Per questo credo che quando parliamo di Università non possiamo limitarci a discutere di strutture, organigrammi o norme: dietro ogni scelta ci sono giovani che studiano, ricercatori che costruiscono il proprio futuro, docenti che formano le nuove generazioni e famiglie che fanno sacrifici per consentire ai propri figli di raggiungere un traguardo».

«Il CUN è un organo importante di rappresentanza, confronto e consulenza del sistema universitario. Proprio per questo dobbiamo metterlo nelle condizioni di funzionare meglio. La riforma interviene sulla sua composizione, razionalizzandola e mantenendo la rappresentanza delle diverse aree disciplinari. Semplificare una struttura non significa indebolirla: significa renderla più funzionale e capace di rispondere con maggiore rapidità alle esigenze del sistema».

«Ma questa riorganizzazione – prosegue il senatore Liris – va letta dentro una strategia più ampia. Il Governo Meloni ha scelto di investire sull’Università, sulla ricerca, sul diritto allo studio e sui giovani. Nel 2026 il Fondo di finanziamento ordinario delle università statali raggiunge 9,415 miliardi di euro, circa il 26 per cento in più rispetto al 2019. Sono risorse che rafforzano la capacità degli atenei di programmare, investire e sostenere la didattica, la ricerca e il personale». «E al centro ci sono gli studenti. Nel 2026 sono stati destinati 60 milioni di euro aggiuntivi al diritto allo studio, mentre sul fronte dell’edilizia universitaria sono stati superati gli obiettivi del PNRR, con oltre 63.200 nuovi posti nelle residenze universitarie».

«Sono numeri – conclude Liris – che raccontano una direzione precisa: investire sull’Università significa investire sulla mobilità sociale, sul merito e sulla possibilità per un giovane di costruire il proprio futuro». «Più finanziamenti, più borse di studio, più residenze universitarie e istituzioni più moderne e funzionali: sono tasselli di una stessa visione. Un’Università italiana più forte, più accessibile, competitiva a livello internazionale e capace di valorizzare i talenti, ovunque essi nascano».