L’AQUILA – Francesco Cossiga nel 2004 fu la guest star delle celebrazioni aquilane di Sant’Agnese, patrona della maldicenza solo nel capoluogo.
La più antica delle oltre 200 confraternite cittadine, quella dei “Devoti” della santa, organizzò il “Pianeta Maldicenza”, una tre giorni di convegni e iniziative sul tema, alla quale il presidente emerito decise di partecipare, intervistato sul palco del teatro comunale dal telegiornalista, pure lui aquilano, Bruno Vespa.
Sul sito della confraternita, www.maldicenza.it, è possibile vedere tutti gli atti del convegno, in cui Cossiga deliziò la platea con una serie di picconate a non finire, indirizzate da Berlusconi a Prodi, da D’Alema a Bush junior.
D’altronde l’ex presidente poteva ben capire la Sant’Agnese aquilana, essendo esperto della “cionfra” di Sassari, la sua città. Così come poteva capire l’aquilanissimo “esso quissu”, un “ecco questo” dialettale ironico con cui si bersaglia qualche vittima di maldicenza e con cui Vespa cominciò il dialogo, ipotizzando che qualche spettatore lo avesse rivolto all’ospite.
“Anzitutto bisogna dire una cosa – replicò Cossiga – Comprendo tanto bene il vostro ‘esso quissu’, che quando ero presidente della Repubblica, e anche da presidente del Consiglio dei ministri, mai ho voluto fare una visita ufficiale alla mia città. […] Temevo? Non temevo, ero certo! Ero certo della frase ‘vvà, vvà’, ‘guardalo’. ‘Chi si crede d’essere… Antonio Segni?’”.
LA CIONFRA
Cossiga passò poi a parlare della tradizione della cionfra. “Sassari – spiegò – è dominata dalla cionfra. I sassaresi sono talmente cionfraglioli, che gli altri sardi hanno soprannominato i sassaresi impiccababbu! Cioè… Capaci di impiccare perfino il padre!”.
“Questa cionfra – proseguì l’ex Capo di Stato – è esercitata non soltanto sul piano dell’uguaglianza. Sul piano inverso della disuguaglianza colpisce più i ricchi e i potenti che non i poveri e gli umili. Che cos’è la cionfra? La cionfra è il parlar male delle cose degli altri e anche delle proprie, dal punto di vista dell’umorismo. Cioè, per un sassarese non c’è niente che non faccia ridere”.
Cossiga fece anche un esempio visto in tribunale. “Uno – raccontò – aveva dato all’altro del cornuto. E l’avvocato difensore, famoso avvocato, fece un’arringa dicendo ‘signor presidente, è facile dire cornuto! Che tipo di cornuto? Cornuto con le campanelle, senza le campanelle, cornuto fiorito, senza fiorito…’. Ecco, questo è l’aspetto… Cionfragliolo”. E, specificò su domanda di Vespa, “la causa lui la vinse”.
MALDICENZA VS DIFFAMAZIONE E CALUNNIA
Stimolato dal conduttore di Porta a Porta, Cossiga fece un’analisi sui termini di maldicenza, diffamazione e calunnia. “Nella maldicenza – fu la distinzione – si riferiscono cose che possono essere cattive, vere o non vere. Nella calunnia si attribuisce a uno un fatto disdicevole non vero. Nella diffamazione si propaga un fatto senza motivo, anche se vero”.
MALDICENZA VS SATIRA
Il presidente emerito prese lo spunto anche per virare sulla satira. “La maldicenza – assicurò – è anche un forma di satira. Io ho conosciuto persone che erano ostili alla satira, si seccavano della satira. Uno era certamente Bettino Craxi! Che non considerava la satira. Non l’ha mai fatta verso nessuno. Non considerava la satira una dimensione della vita politica. E se ne adombrava… Silvio Berlusconi non se ne adombra, perché non la capisce!”.
A sostegno di questo, Cossiga svelò che “Berlusconi, quando io mando i fiori alla moglie, mi telefona e mi dice ‘ma mi hai dato un’altra volta una manata in testa e io non me ne sono accorto… O sta per arrivarmi?’”.
L’incontro al teatro comunale si concluse con una picconata all’allora presidente degli Stati Uniti, chiacchieratissimo.
“La mia maldicenza – concluse Cossiga – è un inno alla forza morale, intellettuale, religiosa e politica degli Stati Uniti! Ed è indirizzata a George Bush junior. E se un Paese ha come presidente George Bush junior, vuol dire che veramente è un grande Paese!”.






