L’AQUILA – La bocciatura del metodo Stamina da parte del comitato scientifico rimette in discussione la risoluzione approvata dal Consiglio regionale sulla possibilità che le cure possano essere rese accessibili ai pazienti in attesa che venga completato l’iter di sperimentazione.
A fine luglio l’Abruzzo era stata la prima regione italiana a pronunciarsi sull’argomento, molto delicato e allo stesso tempo controverso. L’esempio ‘modello’ era stato seguito anche dalla Sicilia, che aveva adottato una risoluzione simile, e poi da altre regioni.
Due giorni fa però è arrivata la bocciatura da parte del comitato di esperti al metodo elaborato da Davide Vannoni e basato sull’iniezione di cellule mesenchimali che secondo i ricercatori della Stamina Foundation sarebbero in grado di trasformarsi in neuroni, per la cura di malattie degenerative molto gravi. Secondo il rapporto mancherebbero fondamenti scientifici tali da giustificare l’avvio della sperimentazione.
La relazione, comunque, non è vincolante e sarà adesso vagliata dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.
“È evidente che questa bocciatura complica l’attuazione delle buone intenzioni che ogni regione aveva mostrato”, spiega Camillo D’Alessandro, capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale, tra i primi firmatari della risoluzione.
Per l’esponente democrat “bisogna capire quali margini ci sono adesso per recuperare il processo della ricerca applicata al metodo, che con questa bocciatura non si esclude definitivamente. Non vogliamo abbandonare la volontà del Consiglio regionale. È ovvio che per il servizio sanitario nazionale diventa conseguentemente complicato erogare questo tipo di prestazioni dopo il parere negativo del comitato”.
“Questa battaglia non va mollata né ideologizzata – prosegue – se si vogliono cogliere gli obiettivi. Dobbiamo accompagnare le ragioni di una speranza in un metodo che pare aver dato buoni effetti con le ragioni della ricerca scientifica”.
Allo stato dei fatti, in questo momento si può accedere alla terapia solo su sentenza di un tribunale. Tra i casi che hanno toccato di più l’opinione pubblica c’è quello della piccola Noemi, la bimba di un anno di Guardiagrele (Chieti), affetta da una grave patologia genetica, a cui il tribunale di Chieti ha negato l’accesso al metodo Stamina.
Entrando nel merito del parere negativo dato dal comitato di esperti, D’Alessandro spiega: “non vorrei sia un giudizio nato da un preconcetto burocratico per evitare assunzioni di responsabilità”.
Intanto lo stesso Vannoni ha annunciato un ricorso al Tar “contro un comitato scientifico di parte”, per la rinomina “di quei membri che si erano già espressi chiaramente contro il metodo Stamina”.
Con questo metodo, ha ricordato Vannoni, “sono curate in questo momento a Brescia 40 persone, senza effetti collaterali e con risultato evidenti che mostreremo al Tar il prossimo 7 ottobre”.



