CHIETI – Polemiche anche in Abruzzo, dopo che il coordinamento Montagna della Conferenza delle Regioni ha dato il via libera alla proposta di nuova classificazione per lo status di comune montano, dopo un confronto tra le Regioni e il ministro degli Affari regionali, Roberto Calderoli.

Classificazione che darà poi diritto ai fondi e misure di sostegno della Legge della montagna, per varie misure tra cui interventi di messa in sicurezza del territorio e acquisto di attrezzature come scuolabus e spazzaneve, per la sanità, per sostenere la residenza con aiuti alle giovani coppie, per incentivare il telelavoro e altro ancora.

Per l’Abruzzo la nuova geografia dei comuni montani ne conta ora 200 a fronte dei 227 che facevano riferimento alla vecchia normativa risalente al 1952. La prima ipotesi prevedeva una riduzione a 177 comuni e per questo motivo ha parlato di risultato positivo l’assessore regionale agli Enti locali Roberto Santangelo, di Forza Italia. Poteva andare peggio, insomma. Resta il fatto che a rimanere esclusi sono

L’Abruzzo ha votato a favore, contro invece Emilia-Romagna, Sardegna, Toscana e Umbria e serve l’unanimità in Conferenza Stato-Regioni, con  decisione finale che tornerà ora nelle mani del ministro Calderoli.

Questi dunque i Comuni abruzzesi esclusi: in provincia di Chieti Casalanguida, Dogliola, Archi, Fresagrandinara, Furci, Gissi, Lentella, Roccascalegna, Atessa, Casoli, Cupello, Monteodorisio, Roccamontepiano e Scerni.

In provincia di Pescara, Castiglion Messer Raimondo, Castilenti, Cellino Attanasio, Montefino, Atri, Canzano e Notaresco.

In provincia di Pescara, Turrivaligiani, Penne, Bolognano, Manoppello e Scafa. Nessun comune escluso tra quelli in provincia dell’Aquila.

Il criterio adottato per definire montano un Comune è il rispetto di almeno uno dei seguenti criteri: “almeno il 20% del territorio sopra i 600 metri di quota e almeno il 25% di superfici con pendenze superiori al 20%”, “altitudine media pari o superiore a 350 metri, accompagnata da almeno il 5% di aree particolarmente ripide”, “un’altitudine media della superficie del territorio comunale pari o superiore a 400 metri sul livello del mare, al netto delle superfici di laghi, lagune, valli da pesca, stagni, saline”, il raggiungimento di “altitudine massima pari o superiore a 1.200 metri sul livello del mare”.

Commenta amareggiato Lorenzo Berardinetti, presidente di Uncem Abruzzo, “Il caos che avevamo ipotizzato per rifare l’elenco dei Comuni montani, come previsto dalla legge, purtroppo si è verificato. Dai 1.700 Comuni della bozza di dicembre 2025 si passerebbe ai 3.750 attuali in Italia. Tanti in più, ma non tutti. Abbiamo perso due mesi in un gioco dell’oca, tornando di fatto al punto di partenza, distratti e disillusi. Il momento è buio”.

Va giù duro Vincenzo D’Ercole, sindaco Castiglione Messer Raimondo, uno dei comuni esclusi.

“E’ davvero sconcertante la soddisfazione della Regione Abruzzo relativamente alla nuova classificazione dei Comuni montani. Se lo scenario fosse confermato per 26 enti della nostra regione, compreso quello di cui sono sindaco, si profilerebbe un vero e proprio bagno di sangue”.

D’Ercole prosegue: “Leggiamo di rappresentanti di governo della Regione che esultano, ma probabilmente non sono pienamente consapevoli delle conseguenze e dei paradossi che un atto di questo tipo andrebbe a generare. In primo luogo, la stessa Regione attraverso la legge 42 del 2023 ci incentiva a costituire le Unioni montane ma qualora la nuova classificazione venisse approvata una buona parte degli enti coinvolti in quel processo dovrebbe abbandonarlo con grande spreco di risorse ed energie, visto che andrebbero a perdere la qualifica necessaria di comuni montani. Per le 26 amministrazioni coinvolte ci sarebbe poi l’uscita secca dalla possibilità di concorrere per il bando Fosmit (finanziato con fondi nazionali) che assegna Non serve nemmeno sottolineare quanti vitali sono queste risorse per i nostri territori. Poi, un altro colpo alla coesione sociale proverrebbe dalla perdita per i 26 Comuni dei requisiti agevolati per costituire autonomie scolastiche: dovrebbero uniformarsi al resto dei territori, e avrebbero conseguentemente serie difficoltà a mantenere l’autonomia amministrativa dei presidi. I servizi scolastici si allontanerebbero, facendo venire meno un antidoto allo spopolamento. Lo dico con cognizione di causa, essendo Castiglione Messer Raimondo coinvolto assieme a Castilenti e Montefino, anch’essi interessati dalla perdita dei requisiti di comune montano, in un’unità scolastica con Bisenti ed Arsita”.

Prende posizione Angelo Radica, presidente di ALI Abruzzo: “C’è decisamente poco da stare da allegri: se la recente, nuova classificazione dei Comuni montani fosse confermata, 26 enti della nostra regione perderebbero finanziamenti da cui dipende in modo stringente la possibilità di garantire coesione sociale e qualità della vita ai cittadini. Servono risorse alternative”.

Radica prosegue: “Non è chiaramente la medaglietta di ‘montagna’ che interessa a chi vive e a chi amministra territori, ma la possibilità di ottenere risorse in molti casi vitali. Sanità, sostegno alle giovani coppie, agricoltura, sono solo alcuni tra i settori interessati e per cui da un giorno all’altro le amministrazioni coinvolte si troverebbero senza le risorse finora garantite. Prima di procedere all’eventuale diminuzione del numero di Comuni montani, occorre predisporre alternative per chi rimane escluso: altrimenti ci troveremmo di fronte di fatto all’ennesimo taglio alla finanza comunale predisposto dal governo”.

È poi intervenuto oggi l’assessore Santangelo che ha ribadito: “Ringrazio il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli e tutta la Conferenza Stato Regioni, che nella lunga riflessione sulla revisione dei criteri di ‘comune montano’ hanno accolto le istanze dei territori.  La riclassificazione licenziata nei giorni scorsi nasce da un percorso di mediazione delle diverse esigenze, che ha visto tutti noi impegnati nel portare sul tavolo le istanze specifiche delle proprie regioni. Questa nuova mappatura va letta come il punto di partenza di un dibattito in continuo divenire, che si svilupperà anche nel prossimo futuro con nuove valutazioni e che metterà sempre al centro i territori e i cittadini con le loro necessità, che ben conosco, vivendo da sempre nelle aree interne”. Si ricorda che tale riforma, in Abruzzo, porterà a 200 i comuni che potranno avvalersi dello status di ‘comune montano’ (rispetto ai 177 previsti dalla proposta Calderoli) e subendo il taglio meno drastico. f.t.