L’AQUILA -Sabato 28 agosto si è svolto a Venezia, come evento collaterale della Biennale di Architettura, il convegno internazionale “Luogo, identità, etica, ricostruzione” nell’ambito dell’iniziativa “Sismycity – L’Aquila 2010”, organizzata dal gruppo di fotografi “fuori_vista” insieme alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna. Il convegno, nella straordinaria cornice di Palazzo Ducale, ha visto la partecipazione tra gli altri di Angelo Scola, Patriarca di Venezia, del filosofo Massimo Cacciari, del presidente della Biennale Paolo Baratta e della Soprintendente Renata Codello.
“Era attesa – scrivono Piero De Santis, ARA ,Ettore Di Cesare, rete-aq e Marco Morante, Collettivo 99 – anche la partecipazione di qualche rappresentante dell’amministrazione comunale dell’Aquila. Il Sindaco Cialente aveva da tempo declinato l’invito a causa della concomitanza con la festa della Perdonanza, incaricando l’assessore all’urbanistica Roberto Riga. Quest’ultimo ha annunciato la sua defezione all’ultimo momento suscitando il vivo rammarico e lo stupore degli organizzatori del convegno.
Per noi è stata l’ennesima dimostrazione dell’incapacità dei nostri amministratori di allungare lo sguardo oltre ristretti confini, non comprendere che la presenza di un rappresentante istituzionale in un convegno così prestigioso, nell’ambito dell’evento di architettura più importante del mondo, potesse essere un momento di confronto, di crescita, di collaborazione e di visibilità per il nostro territorio.
Un’altra occasione persa.
Invitati come relatori, ci è stato assegnato il compito di aprire i lavori, moderati da Andrew Hopkins, dell’Università dell’Aquila e Margherita Vanore, dello IUAV di Venezia. Massimo Cacciari ha posto l’accento sulla necessità di “far parlare la città” intendendo come non possa esistere processo di ricostruzione che non usi i linguaggi ed i pensieri delle popolazioni dei territori colpiti.
La maggior parte dei relatori si è soffermata nel sottolineare il fallimento del progetto C.A.S.E. e la necessità e l’urgenza di piani che disegnino al più presto l’idea di città, dei suoi futuri assetti economici, sociali e urbanistici.
Tutti sono stati concordi nel credere che dalla tragedia possa nascere un’occasione unica per realizzare all’Aquila la città del “terzo millennio”, esempio mondiale di sostenibilità e qualità della vita.
N
ei nostri tre interventi abbiamo focalizzato l’attenzione sul rischio che la temporaneità si trasformi, attraverso il processo di normalizzazione, in quotidianità, sul mancato ascolto delle proposte avanzate per diverse soluzioni abitative temporanee e piani urbanisti di ricostruzione e riconversione, sulla necessità del coinvolgimento della popolazione nella ricostituzione, rigenerazione, reinvenzione e ricostruzione del territorio che permetta una narrazione collettiva e condivisa della rinascita.
Nel dibattito finale si sono gettate le basi per future collaborazioni, per l’organizzazione di incontri ed eventi nella nostra città.
Perché L’Aquila è un problema e una risorsa nazionale alla cui rinascita tutte le migliori intelligenze del nostro Paese devono essere chiamate a contribuire”.






