L’AQUILA – “Durante una delle ultime assemblee cittadine il Sindaco ha pubblicamente riconosciuto di aver trascurato la proposta di Regolamento per la Partecipazione, giacente presso gli uffici del Comune da ormai due anni, ha ricondotto molti ritardi nella ricostruzione alla mancanza di partecipazione dei cittadini ed ha assicurato di attivarsi direttamente per l’approvazione del regolamento stesso”. A dichiararlo è Enza Blundo dell’associazione Onlus “Cittadini per i cittadini”.
“È di ieri l’apertura del nuovo sito web comunale che promette di rendere fruibili informazioni utili ai cittadini e anche questo va nel senso della trasparenza. Promesse. Trasparenza e partecipazione erano le parole d’ordine delle manifestazioni cittadine”.
“Due anni di scaricabarile da parte dei massimi responsabili delle Istituzioni, di mancata trasparenza, di autoritarismo, di esclusione dei cittadini hanno prodotto uno stato di disagio e di rassegnazione percepibili alla vista: uno stato di depressione diffuso non risollevabile certo con proclami o promesse”.
“Si continua a recitare a soggetto, senza consultazione vera dei cittadini, senza una informazione sufficiente con cui i cittadini possano capire bene i problemi ed assumere responsabilmente le scelte a loro più convenienti, così come è stato fatto per il Piano CASE, per le graduatorie, per il Masterplan, per la messa a disposizione di un Fondo Immobiliare, i veri gioielli della democrazia partecipativa aquilana, ora si rischia di fare altrettanto con il Progetto di riqualificazione di Valle Pretara”.
“Alle porte del Natale si è presentato ai cittadini un progetto preconfezionato, allettandoli con promesse mirabolanti di futuri vantaggi, bei disegni di case tutte identiche, nessuna discussione seria sui problemi, nessuna certezza, promesse vaghe, la partecipazione continua ad essere confusa con la presentazione del già prestabilito, interpretando i bisogni della cittadinanza, credendo di poter fare il meglio per loro”.
“E’ lecito il dubbio che la finalità vera del progetto non vada incontro al cittadino bensì ad interessi ben noti di progettisti e costruttori”.
“In altre parti d’Italia, dove l’esigenza di riqualificare non parte da uno scossone della terra, per riqualificare si sperimentano forme di partecipazione e concertazione con i cittadini che hanno scelto di vivere in quei luoghi, persone che con i loro sacrifici hanno popolato terre rendendole città; famiglie che con amore e dedizione hanno allevato figli divenuti medici, avvocati, ingegneri, commercianti, idraulici e amministratori delle stesse. I processi partecipati garantiscono rispetto per tutti e valorizzano il vivere nell’onestà”.
“All’Aquila si è visto e si continuano a vedere proposte uniche calate dall’alto. La partecipazione continua ad essere confusa con la presentazione del già prestabilito. I nuovi edifici, previsti nel quartiere Valle Pretara, verranno in molti casi dislocati in altre zone ed in sostituzione delle loro abitazioni distrutte, già ricostruite o completamente sane dalla notte del sisma”.
“Un progetto di riqualifica che non risparmierebbe neppure l’abbattimento e spostamento di scuola e chiesa, punti di riferimento del vivere sociale. Il Piano C.A.S.E che, imposto in piena emergenza, non ha dialogato con il territorio, con le istanze avanzate dai cittadini, con le loro proposte ed idee, solo in apparenza era volto al bene pubblico, infatti si è rivelato guidato da altri interessi. E i danni ora li paga L’Aquila, con la ricostruzione vera ferma al palo”.
“Ora a distanza di due anni per la ricostruzione e la riqualifica di un quartiere si torna a proporre la stessa modalità, la stessa assenza di confronto tra le proposte, la stessa chiusura verso le esigenze e le richieste degli abitanti. In apparenza si invitano tecnici e proprietari a compilare schede di proposta, in sostanza le proposte verranno valutate in funzione del già deciso, sulla base di ciò che si intende fare per il bene pubblico”.
“Dalle richieste dei cittadini nasce l’esigenza di un confronto pubblico”.
“È troppo chiedere alle Istituzioni di chiarire da che parte stanno, e perché insistono ad avversare, pur con l’evidente constatazione del fallimento delle metodiche sin qui seguite, sia la trasparenza vera che la partecipazione reale dei cittadini?”.
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