L’AQUILA – Popolo della libertà aquilano squarciato dall’autogol delle primarie per la scelta del candidato sindaco del capoluogo, indette appena tre giorni fa e saltate ieri al termine di una giornata dai contorni kafkiani.
Oggi il caso delle primarie meditate a lungo, concepite e abortite in soli tre giorni, arriverà sulla scrivania del segretario nazionale del Pdl, Angelino Alfano, che delle consultazioni popolari è il primo sostenitore e che si troverà ora invece costretto a ripulire, con l’aiuto dei coordinatori regionali, questo bel pastrocchio recapitato dal capoluogo.
È andata come AbruzzoWeb aveva predetto, è saltato il banco e le consultazioni popolari non si faranno: una ricostruzione che i protagonisti si erano affrettati a smentire ma che, invece, si è puntualmente avverata.
La giornata di ieri è cominciata con l’annuncio in una nota dell’anticipo della deadline per la presentazione delle candidature dalle 13 alle 17.
Il non tanto “ex” coordinatore provinciale Gianfranco Giuliante, vero e proprio regista dell’operazione-L’Aquila che ora ha un finale tutto da scrivere, ha attribuito lo slittamento a due motivazioni.
Primo, la fuoriuscita di Enzo Lombardi, unico candidato che poteva fregiarsi del simbolo Pdl; secondo, il possibile appoggio di Fli al candidato formalmente civico ma sostanzialmente pidiellino, Pierluigi Properzi, con buona pace di Enrico Verini, che dei finiani vorrebbe essere il prescelto per correre alla fascia tricolore. Ma il partito ancora non esce allo scoperto.
Due elementi che, per Giuliante, potevano far ritenere uno scenario migliore quello di trovare una “soluzione condivisa”, ossia cancellare le primarie, con buona pace del terzo candidato, Luigi D’Eramo, della Destra, quello che ci si era buttato con più serietà, partendo in anticipo e con una campagna mediatica notevole.
Vani i colloqui nel pomeriggio tra D’Eramo e Giuliante, un tempo l’uno delfino del secondo, ma i due consumarono una rottura al calor bianco in un congresso di Alleanza nazionale memorabile quando il figlioccio cercò di scalzare il suo padrino politico.
Così a metà pomeriggio, a termini abbondantemente scaduti, il segretario abruzzese degli storaciani ha annunciato in una conferenza stampa di essere rimasto l’unico candidato.
E giù strali contro Properzi, “caso di schizofrenia, visto che lunedì ha presentato la candidatura alle primarie”, e contro il mondo civico che lo rappresenta, bollato come “famiglie e potentati aquilani” che per D’Eramo “hanno capito che con me il professore avrebbe perso”.
A questo punto, va solo formalizzato, D’Eramo andrà da solo come candidato sindaco della Destra, “siamo liberi da impegni con chi non è coerente” e il centrodestra si presenterà ancor più frammentato all’appuntamento con gli elettori.
Per la gioia di Massimo Cialente, candidato quasi unico riconfermato dal centrosinistra, che ha già individuato il suo avversario in Giorgio De Matteis, candidato di centro, che ha attaccato un minuto dopo aver vinto le primarie: “È l’uomo di Chiodi e Fontana e dei poteri forti”.
Ostracizzato dal Pdl, che avrebbe riaccolto solo con un’investitura secca e senza primarie, un po’ quella che avrà in dono Properzi, De Matteis è sceso in campo per fatti suoi. Un ostracismo figlio della guerra giuliantiana con Gianni Chiodi, prima che con lo stesso Gdm, di cui il presidente della Regione è grande elettore.
Oggi altro giorno chiave, tra il rendez-vous con Alfano e, a livello provinciale, l’esecutivo convocato dal neo segretario Alfonso Magliocco, che in una nota ha spiegato che domani sarà deciso “il percorso migliore a garantire un protagonismo forte del Popolo della libertà alle prossime elezioni”.
Un Magliocco costretto a fare buon viso a cattivo gioco, visto che la mozione unitaria che lo ha sostenuto e fatto eleggere al congresso aveva nel titolo proprio le primarie come elemento cardine.
Sviluppi futuri di un panorama che cambia a ogni ora e rischia di sfondare, di qui a maggio, la soglia dei dieci candidati sindaco, una follia.






