L’AQUILA – Tradizionale concerto di Pasqua  dei Solisti Aquilani, con un repertorio dedicato alla passione e morte del Cristo: lo Stabet Mater di Lugi Boccherini e lo Stabat Mater di Traetta, brano, quest’ultimo, di raro ascolto. 

L’appuntamento  è per venerdì 22 aprile, alle 17:30 nella Basilica di Collemaggio.

Delle innumerevoli ‘sequenze” – o inni extra canonici – che il medioevo produsse, solo quattro sopravvissero al Concilio di Trento con qualche residua funzione liturgica (fra cui la più nota è il Dies Irae, parte della messa da Requiem).

Ma, come in ogni eliminazione che si rispetti, anche qui entrò in azione un ripescaggio, sia pure a distanza secolare. Si tratta dello ‘Stabat Mater’, inno mariano risalente al XIII secolo, proveniente da ambito francese e attribuito a Jacopone da Todi. A partire dal tardo medioevo una vera e propria processione di musicisti si è confrontata con l’antico testo per volgerlo in musica, e fa parte del novero anche Boccherini, che musicò il proprio Stabat Mater nel 1781 per soprano e orchestra d’archi con violoncello obbligato, trascrivendolo vent’anni dopo per adattarlo a più solisti
Il testo latino è un inno doloroso: la Vergine è ai piedi della croce in contemplazione del figlio crocifisso; il fedele, testimone del suo strazio, le si rivolge in preghiera perchè lo aiuti a essere partecipe del suo dolore e custode della Passione di Cristo fino alla gloria del Paradiso Tutta la composizione è pervasa da un sentimento intenso e commovente, probabilmente rivelatore di una sincera religiosità dell’autore, una sorta di pathos doloroso e tuttavia dignitoso e trattenuto che non porta alla disperazione ma si risolve nella contemplazione del valore soprannaturale dell’avvenimento per la salvezza dell’anima. Gli accenti toccanti raggiungono il culmine nel larghetto Eja Mater, impostato su una vocalità raffinata e soavemente interpretato dal solista o nel lento e quasi estatico andante finale Quando corpus morietur. Senza tralasciare di citare il mesto e trascinante andantino Virgo Virginum.

A seguire lo Stabat Mater di Tommaso Traetta, uno dei maggiori operisti italiani del Settecento nel genere serio. Nell’ opera notiamo unità stilistica, equilibrio tra voci e strumenti; con vigoria drammatica e ricchezza melodica l’orchestra viene adeguata alle diverse esigenze sceniche, il recitativo accompagnato sfocia con naturalezza nell’aria, al coro sono riservate parti di rilievo. Siamo di fronte ad una pagina piena di vigore nell’espressione dei sentimenti appassionati e ardita nelle modulazioni.

A dirigere I Solisti Aquilani sarà Vincenzo Mariozzi.

Già primo clarinetto di varie importanti orchestre, dal 1969 Mariozzi ha ricoperto tale ruolo nell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma.. Da anni alla guida della Associazione I Solisti Aquilani, svolge intensa attività concertistica con tournée in tutto il mondo, spesso nella doppia veste di direttore e solista.
Ad affiancarlo la Corale Novantanove, Pia Marie Nilsson, soprano e Ettore Maria Del Romano, direttore del Coro.
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