L’AQUILA – C’è chi diventa famoso per scelta, e chi lo diventa per caso.

Mario Magnotta, bidello dell’Aquila con la voce riconoscibile come quella di un cantautore alla radio e la pazienza che si spezza per farlo entrare nella Storia, apparteneva alla seconda categoria.

Eppure, proprio da quel caso nacque un mito che ancora oggi, a ottantatré anni dalla sua nascita, continua a far ridere l’Italia.

Nato a Pieve di Teco, in provincia di Imperia, il 14 ottobre 1942, Magnotta, rimasto orfano, trovò all’Aquila la sua vera casa.

Nella città abruzzese visse, lavorò e mise radici, diventando una figura familiare per generazioni di studenti dell’Istituto Tecnico Commerciale “Luigi Rendina”, dove faceva il bidello.

Negli anni Ottanta, due geniali ex studenti – Antonello De Dominicis e Maurizio Videtta – decisero di prenderlo bonariamente di mira con una serie di scherzi telefonici.

Sembrava una goliardata da ragazzi, ma quelle registrazioni, passate di mano in mano su musicassette e poi approdate su cd e poi internet, trasformarono immediatamente Magnotta in un’icona popolare “sotterranea” e nel primo, vero fenomeno virale in tempi in cui internet nemmeno esisteva.

La sua voce, inconfondibile e vera, divenne un piccolo patrimonio collettivo: un’Italia che rideva non per cattiveria, ma per affetto e riconoscimento.

Dietro quelle esplosioni di rabbia, infatti, c’era un uomo buono, diretto, dal carattere schietto e generoso.

Morì il 4 gennaio 2009, tre mesi prima del terremoto che avrebbe colpito duramente la sua città. Ma la sua voce non si è mai spenta: continua a vivere nei ricordi, nei social e perfino tra i ragazzi che lo scoprono oggi come un personaggio irresistibile e profondamente umano.

Il mese scorso, L’Aquila lo ha abbracciato di nuovo con un grande murale, nel polo scolastico di Colle Sapone, realizzato dall’artista Daniele Gottastia.

Durante il “Magnotta Day”, accanto alla figlia Romina, al sindaco Pierluigi Biondi, agli autori degli scherzi De Dominicis e Videtta, e anche alla “squadra” del docufilm “Semplice cliente”, la città ha riso e si è pure un po’ commossa: non per un personaggio, ma per un amico mai dimenticato.

Il docufilm, diretto dal regista romano Alessio De Leonardis, racconta la vita e il mito di Magnotta con sguardo esterno ma sincero, segno che il suo spirito ha superato i confini dell’Aquila e dell’Abruzzo.

A giugno, invece, c’era stato invece il convegno “Magnotta: viralità spontanea che anticipa l’era degli influencer”, organizzato dalla Associazione culturale “3:33”.

Uno dei tanti omaggi alla sua storia, fatta di ironia, rabbia, tenerezza e umanità, è diventata patrimonio di tutti, simbolo di un’Italia che sapeva ridere anche quando la vita non era affatto uno scherzo.

Sedici anni dopo la sua scomparsa, Mario Magnotta resta dunque la prova che la comicità più autentica nasce dove meno te l’aspetti: da una voce che resiste al telefono, da un uomo vero, da una città che non ha mai smesso di volergli bene.