L’AQUILA – “Credo che la trasparenza non faccia mai male a nessuno. Avevo soltanto chiesto di leggere un verbale senza fare opposizione né guerra a nessuna impresa, volevo solo conoscere l’esito di una gara ma il Tar ha deciso di no”.
Lo ha affermato ad AbruzzoWeb il legale della società consortile L’Aquila 2009, Paolo Tella, che nel maggio 2012 aveva fatto ricorso ai giudici amministrativi contro il consorzio Madonna del Carmine che non aveva voluto mostrare le carte dell’assemblea nella quale era stato deciso di incaricare dei lavori l’azienda edile Mancini.
“Su 223 offerte che abbiamo fatto, abbiamo sempre ottenuto copia dei verbali e mai fatto un ricorso contro altre imprese” ha spiegato Tella.
Per L’Aquila 2009, infatti, il consorzio doveva comunque attenersi alla legge sulla trasparenza in quanto destinatario di contributi pubblici. “Il silenzio rifiuto impugnato – si legge nel ricorso – è illegittimo e gravemente lesivo delle situazioni giuridiche soggettive dell’odierna ricorrente”.
L’ultima parola ai magistrati, il 26 settembre 2012, secondo i quali i consorzi sono di natura privatistica e non sono quindi tenuti a seguire la normativa per le amministrazioni pubbliche sull’accesso agli atti.
“Il ricorso è infondato – si legge nella sentenza – La parte resistente e il controinteressato replicano affermando la natura assolutamente privatistica del consorzio, svincolata dal perseguimento di interessi pubblici, e la persistente natura fiduciaria del rapporto tra committente e impresa affidataria dei lavori”.
Di tutt’altro avviso era, invece, il legale dell’impresa aquilana: “Quando le ditte si presentano per un lavoro per prima cosa dimostrano di possedere sia i requisiti che le capacità tecniche e hanno quindi regolarità giuridica. Anche la stessa norma fa riferimento all’atto 38 della 163 detto ‘Codice degli appalti’, previsto da Barca, secondo cui le ditte non devono avere contenziosi penali, contendenti, ecc. Naturalmente tutti coloro che si presentano hanno tali requisiti e nel momento di partecipazione la procedura è trasparente”.
“Noi non abbiamo messo in discussione il fatto che il consorzio sia di natura privatistica – ha argomentato Tella – abbiamo solo chiesto copia del vebale con cui si è espletata la procedura. La legge 241 del 1990 dice infatti che c’è il diritto di accesso per ‘tutti i soggetti di diritto pubblico e i soggetti di diritto privato limitatamente alla loro attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o comunitario’. Per cui noi l’abbiamo interpretata nel senso che pur restando una trattativa privatistica, è disciplinata da un diritto nazionale tant’è vero che i consorzi dei proprietari sono obbligatori e nascono per legge nazionale”.
A supporto di ciò, per L’Aquila 2009, anche l’ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri numero 4013 va nella direzione di assicurare la massima trasparenza, che obbliga i proprietari ad affidare i lavori solo dopo la valutazione di più preventivi, “al fine di assicurare la concorrenza e la trasparenza nell’affidamento dei lavori, le domande di contributo devono essere corredate da numero minimo di cinque offerte acquisite d imprese”.
“Stimo l’impresa Mancini – conclude Tella a scanso di equivoci – sull’Aquila dobbiamo tutti avere un approccio sereno; la nostra richiesta di accesso agli atti è stata effettuata verso il presidente dell’assemblea solo per una questione di trasparenza”, argomento caro a Tella e alla sue azienda che ricorda di essere “l’unico consorzio di imprese che ha adottato e firmato un codice etico”.






