L’AQUILA – L’8 dicembre 1943 a pochi mesi dall’armistizio e dalla liberazione di Benito Mussolini a Campo Imperatore, due obiettivi strategici all’Aquila vennero presi di mira dagli aerei americani.

L’obiettivo delle incursioni era quello di colpire i mezzi motorizzati tedeschi e gli obiettivi d’interesse strategico, quali strade, ferrovie, stazioni ferroviarie e depositi di munizioni, la cui posizione veniva spesso segnalata agli Alleati da collaboratori italiani ostili alla Germania.

La stazione ferroviaria del capoluogo e l’Officina carte valori della Banca d’Italia, nella zona del nucleo industriale di Pile, furono oggetto del più disastroso fra gli attacchi aerei avvenuti nel nostro comprensorio.

“Era una limpida giornata senza nubi – racconta ad AbruzzoWeb il professor Walter Cavalieri – esattamente come oggi, il bel tempo rappresentava un rischio però, dal momento che consentiva una maggiore visibilità di eventuali obiettivi da bombardare”.

“Un attacco aereo era previsto per il 4 dicembre – rivela – ma il cielo molto nuvoloso aveva fatto ripiegare su Pescara”.

“Quello dell’8 dicembre avrebbe dovuto essere molto più devastante di come fu in realtà – prosegue – ma causò molti morti, in particolare tra gli operai della Zecca che, nonostante fosse un giorno di festa, erano comunque al lavoro e tra il personale della ferrovia, insieme a numerosi civili e a un convoglio carico di prigionieri di americani e inglesi, danno collaterale da ‘fuoco amico’, in fila alla stazione dell’Aquila”.

“L’obiettivo dei bombardamenti venne segnalato con un cerchio di fumo bianco da un aereo  – spiega Cavalieri – ma alcune bombe vennero sganciate sul quartiere della Rivera. In realtà non poteva che trattarsi di un errore, dal momento che gli americani preferivano attacchi di precisione su obiettivi strategici, a differenza degli inglesi che invece adottavano i bombardamenti a tappeto”.

“Nel quartiere della Rivera i danni non furono moltissimi – continua il professore – poche case vennero distrutte e la popolazione sfollata venne ospitata nell’immediato in parte nel centro storico, in parte dai frati di Santa Chiara il cui contibuto in quella circostanza fu fondamentale”.

“Insieme ai monaci in quell’occasione importantissimo fu l’aiuto dei Vigili del fuoco e della Croce rossa”, conclude Cavalieri.