L’AQUILA – Si aggrava la crisi del centrosinistra nel Comune dell’Aquila dopo le polemiche interne al Partito democratico sul parterre dei partecipanti all’ultimo Festival dell’unità: oggi il presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, con una motivazione singolare ai limiti dei regolamenti, non ha presieduto l’assemblea che guida da 10 anni, fin dall’inizio del doppio mandato-Cialente, pur essendo presente in aula e apparentemente in buona salute.

Benedetti, che ha poi votato da consigliere con la maggioranza di centrosinistra i provvedimenti che erano all’ordine del giorno, ha tuttavia invocato l’articolo 24 dello Statuto, che al punto 3 dice che “In caso di assenza o di impedimento il presidente è sostituito dal vice presidente con funzioni vicarie”, ovvero Ermanno Giorgi.

L’impedimento di oggi sarebbe, così ha dichiarato Benedetti, “un improvviso raffreddore sovietico che mi ha impedito di svolgere le mie funzioni”: un coupe de théatre che non è piaciuto a molti e ha aggravato le fratture, dietro il quale è abbastanza evidente la reale motivazione politica.

La decisione è nata dopo il documento firmato da tutti i maggiorenti dem a favore del segretario comunale Stefano Albano, che con il presidente ha intrapreso nei giorni precedenti e a festival in corso un’aspra battaglia sui social network a causa della mancata citazione di Benedetti tra i relatori nel corso della kermesse divenuta di livello nazionale sui temi della ricostruzione e della sicurezza sismica.

Un documento che, ha detto Benedetti a chi lo conosce bene, gli consegna ufficialmente “un ruolo da picconatore” che fin qui, peraltro, ha già svolto: alla luce della sua posizione blindata, essendo l’unico che il sindaco non può rimuovere al contrario, invece, degli assessori, in questi anni il presidente del Consiglio è intervenuto molte volte, e con toni polemici, su temi strategici della maggioranza.

Dal masterplan per l’Abruzzo ai nuovi sottoservizi, dal ponte sulla Mausonia al piano sanitario, più volte ha rotto le uova nel paniere a Cialente e ai suoi.

“Non mi sento sfiduciato, ma quel documento lo vedo come un tentativo, forse un po’ maldestro, di isolamento – dichiara ora ad AbruzzoWeb il ribelle – Quanto durerà il mio raffreddore sovietico? Difficile a dirsi, dipende dal senso di responsabilità del Pd”.

Lui che, peraltro, nel 2012 si è candidato proprio nelle liste del Pd anche se “da esterno”, dopo l’elezione nel 2007 tra le file del Partito dei comunisti italiani (Pdci), ora dissolto, non si preoccupa per possibili risvolti in vista del rinnovo del Consiglio comunale, previsto per la metà del 2017.

Una tornata a cui il presidente non ha mai nascosto l’ambizione che cova di partecipare da candidato sindaco o quantomeno alle primarie di coalizione, se il Pd non tirerà fuori un nome che metta tutti d’accordo come quello dell’attuale vice presidente della Regione, Giovanni Lolli.

Ambizioni che sembrano venire drammaticamente meno ora che è, di fatto, un separato in casa tra i democratici, ma l’interessato al momento non se ne preoccupa.

“Parlare ora delle elezioni è molto prematuro, queste difficoltà sono solo un elemento di dibattito e alternativa”, conclude.