L’AQUILA – Nuova offensiva dei titolari di attività ospitate nei centri commerciali dell’Aquila per sensibilizzare le istituzioni sul problema delle chiusure settimanali.
Con una lettera inviata alla IV comissione consiliare ed agli esponenti del Consiglio regionale settanta commercianti hanno sottoscritto una petizione nella quale chiedono che “il dovere/diritto al riposo settimanale venga applicato a tutti indistintamente e garantito per tutti i lavoratori”.
Nell’accorata missiva, inoltre, vengono denunciate le dure condizioni con cui sono costretti a fare i conti i lavoratori dipendenti del settore: “molto spesso assunti con contratti temporanei e sovvenzionati da Province e Regione con fondi comunitari, non hanno una tutela sindacale perché non hanno la possibilità di difendere i propri diritti essendo sempre sotto scacco per via della minaccia di un mancato rinnovo contrattuale”.
I commercianti auspicano che in attesa di una nuova legge regionale sul commercio vengano rispettate le normative contenute nelle leggi regionali 11/2008 e 17/2010.
Recentemente il Tar dell’Aquila ha stabilito che tutti i centri commerciali dovranno rimanere aperti sette giorni su sette fino a novembre, in attesa dell’udienza di merito relativa al ricorso presentata dai centri commerciali Globo e L’Aquilone sull’ordinanza emessa dal Comune dell’Aquila che fissava in 42 domeniche su 52 la possibilità di derogare all’obbligo di chiusura e restare aperti, ma solo a patto di osservare poi un giorno di riposo durante la settimana.
IL TESTO COMPLETO DELLA LETTERA DEI 70 COMMERCIANTI ALLA REGIONE ABRUZZO
In vista del prossimo intervento legislativo riguardante il commercio vi inoltriamo la presente nella speranza che possa costituire una linea guida o almeno una testimonianza reale delle difficoltà e delle necessità di chi quotidianamente opera nel settore.
Nel panorama aquilano odierno, purtroppo martoriato dal sisma che ha ferito nel profondo il tessuto sociale e commerciale del centro città, la gran parte delle attività economiche commerciali per ripartire ha dovuto riallocarsi all’interno delle nuove strutture, gallerie e centri commerciali, che sono proliferate nella periferia cittadina; dovendo in tal modo sottostare a regolamenti interni che hanno stravolto l’equilibrio e la vita personale dei commercianti e delle loro famiglie, forzando gli esercenti ed i dipendenti ad un’apertura continuativa e senza un giorno di riposo a cui loro non erano abituati e che si traduce anche in un ulteriore costo a cui non corrispondono incassi tali, nei giorni festivi, da giustificare l’apertura.
Purtroppo la scelta dell’apertura continuativa e molto spesso imposta dall’alto, da direzioni che non guardano alla dignità, alla qualità della vita e agli interessi personali ed economici dell’individuo ma perseguono una logica di solo profitto, nell’ambito della quale un giorno di chiusura/riposo non è un diritto inalienabile e un dovere ma solo una perdita in termini di incassi e fatturato, un mancato introito, un obbligo a cui non vogliono cedere; i piccoli commercianti sono dunque costretti a fare da “spalla” alla grande distribuzione e al settore alimentare in particolare.
In realtà come la Grande distribuzione, ma anche nelle medie superfici di vendita M1/M2, l’apertura continuativa non è quasi mai un costo per chi ha molti dipendenti, perché accade spesso che ai lavoratori non venga neanche garantita la possibilità di una turnazione che rispecchi, in termini di ore e retribuzioni straordinarie, quanto previsto dai contratti nazionali; risulta invece solo una strategia commerciale che garantisce continuità di vendita ed incassi e una semplificazione in termini di gestione e forniture merci.
I lavoratori del settore, fra l’altro molto spesso assunti con contratti temporanei e sovvenzionati da Province e Regione con fondi comunitari, non hanno una tutela sindacale perché non hanno la possibilità di difendere i propri diritti essendo sempre sotto scacco per via della minaccia di un mancato rinnovo contrattuale; addirittura ci sono casi in cui contestualmente alla firma di un contratto a tempo indeterminato (scelto per poter usufruire di sgravi fiscali) viene “suggerita” al lavoratore la firma di una lettera di dimissioni senza data.
In questo contesto risulta “difficile” l’intervento delle rappresentanze sindacali per risolvere i problemi di questa fascia debole di lavoratori e auspichiamo un intervento legislativo regionale che ponga un freno allo sfruttamento e al contestuale trasferimento dei soldi spesi dai consumatori fuori dal territorio regionale e a volte anche nazionale.
In definitiva ad oggi la situazione appare paradossale anche perché con le nostre tasse paghiamo i dipendenti della grande e media distribuzione, che non sono tutelati dai sindacati, e gli introiti delle vendite vengono indirizzati in luoghi ben distanti dal territorio regionale.
Nel contesto ambito la situazione è ancora più grave perché coinvolge centinai di famiglie di piccoli commercianti che vengono costretti a rinunciare alla possibilità di godere di un giorno di riposo da dedicare a qualcosa che non sia solo mera compravendita di beni di consumo.
Chiediamo che i principi e gli obblighi sanciti dalla Lr 11/2008 e ribaditi nella Lr17/2010 vengano rispettati e confermati nel nuovo disegno legislativo, eliminando ogni distinguo in termini di superfici di vendita perché il dovere/diritto al riposo settimanale venga applicato a tutti indistintamente e garantito per tutti i lavoratori.
Auspichiamo che non siano gli interessi dei “grandi” a vincere sull’affermazione e sulla tutela dei diritti delle persone, auspichiamo che la legge venga poi da tutti rispettata e vengano applicate dure sanzioni nei confronti di chi non vuole attenersi agli obblighi imposti dal Legislatore.
In un Paese in cui spesso ci meravigliamo della possibilità data ad alcuni privilegiati di proporre e far approvare leggi “ad hoc” per la tutela di interessi particolari, chiediamo che almeno a livello regionale vinca il concetto di diritto e vincano i principi sanciti dalla Costituzione italiana; non vogliamo che sia il “profitto” a dettare legge per tutti.
Con la presente vogliamo dare testimonianza del pensiero e delle richieste di moltissimi commercianti aquilani che vorrebbero essere ascoltati e tutelati in un momento cruciale in cui il disagio personale e sociale dei commercianti si è venuto a sommare alle cospicue perdite materiali causate dal terremoto.
Restiamo fiduciosi in attesa di un intervento che sia risolutivo delle problematiche illustrate e porgiamo distinti saluti.






