L’AQUILA – Sono oltre 829, come diffuso dagli organizzatori, le firme raccolte in due giorni per posizionare il crocifisso dentro l’aula del Consiglio comunale dell’Aquila.

Una battaglia avviata dal consigliere di Forza Italia Roberto Tinari e già passata da una mozione, bocciata con un pareggio tra voti favorevoli bipartisan e quelli contrari della maggioranza, che presto verrà riproposta, rafforzata anche da questo consenso popolare.

A cercare di sensibilizzare gli aquilani, con un banchetto presso il centro commerciale l’Aquilone, è stato, negli ultimi due giorni, un gruppo civico chiamato Difendiamolaq composto da giovani consiglieri di circoscrizione ed esponenti delle associazioni cittadine di centrodestra che, però, hanno rinunciato ai simboli in nome della battaglia civica.

“È vergognoso che sia necessaria una petizione per difendere la nostra identità”, è stato il pensiero di molti firmatari della petizione, come raccontano gli organizzatori.

“Pochi cittadini erano al corrente della vicenda e abbiamo riscontrato un grande entusiasmo e numerosi inviti a prolungare l’iniziativa in altre date e piazze – svela il promotore Roberto Jr Silveri – Soprattutto le donne si sono a dir poco inferocite a sapere che il crocifisso non sia mai stato appeso in aula”.

“Data la grande attenzione all’argomento, nei prossimi giorni la raccolta firme continuerà in altri luoghi cittadini, aprendosi al sostegno di tutte le realtà interessate a promuovere la cosa”, promettono inoltre i sostenitori.‎

L’iniziativa è stata promossa anche da Ludovico Caldarelli, Davide Ardovino, Francesco De Santis, Leonardo Scimia, Giammarco Cianca, Carlo Ferdinando De Nardis, Fabio Giurina, Walter Acitelli e Fabrizio Gianvincenzo.

Su questo argomento il sindaco, Massimo Cialente, aveva invitato a non strumentalizzare e, piuttosto, a “comportarsi da cristiani”, ammettendo di non ricordare se nell’aula di palazzo Margherita, storica sede municipale resa inagibile dal sisma del 6 aprile 2009, il crocifisso ci fosse o meno.

Tinari ha annunciato di essere in possesso di documentazioni fotografiche che testimonierebbero come il simbolo della cristianità sia sempre stato presente in aula e, pertanto, chiederà con forza che il simbolo venga rimesso al suo posto.