PESCARA – “Ora a noi ci servono 300 euro, sennò Pino mi massacra. Ho fatto un danno tra sabato e lunedì solo che ora mia moglie non mi ridà il bancomat”. Hanno toni quasi surreali le conversazioni tra il dirigente comunale Fabrizio Trisi e l’imprenditore Vincenzo De Leonibus in relazione alla necessità del fiume di cocaina richiesto. Trisi racconta anche che ha speso 2mila euro in stupefacenti ma che ha finito tutto in 24 ore. Le conversazioni sulla droga, spesso condite con bevute di prosecco e Sambuca, rendono pittoresco un risvolto di questo caso giudiziario sconvolgente.
“Dì a chi sta con te”, dice Trisi alludendo e De Leonibus, ” che mi dovete fare un favore, portate 100 euro a mia moglie”. Poi, dopo averle telefonato, la rassicura “Sarai raggiunta dai miei adepti”.
Il consumo di droga è uno dei filoni principali di questa indagine nella quale, a vario titolo, ma con diverse contestazioni, sono indagate in tutto 12 persone compresi Trisi e De Leonibus.
Si tratta di Gianluca Cemtorame, Jairo Ricordi, Vincenzo Ciarelli, Pino Mauro Marcaurelio, Patrik Fusilli, Piergiorgio Pardi, Fausto Di Francesco, Tommaso Catani, Marco D’Andrea, oltre a Lorenzo Sospiri, indagato solo per una cena elettorale, accusa da lui contestata.
Alle volte vengono usate delle parole convenzionali per parlare di droga, segno che forse gli indagati avevano il sospetto di essere intercettati. De Leonibus, che di fatto era una sorta di bancomat umano per Trisi, ossessionato per dover fronteggiare i pagamenti della cocaina, chiede a Centorame se 150 euro possano bastare: “Quante fotocopie porta?” ma si tratta di droga e non di fotocopie ovviamente.
Ma talvolta le necessità economiche di Trisi sono anche di altra natura. “Ho bisogno di mille euro” che serviranno a pagare la mega multa a suo figlio fermato dalla polizia stradale.
Ma la droga veniva consumata anche in Comune dove solitamente il rumore di fondo dominante è quello dei telefoni e/o delle stampanti mentre qui domina quello dell’assunzione di cocaina aspirata dai vari soggetti coinvolti.
La necessità di assumere droga, anche più volte al giorno, si desume dalle intercettazioni nelle quali si sentono i membri del quartiglio “tirare sù col naso” nell’atto di prendere la cocaina.
E mentre uno della combriccola parla, si sente distintamente che Trisi tira con il naso mentre è al telefono. De Leonibus chiede “lo senti il rumore, che rumore è?”. Un altro aggiunge “ho un naso che sembra un’aspiratrice”. Un rumore che disturbava al punto che uno dei presenti si lamenta e dice “sempre con questo naso tu!”.
“Mi sto facendo una botta”, dice Trisi a un suo amico mentre è in auto,”mi sto facendo una botta, un pippotto”. Un altro aggiunge “la prima volta avevo 18 anni mentre ora ne ho 42”. Poi Trisi dà un consiglio. “Quando esci da casa degli spacciatori sappi che l’unica parte che non ti controlleranno è le spalle” ma l’interlocutore forse capisce “le palle”.” Se ti portano in caserma, insiste Trisi, “ti fanno togliere pantaloni e mutande ma la maglietta no”.
Trisi poi si infervora sulle difficoltà a reperire la droga. “Avevate paura, avevate paura, solo chi non ha paura è degno di stare con me e vivere una vita all’arrembaggio”.







