L’AQUILA – Un incontro al contrario, quello avvenuto ieri all’Aquila con lo scrittore israeliano David Grossman.

Da grande formalista quale è, l’autore di Che tu sia per me il coltello e Col corpo capisco ne ha scardinato la classica linearità in crescendo anticipando all’inizio il tema che avrebbe portato alla naturale standing ovation in chiusura.

Dopo la visita al centro storico le prime parole di Grossman sono state per L’Aquila. “Le rovine mi hanno molto commosso”, ha detto. “Mi si è spezzato il cuore… Sembrava di essere all’interno di una fotografia in bianco e nero”.

Grossman non parla facilmente, in pubblico, del dramma che sei anni fa ha colpito e sconvolto la sua famiglia.

Durante la seconda guerra del Libano, infatti, è morto Uri, suo figlio. “Ma questa volta è diverso, solo con voi condivido questo che sto per dirvi, perché siamo vicini nella sofferenza”, ha mormorato portandosi la mano al cuore e abbracciando con lo sguardo l’auditorium.

“Vi guardo in faccia, non conosco la vostra storia personale ma voi e noi israeliani conosciamo cose che altri non conoscono, la fragilità della vita, la possibilità che tutto possa finire in un attimo. Noi possiamo capirci, e questo ci consola”.

“Quando ho saputo che mio figlio era stato ucciso – ha continuato Grossman nel silenzio assoluto e commosso della platea – ho provato rabbia, e odio. Per un breve momento queste sensazioni sembrano essere d’aiuto. Ma questo porta anche a sentirsi vittime. E sentirsi vittime blocca l’azione, paralizza. Il modo giusto per tornare alla vita è agire, non essere passivi”.

A questo punto il pubblico si è lasciato scappare un caloroso applauso e anche qualche timida lacrima. “Chissà cosa accadrà più avanti”, dobbiamo aver pensato tutti.

Solo che non si diventa scrittori veri per caso o per fortuna di trama. Non lo si diventa nemmeno per incantare le folle.

L’incontro (a dialogare con lui il direttore di Radio3, Marino Sinibaldi) è andato avanti toccando i temi che a Grossman sono cari: la condizione israeliana e la lotta per la democrazia in medio oriente, la narrativa per bambini.

“Leggete favole ai vostri figli. Abituateli alla melodia fin dalla nascita. In quegli istanti ogni distanza si annulla, i vostri figli vi sentono vicini, bambini con loro”.

Non essendo uno scrittore per caso o per trama, non è stato necessario parlare di amori, personaggi e corbellerie varie.

Non essendo un patetico spettatore di tragedie altrui ma un uomo di dolore e azione non ha fatto ricorso a strumenti retorici. Così l’applauso finale è stato un applausetto, un po’ stupito, un po’ deluso. Gli italiani sono abituati ad altro, lo sappiamo.

Mi ritorna in mente, per esempio, l’incontro con Andrea Camilleri a luglio. Lui in zona rossa non volle entrare. Ma in chiusa, alzò le braccia al cielo e disse: “Aquilani! Meritate di essere felici!”.

Accidenti, l’auditorium della Finanza venne praticamente giù tra battiti di mani e piedi e tifo da stadio tipo “Montalbano sei tutti noi!”.

Geniale, genialissimo Grossman.