L’AQUILA – Lunedì i conti con la realtà, martedì il primo vertice a Roma, mercoledì il passaggio di consegne con Massimo Cialente: da oggi, giovedì, Pierluigi Biondi fa sul serio, cominciando a trattare la delicata partita del toto Giunta nel pieno delle sue funzioni, con l’obiettivo di chiuderla entro la settimana o al massimo l’inizio della prossima, per potere poi convocare il primo Consiglio al più presto e mettersi finalmente a lavoro.
Il sindaco ha già parlato alla coalizione riunita, annunciando un giro di “consultazioni” con i singoli partiti e gruppi civici che hanno contribuito all’insperata vittoria, che verranno ricevuti a palazzo Fibbioni, nello studio di cui ieri ha preso possesso.
La raccomandazione fatta a tutti da Biondi è stata quella di presentarsi con una proposta ben definita di “desiderata”, senza la garanzia di accoglimento in toto, ma con la promessa, in verità anche rischiosa, di fare il massimo per trovare la sintesi tra tutte le varie istanze.
A tirare le somme sarà lui stesso, magari con una delle tipiche liste riepilogative per punti scritte a penna con cui è solito riepilogare le questioni nodali.
A dare la stura ai colloqui sarà il disvelamento dei risultati ufficiali, in verità pronti già da oggi, stilati dall’ufficio centrale, con la proclamazione degli eletti e l’esatta ripartizione dei seggi e delle liste.
Ad aprire le danze sarà Forza Italia, primo partito della coalizione con il 10,3% dei consensi. La delegazione sarà composta dal segretario regionale, Nazario Pagano, e da quello comunale, Stefano Morelli.
Le richieste saranno ingenti, almeno tre assessorati e la presidenza del Consiglio, o in subordine una quarta pedina nella Giunta a otto. E agli alleati che fanno trapelare lieve malcontento rimarcando che Fi non può avere vice sindaco e presidente dell’aula ma solo uno dei due, si fa notare che, ai tempi di Biagio Tempesta, berlusconiani erano tanto il vertice del Consiglio quanto lo stesso sindaco.
I nomi sono quelli noti, Guido Liris, amico fraterno di Biondi, il più votato, in pole position come vice sindaco e con deleghe pesanti, mentre perde quota per lui l’ipotesi della presidenza; ci sono poi i secondi due più gettonati, Roberto Tinari, ancora favorito per succedere a Carlo Benedetti, e Vito Colonna, che presidente ci è già stato e ci tornerebbe volentieri, ma non disdegnerebbe certo un posto in Giunta.
Qualora a Fi venisse chiesto un nome femminile, potrebbe entrare in gioco l’esordiente Sabrina Di Cosimo, ma è un’ipotesi valutata con prudenza. Tra i nomi esterni circola quello di Sergio De Paulis, già assessore con Tempesta e “papà” della mai nata metro di superficie, ma non è il solo.
Seguiranno poi, i salviniani, che con il consueto stile da prima repubblica nulla lasciano trapelare sulle loro istanze che, comunque, forti del 6,7% che fa di loro il secondo partito, vedranno di sicuro la richiesta di due o tre assessorati e, primo motivo di conflitto, la presidenza oppure il rango di vice sindaco per bilanciare lo strapotere forzista.
Il coordinatore, Emanuele Imprudente, non sembra troppo interessato a una poltrona di governo, volendo strutturare il partito e vagliare la fattibilità di una sua candidatura alle prossime elezioni regionali; per questo manderà avanti Daniele Ferella e Luigi D’Eramo mentre è spuntato il nome dell’architetto Luca Carosi tra gli esterni.
Dopo la mattinata pienissima con i due partiti maggiori, seguirà il pomeriggio, dove sarà sicuramente ricevuto Luciano Bontempo, coordinatore dell’Unione di centro, rientrata in extremis in coalizione centrando un 2% dei voti.
Qui il gioco è più semplice: si chiederà un assessorato per l’unico eletto, Raffaele Daniele, così da far rientrare il primo rimasto fuori, lo stesso Bontempo, come consigliere, oppure direttamente l’ingresso di quest’ultimo in Giunta da esterno.
Daniele, che negli ultimi 5 anni ha gestito con operosità, ma scarsa capacità comunicativa, la commissione di Garanzia e controllo, viene anche chiacchierato come possibile outsider per la presidenza del Consiglio, cosa che rimescolerebbe ulteriormente le carte.
Il punto interrogativo è su Fratelli d’Italia, che è il partito del sindaco, che ha eletto 4 consiglieri proprio come i salviniani, ma con il 5,7% dei voti, e che quindi, potrebbe avanzare come minimo pari pretese. Fdi ha, tra l’altro, l’asso nella manica di aver portato in Consiglio due donne entrambe spendibili per la Giunta, Carla Mannetti ed Ersilia Lancia.
A fronte di questa complessità di dinamiche in gioco, la delegazione composta da Etelwardo Sigismondi (tra l’altro marito della Lancia) e Michele Malafoglia e sarà ricevuta nel pomeriggio.
A dispetto del numero di consiglieri, qui gli assessorati potrebbero essere due, e magari entrambi in rosa, visto che Giorgio De Matteis non sembra particolarmente interessato a mettersi in gioco e anzi, volendo (come al solito) avere le mani libere, ci tiene a mantenere il suo seggio in Consiglio.
L’“ostacolo” potrebbe essere, quindi, la legittima aspirazione del più votato dei meloniani, l’altro amico stretto di Biondi Alessandro Piccinini, che un posto da assessore se lo sente suo al 100%. Starà al sindaco mediare tra le varie istanze, perché tre assessori di Fdi al momento sembrano un po’ troppi, ma le quote rosa sono da questo lato.
Venerdì sarà, infine, il giorno delle liste civiche. Benvenuto presente ha il 4%, L’Aquila futura il 3,7% e la richiesta di un assessore giungerà da entrambe, e verosimilmente entrambe saranno rigettate.
Il consigliere di Bp Daniele D’Angelo, peraltro, ha già affermato sui social di non volere assessorati.
Dall’altra parte, a un Roberto Santangelo assessore e quindi revocabile in ogni momento dal sindaco con l’uscita dal Consiglio si preferirebbe un Salvatore Santangelo al timone della società idrica Gran Sasso Acqua, ma Biondi da quell’orecchio pare non volerci sentire. I rapporti non sono tesi per ora ma ci sono tante scorie del passato tra i due, sarà una partita tutta da giocare.
Per i “piccoli” del centrodestra si dovrà trovare la giusta quadra con le nomine “minori”, presidenze di commissioni e prime infornate nelle società partecipate del Comune a rinnovo più rapido, tenendo presente anche le istanze non certo esose di Rivoluzione cristiana, che qualcosina con il suo 1% strapperà.




