L’AQUILA – “Viaggio in accoppiata, biada risparmiata”, diceva un antico adagio che però non sembra adattarsi al caso di Forza Italia in Abruzzo, un partito talmente spaccato da tensioni e correnti da rischiare di fare diviso anche i viaggi in autobus di militanti e vertici per riempire le piazze, da sempre emblema del berlusconismo.

Sulla partecipazione, tuttora in forte dubbio, dei forzisti, da Silvio Berlusconi in giù, all’evento bolognese della Lega contro il governo Renzi di dopodomani, si è consumato l’ormai consueto scontro tra il sempre più solo presidente regionale, Nazario Pagano, e la fronda di ex di Alleanza nazionale, capeggiati dal deputato Fabrizio Di Stefano, che chiedono congressi regionali e un coordinatore abruzzese eletto alla vecchia maniera e non calato dall’alto come avvenuto, pure questo in pieno stile-Cav.

“Organizziamo pullman per Bologna e pagateli”, dice sostanzialmente Pagano. “Organizziamo ma solo per i nostri sodali, non potete ricordarvi di noi solo quando si devono cacciare i soldi” è la risposta di Di Stefano e dei consiglieri regionali Lorenzo Sospiri, Mauro Febbo ed Emilio Iampieri.

Un ennesimo episodio che non rasserenerà certo il clima incandescente che vede l’ex presidente del Consiglio regionale tra due fuochi: la base che lo contesta dal basso e il partito in ristrutturazione dall’alto, con minacce di commissariamento sia a livello regionale che con possibile nascita di distretti di più regioni unite.

“Carissimi amici – scrive Pagano nella sua missiva – nel corso dell’ultimo incontro alla presenza dei coordinatori regionali, il presidente Berlusconi ha annunciato di voler partecipare alla manifestazione voluta dalla Lega Nord per l’8 di novembre in piazza maggiore a Bologna”.

“Vado, il centrodestra deve essere unito. Anche perché Salvini fa queste fughe in avanti… È bene stargli accanto, non farlo fuggire”, ha infatti dichiarato l’ex premier più di qualche giorno fa.

La gita sotto le due torri, conferma Pagano, allo scopo di “fare in modo che la piazza non sia di esclusivo dominio dei leghisti”, di qui la preghiera di partecipare “personalmente, coinvolgendo amici e sostenitori e, come indicato dall’allegata lettera del responsabile organizzativo On. Fontana, contribuendo economicamente al costo del noleggio dei pullman che partiranno dalle quattro province abruzzesi”.

Responsabili dell’organizzazione, i quattro coordinatori provinciali Daniele D’Amario (Chieti), Antonella Di Nino (L’Aquila), Carlo Masci (Pescara) e Vincent Fanini (Teramo), proprio quelli rinnovati con un blitz di Pagano tra le polemiche.

E infatti Fanini e i suoi colleghi fanno girare tramite email lo stesso messaggio per cominciare a raggranellare adesioni e quattrini.

La replica dei distefaniani è cordiale, ma dura. Premettono di essersi “già attivati per partecipare alla manifestazione” e “favorire la presenza anche di militanti abruzzesi sia con mezzi propri che con autobus da noi messi a disposizione”.

Ma, rilevano, “non essendo noi stati mai convocati a un coordinamento regionale da 2 anni a questa parte, e per quanto riguarda la provincia di Chieti, essendo stati noi totalmente ignorati dal coordinatore regionale da te nominato, per le riunioni inerenti le prossime amministrative, che riguardano importati Comuni della provincia, riteniamo non opportuno mettere i mezzi da noi predisposti a disposizione dei coordinamenti provinciali”.

Uno strappo del quale viene messo a conoscenza, in copia, lo stesso Gregorio Fontana, parlamentare responsabile a livello nazionale delle adesioni del partito: “Riteniamo non corretto che questo coordinamento e il partito si ricordino di noi solo quando necessitano di contributi economici”.

“Restando a disposizione salutiamo caramente”, è il congedo al fiele.

Successivamente salta tutto, con un sms che fa il tam tam tra gli iscritti in cui si dice che “causa allerta sicurezza, la partecipazione di Berlusconi a Bologna è in forte dubbio. Su indicazione del presidente Nazario Pagano, sospendiamo/annulliamo la nostra adesione”.

Secondo gli ultimi aggiornamenti, Pagano e i suoi potrebbero andare comunque: se così fosse, comunque, sarebbe una comitiva ineludibilmente dimezzata dall’assenza degli ex An.