L’AQUILA – Tempo fino al 31 luglio per sciogliere il nodo dell’interpretazione della delibera Cipe sulla destinazione del 5% dei fondi per lo sviluppo che secondo il documento vanno prioritariamente al chimico-farmaceutico. Poi scatterà la protesta a Roma.
È l’ultimatum lanciato al governo dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che nel pomeriggio di ieri ha tenuto un’assemblea insieme a sindacati e lavoratori in mobilità in attesa di un posto alla Accord Phoenix, l’azienda inglese che dovrebbe insediarsi nel polo elettronico aquilano rilevando la ex Finmek.
Il sindaco ha ribadito che le risorse destinate alle attività produttive dovranno essere allargate anche alle nuove imprese che operano nel campo elettronico, non solo al farmaceutico. Una volontà in netta contrapposizione con quanto affermato ieri dal sottosegretario all’Istruzione con delega alla Ricerca, Gian Luca Galletti, in visita all’Aquila, che ha garantito un impegno del governo per destinare i 100 milioni a un consorzio di aziende ed enti scientifici.
Il primo cittadino ha chiesto anche che Invitalia approvi i progetti in maniera più celere: 90 giorni e non più 6 mesi.
La ‘correzione’ del decreto è arrivata dopo quanto accaduto giovedì scorso, quando il primo cittadino ha abbandonato il tavolo tecnico, a cui partecipava anche il ministro Carlo Trigilia, tutti responsabili secondo lui di aver bloccato lo stanziamento di 11 milioni per l’azienda inglese.
L’ultimatum lanciato da Cialente nasce dal doversi affrettare, poiché il via libera al decreto deve essere dato entro il mese di luglio.
Su Facebook, Cialente ha annunciato che il 18 luglio il piano industriale dell’azienda verrà presentato, nella sala del Consiglio comunale, a sindacati e lavoratori.
“All’Aquila si vive una situazione terribile, la gente non ha i soldi per mangiare”, ha sottolineato il sindaco per evidenziare la situazione di crisi che vive il capoluogo.
L’Accord Phoenix, specializzata nel recupero di Pc per estrarre e riutilizzare metalli, vorrebbe investire 50 milioni di euro, assumere circa 250 persone e riassorbire i 130 lavoratori in mobilità dell’ex polo elettronico.





