L’AQUILA – “Io e Piccone siamo storicamente di Forza Italia, gli altri invece ci sono arrivati dopo. Personaggi che neanche ci appartenevano a Fi oggi vengono folgorati sulla via di Damasco, ma questo partito l’ho fondato io in Abruzzo”.

Accoglie le novità con aplomb ma risponde con frecciate belle e buone il capogruppo del Popolo della libertà-Forza Italia in Consiglio regionale, Lanfranco Venturoni, parlando con AbruzzoWeb dello scisma in vista nel maxi schieramento di centrodestra.

Paragonato a San Paolo da Venturoni è Gianfranco Giuliante, assessore regionale e capo dei rivoltosi che, come anticipato da questo giornale, con Luca Ricciuti, Riccardo Chiavaroli e forse altri potrebbe dar vita a un gruppo doppione di Forza Italia che contraddistingua i “lealisti”, insomma i “falchi”, dalle “colombe”, e punti a ricevere il crisma dell’ufficialità una volta che si sarà tornati al vecchio nome anche in Parlamento a Roma.

A Venturoni si abbina anche il freddo distacco dell’ormai ex coordinatore regionale, Filippo Piccone, in accordo con il quale nell’ultima seduta a palazzo dell’Emiciclo ha varato il cambio nome in “Pdl-Fi”, cercando di mettere d’accordo tutti con l’aggiunta della sigletta, a quanto pare senza successo.

“A Giuliante non rispondo, dico solo che lavoro per l’obiettivo esattamente contrario al suo. Unire è il mio lavoro a Roma come sul territorio, perciò non raccolgo e non replico”, taglia corto Piccone.

Un’analisi più articolata la fa Venturoni che, comunque, almeno di facciata mantiene un certo scetticismo sull’iniziativa giuliantesca: “La presunzione che ci possa essere un frazionamento è abbastanza verosimile”, ha detto l’assessore, come dire in politichese che ci sarà di sicuro.

“Non c’è questa necessità in questa momento – ribatte Venturoni – e bisogna vedere che cosa succederà a livello nazionale”.

“Il presidente Gianni Chiodi – ricorda – ha parlato direttamente con Silvio Berlusconi e gli ha detto che non ci saranno problemi interni. Ha fatto presente che in Abruzzo siamo sempre stati tutti abbastanza uniti e non c’è alcuna intenzione di creare divisioni che non avrebbero significato”.

I “falchi”, però, la pensano molto diversamente. “Se domani ci sarà una reale spaccatura vedremo, ognuno è libero di fare quello che vuole ma a oggi non c’è alcun presupposto – insiste Venturoni – Non ne vedo l’utilità e non credo neanche che si farà la scissione a livello nazionale”.

Alla domanda reiterata su che cosa accadrà in caso di concretizzazione dello scenario per lui peggiore, il capogruppo ribadisce che “oggi come oggi il gruppo bis non c’è, se domani ci sarà, sarà comunque un riconoscimento del centrodestra e lavoreranno per la rielezione di Chiodi. Se si farà una lista diversa – tratteggia, pensando a maggio – e se si vuole giocare di fantasia lo si faccia pure, ma non è questo il momento”.

Giuliante, sempre lui, insiste ormai da settimane sull’esigenza di una “conta”. “Lo scenario è ancora nebuloso a livello nazionale, figuriamoci a livello locale! Non è utile vedere chi è più realista del re”, conclude Venturoni.