L’AQUILA – “I cittadini di questi territori hanno avuto due sfortune. La prima, quella di essere gestiti da personaggi arrivati qui dicendo ‘non faremo come a L’Aquila’, come una parola d’ordine, cioè fare esattamente il contrario, una disposizione governativa, una legge non scritta, portata avanti con assoluta determinazione, e i risultati si vedono. La seconda sfortuna, essere arrivati dopo un terremoto di quasi 10 anni fa e anche lì bisognava far vedere che tutto quello che era accaduto era diverso”.
Così Guido Bertolaso, ex capo dipartimento della Protezione civile ed ex commissario per l’emergenza terremoto dell’Aquila del 2009, oggi nel capoluogo d’Abruzzo per chiudere la campagna elettorale di Forza Italia.
“Qualcuno dovrà chiedere scusa a quelli che vivono qui, che sono stati abbandonati, al di là delle passerelle che sono state fatte. Non ci vuole una particolare esperienza in Protezione civile per capire qual è la situazione oggi. Sembra che il terremoto ci sia stato ieri, non venti mesi or sono. La realtà è drammatica”, conclude.
Contro di lui, tra gli altri, si è scagliato l’ex sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, oggi candidato col Partito democratico al collegio uninominale per il Senato L’Aquila-Teramo per le elezioni del 4 marzo.
“Sicuramente verrà a parlare del post terremoto della nostra città. Solo per fare storia completa, spero che parli ai miei concittadini della ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri del 4 maggio 2009, che egli firmò con Berlusconi e con il parere positivo di Gianni Chiodi. Quella che avrebbe ucciso L’Aquila, la prima terapia scelta, ridurci a 20 mila abitanti, con trasferimento di uffici statali regionali, Università e reparti specialistici ospedalieri in altre città ‘vicine’ con il trasferimento dei dipendenti in base prioritaria al danno riportato dalle abitazioni”, le sue parole.






