TERAMO – La Corte d’assise dell’Aquila ha condannato a 45 anni di carcere 5 nigeriani accusati di tratta e morte come conseguenza di altro reato, oltre che di riduzione in schiavitù e favoreggiamento della prostituzione.
Il caso di Lilian, la ragazza nigeriana morta nel 2011 all’ospedale di Pescara all’età di 23 anni, costretta a prostituirsi in Abruzzo, nella Val Vibrata, con un linfoma all’ultimo stadio sulla tristemente famosa Bonifica del Tronto, era finito sulle pagine di tutti i giornali nazionali.
La povera Lilian era stata tenuta segregata da tremendi aguzzini, talmente violenti da obbligarla a ‘fare il mestiere’ per tre anni in condizioni orribili.
La ragazza con quel lavoro avrebbe dovuto guadagnare 40 mila euro, somma da restituire agli aguzzini, gli stessi mostri che l’avevano picchiata a sangue, costretta ad abortire con un mix di alcol e veleni e sottoposta a riti voodoo, gli stessi mostri che la minacciavano di morte e facevano in modo che la paura raggiungesse anche i suoi genitori in Africa.
L’accusa punta il dito contro i cinque nigeriani che le hanno anche impedito di curarsi.
I volontari dell’associazione “On The Road”, parte civile nel processo, sono stati gli unici a cercare di fare qualcosa per aiutare quella ragazza morente.
“Non ha avuto giustizia da vita – scrive il pm David Mancini, magistrato della Procura antimafia dell’Aquila, come riportato dal quotidiano Il Centro – l’ha avuta da morta”.
Queste le condanne: Victoria Ofiebe, 15 anni e 6 mesi, per l’accusa è lei che l’avrebbe ospitata; Evans Aimerohe, 12 anni, Rose Mary Damisah, 9 anni. Quattro anni a testa a Edith Aiyuduebie e Evans Aiwekhoe.
Assoluzione per il tassista Gino Schiavoni, il teramano del gruppo, che era stato accusato di favoreggiamento per aver portato alcune ragazze sulla Bonifica.
Ricorso in appello, in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza, per il collegio difensivo composto dagli avvocati Felice Franchi, Maria Chiaria Bianchi, Francesco Silvestri, Odette Frattarelli e Umberto Gramenzi.






